il tribunale di Tolmezzo

Io non li sopporto più: questo governo non è democraticamente eletto, rappresenta una parte molto piccola del paese e un’ideologia mondialmente dominante ma inadatta alla nostra realtà, e fa come se non dovesse rendere conto a nessuno, perché in un certo senso è così. Non riesco a seguire tutte le vicende, sono troppe e troppo complesse, ma quella che ho seguito ultimamente è abbastanza emblematica: la chiusura del tribunale di Tolmezzo. Il governo e i giornali la presentano come parte di una riforma di cui viene strombazzato che porterà a un risparmio economico di qualche decina di milioni di euro. Non posso parlare per tutti i tribunali di cui è annunciata la soppressione, alcuni dei quali si trovano in zone in realtà molto delicate, ma nel caso del tribunale di Tolmezzo le spese anziché diminuire aumenteranno per istituzioni e cittadini, e un’enorme porzione del territorio italiano, tra l’altro vicina a ben due confini (e infatti per difendere il tribunale si sono mossi anche gli austriaci) e sede di un carcere di massima sicurezza in cui sono presenti mafiosi in regime di 41bis, si troverà senza tribunale. Bravi! Tanto a voi a Roma cosa importa?
La gente dovrà andare più lontano per avere accesso a un tribunale, si troverà di fronte una struttura grossa, meno elastica e veloce nella risposta alle richieste, e si sentirà ancor più abbandonata. E bisognerà pagare per gli uffici a Udine, che costano più che a Tolmezzo (la cui nuova sede, tra l’altro, si sta finendo adesso, a proposito di sprechi). Poliziotti e magistrati dovranno perdere tempo a fare su e giù e percorrere più strada. Le imprese avranno ancora meno servizi e saranno ancora meno incentivate a restare in Carnia e quindi in Italia, visto che l’Austria è a un passo. Ma questo il governo davvero non lo capisce.
Come a Roma non possono capire perché mai la Bassa friulana non voglia essere accorpata al tribunale di Gorizia anziché a quello di Udine, di cui ha al momento una sezione distaccata. Che differenza ci sarà tra l’una e l’altra? Non ragionano sul fatto che la bassa appartiene culturalmente, geograficamente e istituzionalmente alla provincia di Udine, che è quella a cui gli avvocati, gli imprenditori, i politici, e la gente stessa, fanno riferimento.
Domani (sabato) mattina ad Ator Ator dalle 9.40 andranno in onda delle interviste a persone che si sono oppose alla proposta di riforma, che spiegheranno le loro ragioni.

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8 risposte a “il tribunale di Tolmezzo

  1. Questo governo è una fonte continua di delusioni. E non parlo delle dichiarazioni della Fornero o di Passera, che dimostrano tutta l’ignoranza costituzionale e l’incapacità organizzativa dei medesimi, bensì proprio dell’azione politica che lo contraddistingue.

    Era – o, meglio, doveva essere – il governo dei professori, quello dei tecnici, delle elevate competenze: utilizzare l’autorevolezza del premier in Europa e la (presunta) competenza di ciascun ministro per dare l’avvio ad una fase di rinnovamento/riorganizzazione del paese; invece si continua a lavorare con l’accetta, effettuando tagli lineari che non tengono conto di nulla, se si eccettuano i bilanci disastrati delle singole istituzioni da cancellare.

    La soppressione di un numero rilevante di tribunali (37 tribunali minori, 220 sezioni distaccate) è molto esemplificativa: io sono quasi totalmente ignorante quanto ad organizzazione territoriale dell’apparato giudiziario, però era da quando ero fanciullo che sentivo la buonanima di mio padre (avvocato) lagnarsi della definizione dei circondari (i territori di competenza di ciascun tribunale), che in alcuni casi risalgono addirittura al decreto Rattazzi (1859… parliamo del Regno di Sardegna!, quando la distanza tra un tribunale e l’altro si misurava in giorni di carrozza).
    Sicuramente è necessaria una riorganizzazione (su ciò concordiamo tutti, dato che il mondo è cambiato e per spostarsi tra una sede e l’altra non sono più necessari giorni di viaggio); allora uno si domanda: chissà quale complesso modello matematico metteranno su i nostri professori, per tenere conto di un numero significativo di variabili correlate (numero di abitanti, densità di popolazione, rapporto giudici/cittadino, densità criminale, numero di sentenze emesse, tempo medio di durata dei processi, costo medio del personale tecnico impiegato, costo medio di un processo, etc. etc.). Alla luce del modello matematico che in questo modo definirebbe il «network dei tribunali», probabilmente gli insigni professori andranno poi ad analizzare caso per caso ciascuna realtà locale, cercando di prevedere come reagisce la rete dei tribunali italiani quando se ne fa scomparire uno, per discriminare in tal modo laddove *sia possibile* tagliare ed economizzare.

    Invece, come è possibile intuire leggendo questa audizione della camera, da semplici basi statistiche:

    1. si definisce un ‘tribunale campione’ per dimensioni geografiche, bacino d’utenza, numero di magistrati afferenti e produttività media d’un magistrato;
    2. si asserisce che le sezioni distaccate dei tribunali sono in via generica tutte sopprimibili in quanto “…a norma dell’articolo 48 dell’ordinamento giudiziario, la sezione distaccata è già autonomamente disarticolabile per iniziativa del presidente del tribunale”, per cui il presidente del tribunale centrale può avocare a sè tutte le pratiche delle sezioni distaccate, come è già capitato a Milano;
    3. si stabilisce (in via empirica! sic) la “…«regola del tre»; vi sono, cioè, tribunali non provinciali, quindi astrattamente sopprimibili, che, però, diventano insopprimibili: non si sa quali siano, ma si sa che in ogni corte d’appello bisogna mantenere almeno tre tribunali.”

    Uao! Questa è davvero la quadratura del cerchio! E’ così che fa un professore!

    Pertanto, coi tre assiomi in una mano e i bilanci degli enti locali nell’altra, si procede alla potatura. Allora mi domando quale sia la differenza con i «tagli lineari di Tremonti»… ma del resto – dimenticavo – è anch’egli un prof, avrà studiato nelle stesse scuole.

    Se questo è il metodo, allora mi spiego anche l’annuncio della soppressione dell’INRIM (che bello! così saremo l’unico paese in Europa che non ha un proprio istituto per le misure fisiche campioni! E io adesso con chi c*#@o li sincronizzo i miei server in rete?), così come quello della Stazione Zoologica Anton Dohrn, nella cui biblioteca Watson, durante uno stage, ebbe l’idea della struttura a doppia elica del DNA, interpretando una diapositiva di Wilkins. Fesserie.

    Il problema è che la doppia elica del DNA non attiene al fiscal compact, e quindi è inutile…

    Ma non doveva essere il governo dei professori?

  2. ironicamente dico che i tribunali si possono chiudere, a differenza delle province od altri enti dove ci sono cariche politiche e consigli di amministrazione dove piazzare gli amici….

  3. gaiabaracetti

    In realtà però il personale rimarrà… non mi è ancora ben chiaro dove dovrebbe essere il risparmio.

  4. gaiabaracetti

    Io ribadisco: perché non si taglia la TAV?? Venti miliardi di risparmio immediato, senza calcoli complicati e assurdi. Non era più o meno la cifra che si cercava di risparmiare? Per non parlare dei costi giornalieri della repressione. Naturalmente si potrebbero tagliare gli stipendi dei parlamentari, sul serio, ma poi non glielo votano. Per non parlare delle spese militari, a parte una riduzione del personale non c’è nulla.
    Al di là di questo, io ho trovato molto avvilente l’entusiasmo iniziale per il governo Monti: ancora una volta gli italiani erano in attesa di un salvatore, sconsolati ammettevano di sperare che ci tirasse fuori dal pasticcio e di non essere in grado di governarsi da soli. Io non sono delusa da Monti, perché non mi aspettavo niente. Io mi aspetto che il popolo cambi, non mi basta sapere che ai microfoni dei telegiornali, a promettere salvezza, invece che uno c’è l’altro.

  5. Anche io non mi aspettavo nulla da questo governo, e ne sono stato contrario fin dall’inizio, perché a mio avviso è espressione unica ed autoritaria di alcuni potentati politico/economici.
    La delusione nasce dal fatto che, rispetto al precedente governo, fatto dai Brunetta e dai Sacconi, ci si diceva: impossibile fare uguale o peggio!
    E invece la musica è sempre la stessa, con l’aggravante della non-elezione, e la sicumera del tecnicismo.
    La cosa più tragica è che l’azione di governo non è bilanciata da alcuna opposizione degna di questo nome. Anche nella società (in)civile, tutti muti schiacciati dalla paura della crisi e di essere la prossima categoria colpita. Mentre i soliti noti continuano a fare affari…

    Per me l’unica differenza col governo precedente è nella vita sessuale del presidente del consiglio e nell’assenza di barzellette di dubbio gusto.

  6. gaiabaracetti

    Completamente d’accordo.
    Mi consolo con una ‘buona’ notizia (e il fatto che una notizia del genere sia definita buona la dice molto lunga): la sentenza Diaz (commento). Ovviamente, solo il Manifesto continua a darvi peso.
    Invece, ecco qui una lista dei tagli agli enti pubblici di ricerca: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/07/spending-review-tutti-i-tagli-agli-enti-pubblici-gestiti-dal-miur/287074/

  7. Per la sola creazione delle false prove (molotov e armi da taglio) prima portate all’interno della Diaz e successivamente fatte scomparire, avrebbero meritato tutti – con pene maggiori per i responsabili del massacro – delle pene esemplari.
    E invece la giustizia arriva lentissima e col contagocce, riducendosi così a quasi inutile premio di consolazione per le vittime e i loro familiari.
    In tutta la vicenda, al di là della perdita di fiducia nelle forze dell’ordine, forse l’unica nota istituzionale positiva è rappresentata dalla tenacia di qualche magistrato: e qui ritorniamo al tema del tuo post, la soppressione dei tribunali.
    Depotenziando giustizia&cultura, si favorisce la diseducazione del cittadino… ma tanto a loro servono solo consumatori, pronti a seguire i “consigli dalla regia” o i proclami roboanti del pifferaio magico di turno.
    La cosa che più mi fa incavolare è che certe considerazioni le leggo solo sul tuo blog o sul Manifesto; tutto il resto è un blob di titoli urlati senza nessuna riflessione critica sulla notizia.
    Dove sono finite le persone che si pongono interrogativi?

  8. gaiabaracetti

    Questo è un giornalista che alla Diaz c’era e che ha continuato a parlarne (ho letto che il personaggio di Elio Germano nel film Diaz fosse basato su di lui). Collabora con Altreconomia, un buon giornale, critico e indipendente.
    http://lorenzoguadagnucci.wordpress.com/
    Tra l’altro dando un’occhiata al suo blog ho trovato queste immagini di un allevamento di maiali: http://lorenzoguadagnucci.wordpress.com/2012/07/02/allevamenti-e-mattatoi-ecco-quello-che-si-vuole-nascondere-ai-cittadini/
    Confesso che non sono riuscita a guardarle tutte. Metto il link perché se ne è parlato in un post precedente, e per quanto io non sia contraria al consumo di carne di per sé, cerco di prenderla da fonti sicure come agriturismi, che non hanno allevamenti intensivi, e non la compro mai al supermercato, perché non mi fido.
    E a proposito di informazione, noto che mentre la Carnia perde il suo tribunale il sito del Messaggero Veneto non fa altro che titolare su Ligabue. Basta!

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