nonvipaghiamo

Stamattina alle otto, in Chiavris, osservavo il fiume di automobili che scorreva ininterrottamente per la città. Quasi tutte, e sottolineo quasi tutte, portavano una persona sola. E non erano catorci, ma macchine nuove e lucide, alcune anche di lusso. Ma non c’era la crisi? Non stavamo diventando poveri e disperati?

Ieri mi è stato segnalato il blog di questo nuovo Comitato Romano per le Autoriduzioninonvipaghiamo.noblogs.org. Il loro obiettivo è l’Atac, l’azienda dei trasporti pubblici romana, che a causa di tagli e sopratutto malagestione di vario tipo ha peggiorato il proprio servizio e aumentato i costi dei biglietti fino a portare la gente all’esasperazione (del mio ultimo viaggio in autobus a Roma dico solo che sono dovuta scendere prima perché non ce la facevo più, perché sentivo i troppi corpi pigiati contro di me e avevo la sensazione che qualcuno se ne stesse approfittando, e mi veniva da piangere, giuro). La pagina ‘chi siamo’ del comitato spiega: “Riteniamo che il diritto alla mobilità sia un diritto fondamentale per le società contemporanee. Il servizio scadente e i costi imposti sono cause di emarginazione sociale, nei territori metropolitani come nelle province. Per questo pensiamo che nel momento in cui alzano le tariffe e peggiorano i servizi sia giusto e necessario non pagare più e proporre un altro modello possibile, che non pensi a costruire opere avveniristiche per i ricchi quali il Tav, ma che garantisca il diritto alla mobilità a tutti e a tutte.” Io sottoscrivo. Sottoscrivo non solo le intenzioni, ma anche il metodo scelto. Naturalmente, perché un’iniziativa del genere abbia successo dev’essere collettiva, organizzata e alla luce del sole. Confrontate questo ‘non vi paghiamo’ con quello degli evasori che borbottano che le tasse sono troppe e loro non vogliono pagarle per arricchire i politici, ma non lo dicono pubblicamente, non passano all’azione, piuttosto quietamente evadono lasciando che siano gli altri polli a pagare i servizi di cui poi usufruiranno anche loro. Qui invece si tratta di un’iniziativa dichiarata e al servizio di tutti. Ci si rifà a esperienze simili europee, e se è vero, come si legge nel blog, che ci sono delle città francesi in cui il trasporto pubblico è davvero gratis per tutti, e che i biglietti comunque coprono solo il 30% del servizio (anche per Udine avevo sentito una cifra simile dalla Saf stessa, ma non ho fonti se non la mia memoria), mi sembra che la direzione in cui andare potrebbe essere questa. Tanto più che effettivamente anche controllare i biglietti ha un costo. Perché sia gratuito, il servizio di trasporto pubblico dev’essere per tutti, e in Friuli Venezia Giulia questo significa capillare, frequente, integrato e in qualche forma coprente tutte le fasce orarie, altrimenti il rischio è che chi non ne può usufruire rimanga ancora più escluso e sia ugualmente costretto a finanziarlo. Ora è un po’ così: l’offerta di bus e treni è troppo saltuaria per convenire se non a chi ha molto tempo libero o non può guidare, e quindi il prezzo è eccessivo non di per sè, ma perché il servizio non è in grado di sostituire integralmente l’auto privata.

Non propongo un nonvipaghiamo anche per la nostra regione, qui ora come ora non funzionerebbe perché la gente non ha così tante palle e così tanto bisogno, però sicuramente propongo di smetterla di sovvenzionare la mobilità privata (autostrade, parcheggi, benzina agevolata, incentivi all’acquisto di un auto, tutto con soldi pubblici) e investire di più su quella pubblica, nelle sue varie forme. Ma perché questo accada ci vuole un altro governo regionale, poco ma sicuro.

Annunci

30 risposte a “nonvipaghiamo

  1. A mio avviso queste campagne di disobbedienza civile sono sbagliate. Non pagando il biglietto si affossa economicamente la società erogatrice del trasporto pubblico, che alla fine si estingue. Se l’obiettivo è quello di migliorare il trasporto pubblico, l’ultima cosa da fare è quella di non pagare. Non si corregge un bambino che mangia male o spreca il cibo tenendolo a digiuno: alla fine il bambino muore e tutti i sacrifici fatti sono vanificati.

    Fino a quando in Italia la classe dirigente (e quella politica) non cominceranno a pagare per i propri errori, non cambierà mai nulla. Se un’azienda pubblica o a gestione governativa è in dissesto, un responsabile ci sarà pure, no? Perchè allora non lo si persegue o quanto meno lo si rimuove? Questo è quanto accade nei paesi «normali»…

  2. gaiabaracetti

    Ciao Michele,
    in realtà io, dopo averci riflettuto, e sulla base delle informazioni che ho, penso che in questo caso la campagna sia giusta. Come ho detto non la proporrei in un caso come quello friulano, dove i problemi sono altri e la politica un po’ meno corrotta.
    Il non pagare il biglietto non ha il potere di affossare economicamente la società, perché i biglietti coprono solo una parte minoritaria del servizio. Semmai un’iniziativa del genere porta attenzione mediatica e popolare al problema, e crea disordini e quindi un punto di rottura, in cui la politica è costretta a fare qualcosa. A quanto so, finora, l’Atac stava comunque morendo lentamente, e il ricatto del fallimento totale teneva buoni lavoratori e utenti, ma non si vedevano miglioramenti.
    Come ho già scritto, non ci sono paesi normali. L’Italia è particolarmente disastrata, ma il fatto che ci siano campagne di disobbedienza civile, rivolte, occupazioni, anche negli altri paesi occidentali, significa che anche là non sempre i canali legali o democratici funzionano. Inoltre, la capacità di mobilitarsi senza attendere soluzioni calate da altre istituzioni è un esercizio democratico, che tiene svegli i cittadini.
    La giustizia va avanti, ma è lenta, e Alemanno ben che vada pagherà alle prossime elezioni, non prima. Intanto, che si fa? Lo si costringe a prendere decisioni sotto la minaccia dello sputtano per l’incapacità di gestire un servizio, e dell’attenzione mediatica che questa cosa riceverà. Se raggiunge una massa critica in fretta, altrimenti potrebbe fallire.
    Bisogna smetterla di pensare che le battaglie si vincano solo per canali legali e per bene. Certo, quelli sono i primi da tentare, ma ci sono situazioni in cui non bastano. E anche quando la soluzione finale fosse politica, una dimostrazione di forza può spingere la politica ad agire meglio e prima.

  3. gaiabaracetti

    Ho scoperto un’altra campagna di boicottaggio, questa presumo del tutto legale. Sto per iniziare ad esplorare il sito, intanto te/ve la segnalo: http://www.nonconimieisoldi.org/

  4. noi non la chiamiamo disobbedienza ma autoriduzione, riappropriazione. il concetto è semplice: ci sono delle cose che appartengono a tutti, e se ci vengono tolte noi ce le riprendiamo. il diritto alla mobilità, a meno che non si voglia fare revisionismo su qualsiasi cosa, è un diritto e in quanto tale dev’essere garantito. il motivo per cui è l’ente pubblico, la municipalizzata, a erogarlo è perchè il privato per sua natura ricerca il profitto. la clinica privata può fornire un serivizio migliore dell’ospedale pubblico (solo perché non ci sono i soldi o perchè i soldi vengono gestiti male), ma chiede molti soldi e quindi non offre la possibilità a tutti di usufruire dei suoi servizi, ma ai soli ricchi che se lo possono permettere. l’atac è-per poco ancora-a maggioranza pubblica; è gestita da 100 dirigenti che guadagnano fino a 600.000euro all’anno; funziona malissimo ed emargina chi vive in periferia o chi non vuole usare la macchina. ora hanno aumentato i prezzi e tagliato i servizi: cosa c’è di strano a capire che il biglietto NON si deve pagare? a volte penso che finché la gente non apre gli occhi e inizia a pensare sul serio, non andremo mai avanti. il serivizio di trasporto pubblico gratuito non è un’utopia. in due cittadine francesi la gente ha scelto così, e funziona. solo per fare un esempio… dovremmo ricominciare ad allenare il senso critico e pensare non nel modo in cui ci insegnano e ci vogliono far pensare, ma in uno due cento altri modi. chi l’ha detto che se non pago un servizio allora il servizio non può funzionare? non viene già finanziato coi soldi pubblici e con le tasse? quanto costa pagare i controllori, quanto costano le macchinette che erogano biglietti, quanto costano i tornelli? quanto costa stampare i biglietti, ecc ecc? lo stesso discorso vale per l’istruzione. siamo arrivati ad un’università pubblica che costa fino a 3000 euro all’anno-se non di più-e non ci rendiamo conto che è assurdo! in grecia l’università era e continua ad essere totalmente gratuita! in francia la sorbone costa una cinquantina di euro all’anno! se vi interessa comunque nel sito postato da gaia ci sono link a movimenti esteri che fanno campagne simili alla nostra.. perchè evidentemente non abbiamo solo noi certi problemi!

  5. gaiabaracetti

    Io non credo molto nelle rivendicazioni basate sul ‘diritto’ a qualcosa, perché danno per scontate cose che non lo sono. Piuttosto pensiamo a quali sono le conseguenze di un sistema di trasporto pubblico carente, e quindi della dipendenza dal trasporto privato: inquinamento, traffico, consumo del suolo, impoverimento delle famiglie, esclusione sociale e lavorativa di chi non ha un’auto, stress, abbruttimento delle città… quale società potrebbe desiderare queste cose?

  6. io sono per il predominio dei ciclisti.
    Sono stata una volta a Stoccolma e due settimane in Olanda e ho visto come va in giro lì la gente: ben equipaggiata e ben coperta d’inverno, attacca alla bici dei carrellini dove stanno un sacco di cose (e anche i bambini)..
    se i ciclisti crescono, le auto calano, un po’ perchè costano di più, un po’ perchè non c’è spazio per auto e ciclisti nelle strette strade italiane..
    Ci sono le mantelle e le galosce per ripararsi, c’è la bici elettrica per chi non ce la fa a pedalare..
    Certo, questo va bene per chi non deve fare tanti km per andare al lavoro o a fare la spesa, che ha più strada da fare e ha una certa età dovrebbe potersi spostare su mezzi pubblici di vario tipo: non ci sono abbastanza autobus per tutti? Si affittano pulmini; chi paga? il comune non ha soldi? tagli gli stipendi esagerati e gli sprechi ma lo faccia presto, non lo prometta e basta per vincere le prossime elezioni!
    Maria Antonietta, alla domanda: Maestà, il popolo non ha il pane..rispose: che mangi le brioches! Anche ora c’è chi ha il pane e le brioches e può scegliere e chi non ha neanche il pane..che ci sia una nuova rivoluzione in arrivo? Purtroppo i nostri politici non se ne rendono conto, c’è un mio collega che pure ha votato UDC quindi si capisce l’orientamento e dice: vivono fuori dal mondo..ma è così difficile per i politici e gli amministratori venire veramente incontro ai cittadini

  7. gaiabaracetti

    Invece io, pur essendo una ciclista convinta, penso che l’incapacità dei ciclisti di capire le esigenze dei non ciclisti sia uno dei principali ostacoli allo sviluppo della mobilità sostenibile. Piuttosto, proponiamo la possiblità di caricare bici su treni e autobus, ma non facciamo finta, per piacere, che non servano treni e autobus!!!
    Mi spiego: non tutti, anche tra i giovani, possono usare la bici. Chi non capisce questo mi fa davvero arrabbiare. Basta un banale problema di salute, un acciacco o una condizione permanente alle gambe, o ai genitali, per non parlare di disabilità serie, per non poter pedalare. Se le distanze sono troppo lunghe, è difficile usare la bici, idem con saliscendi faticosi non alla portata di tutti. C’è chi non può arrivare sudato al lavoro, e non ha tempo di cambiarsi, chi la bici l’aveva e gliel’hanno rubata e non ha soldi per un’altra, chi l’ha lasciata dal meccanico, chi ha due figli piccoli e non ci stanno tutti e due nei seggiolini, chi deve trasportare cose voluminose… e così via.
    E basta con questa storia che bisogna usare la bici anche quando piove!!! Mantelle e galosce di sicuro non impediscono del tutto di bagnarsi e non proteggono borse di tela o altri oggetti che si può avere la necessità di trasportare, inoltre la strada bagnata è pericolosa perché scivolosa e i mantelli occludono la visione laterale.
    Infine, certe volte c’è così tanto freddo e vento che usare la bici è davvero eroico, e non siamo un paese di eroi.
    Gli unici a non capire queste cose sono i ciclisti fanatici, o quelli che hanno un’auto su cui ripiegare. Quelli che impediscono che ci sia una vera alternativa all’automobile, perché tanto loro, mal che vada, una ce l’hanno.

  8. gaia secondo me sei troppo aggressiva, peggio di me 🙂 la mamma ha ragione, agli italiani pesa il culo per definizione (nella mia palestra ci sono atleti che fanno gare a livelli agonistici che per fare 500 m lo giuro prendono la macchina) è ovvio che non bastano le biciclette, infatti lei l’ha detto. ma se le città fossero predisposte al traffico in bici, se ci fosse la possibilità di caricarsi le bici sui mezzi non avremmo i problemi che abbiamo, sia di smog sia di mortalità sia di soldi.
    mezzi pubblici e bici sono complementari.

  9. gaiabaracetti

    Sulla pigrizia sono d’accordo, e sulla complementarietà pure, in effetti anche sull’aggressività, il mio sfogo però non era contro di lei ma più in generale, perché sono anni che cerco di fare qualcosa sul tema della mobilità e quando si tratta di ciclabili ci sono tante persone a impegnarsi, quando invece parlo di trasporti pubblici, nessuno è interessato e tutti, sia politici che attivisti, rimandano a qualcun altro o a una soluzione futura e non di loro competenza. Questo è un grosso problema. Il risultato è che chi viene da Tavagnacco o da Povoletto o da Mortegliano prende la macchina e non l’autobus perché non c’è o c’è ogni morte di papa. Abbiamo un bel dirgli che in Olanda vanno tutti in bici! Il nostro territorio è diverso, frammentato, moltissimi si spostano per lavoro, questo si può cambiare fino ad un certo punto, ma bisogna anche offrire servizi a chi viene dai paesi, cioè due terzi degli abitanti della regione! (tra Pordenone, Udine, Gorizia e Trieste non si arriva a quattrocento mila abitanti) Guarda gli studenti delle superiori che ogni giorno le corriere scaricano a migliaia in città: neanche volendo potrebbero andare in bici.
    Il fatto è che veramente la sola bicicletta non basta, e sentirmi sempre dire che la bici si può e deve usare sempre e comunque mi frustra.

  10. gaiabaracetti

    p.s. io sarei curiosa di sapere la gente che motivi ha per votare udc. è una specie di mistero.

  11. a parte l’inutilità di Casini, Tabucchi non è male..
    Io ho scritto che i mezzi pubblici, se non ci sono o non bastano, bisogna predisporli in fretta, usando ad es. pulmini, che costano meno degli autobus e possono portare la gente in giro in modo capillare.

  12. gaiabaracetti

    Alcuni degli autobus sono sovradimensionati, è vero. Però penso che mettere autobus più piccoli non risolva di molto il problema dei costi: rimangono autisti e benzina. Piuttosto bisognerebbe togliere fondi al sostegno della mobilità privata, e destinarli a quella pubblica. Non dimentichiamo poi i treni, che versano in uno stato pietoso. Vedremo come funzionerà il nuovo servizio in collaborazione con l’Austria, il Micotra.

  13. Buongiorno a tutti… scusate l’assenza ma il fine settimana è stato molto impegnativo.

    @ Prisca: anche io sono per lo stato sociale, e difatti le mie «nazioni di riferimento» sono quelle in cui i cittadini hanno sì un significativo carico fiscale, ma come corrispettivo beneficiano gratuitamente di tutta una serie di servizi che determinano una buona realizzazione della democraticità del paese (i diritti e la democrazia non sono teorici, ma vengono esercitati/applicati nella vita di ogni giorno). Questo però presuppone parecchie cosette; tra le più importanti: 1) che i cittadini abbiano uno spiccato senso di identificazione ed appartenenza nello stato; 2) che tutti paghino le tasse, ciascuno in base alle proprie necessità; 3) che tutti considerino i servizi pubblici come un bene comune da tutelare e incentivare; 4) che sia condivisa da tutti la cultura della legalità.
    Non so se da voi lassù nell’alto nord-est tutto ciò accada, ma qui da noi nel profondo sud, se non per pochissime eccezioni, non realizziamo alcuno dei 4 punti. E credo lo stesso avvenga grosso modo in tutto il territorio nazionale. Allora mi domando: come si possono pretendere tutta una serie di servizi pubblici quando alla stragrande maggioranza dei cittadini non interessa nulla della loro gestione, quando sono soltanto «i soliti noti» a pagare le tasse, quando le poche migliorie apportate ai servizi vengono spesso distrutte da atti di vandalismo, quando il motto comune è: «Il servizio fa schifo, allora io non pago?»
    E poi cosa significa: «…ci sono delle cose che appartengono a tutti, e se ci vengono tolte noi ce le riprendiamo» ?. Un’affermazione del genere avrebbe senso solo se i cittadini fossero in grado di autofinanziarsi e mettere su una propria azienda di trasporti, con tanto di formazione del personale tecnico e manutenzione mezzi, il tutto in autogestione…. sinceramente mi sembra un po’ troppo: non è più facile pagare le tasse e fare funzionare i servizi come avviene negli altri paesi?
    Secondo queste rivendicazioni, io qui al sud non dovrei pagare assolutamente alcunchè, perché funziona tutto parecchio sotto la media; il malgoverno e la cattiva efficienza dei servizi pubblici, però, sono la scusa n. 1 degli interlocutori “evasori fiscali” che cerco (invano) di redimere quando mi si parano davanti.
    A mio avviso, queste campagne di “autoriduzione” non aiutano tanto nella risoluzione del problema, ma vengono incontro a chi ha bisogno di un’autogiustificazione morale per non pagare qualche tassa o tributo. Se infatti, come sostiene Gaia, «…Il non pagare il biglietto non ha il potere di affossare economicamente la società, perché i biglietti coprono solo una parte minoritaria del servizio…», allora perché non pagarlo? Io credo che se si vuole rivendicare la legalità e l’efficienza nella gestione della cosa pubblica, la prima cosa da fare è comportarsi in nel modo più corretto possibile, per poi avere il diritto di levare il dito contro coloro i quali non agiscono conformemente alle leggi, persistendo in comportamenti che causano danno alla collettività.

    @ Gaia: forse le biciclette non saranno la panacea per tutti i mali della mobilità, però aiutano… Un po’ più di spazio/incentivi ai ciclisti io lo lascerei, anche perché male non possono fare. Sono d’accordo con te, assolutamente, quando sottolinei che il trasporto su bici non copre (e soprattutto non può) coprire tutto.

  14. gaiabaracetti

    Come dicevo, secondo me una campagna di non-pagamento deve essere di breve durata, mirata (un servizio alla volta) e molto pubblica – come uno sciopero. Sospendere i treni per delle rivendicazioni crea enormi disagi, e invece ormai con Trenitalia sembra essere diventata la prassi. Preferirei meno scioperi le cui ragioni siano chiare e pubblicizzate – idem per gli scioperi dell’utenza. Altrimenti non si capisce niente e non si ottiene niente. E piuttosto si facciano ad oltranza, ma con delle richieste, piuttosto che sporadicamente, senza che si risolva mai nulla.
    Riguardo al senso di non pagare il biglietto, non credo sia per affossare l’azienda ma per portare la situazione a un punto di rottura in cui la politica deve fare qualcosa. È anche una dimostrazione di forza, simile a quella dei valsusini quando hanno aperto i caselli delle autostrade e fatto passare gli automobilisti dicendo ‘oggi paga monti’ – mutatis mutandis.
    Le biciclette aiutano di sicuro, mi sta venendo il dubbio di essermi espressa proprio male perché credo che tutti abbiano frainteso. Volevo solo dire che non ci si può concentrare esclusivamente sulle biciclette, come fanno quasi tutti gli ambientalisti qui, e che a farlo sono quelli che comunque il piano B dell’auto ce l’hanno – per il resto, io sono una ciclista che più ciclista non si può, e filo-bici ad oltranza visto che oltre alle mie gambe ho solo quella.

  15. Non so, Gaia, sono confuso… qui da noi abbiamo una rete di trasporto pubblico locale che fino a qualche anno fa trasportava circa 40 milioni di passeggeri l’anno (la seconda in Italia), e adesso versa in condizioni disastrose (sono attivi solo 45 elettrotreni su 150). Su alcune linee passa solo un treno all’ora, su altri tratti periferici le corse sono state completamente soppresse e sostituite da autobus. Ti lascio immaginare le condizioni in cui si viaggia… hai presente quei treni che attraversano gli slums di Bombey? Quelli con i passeggeri anche sul tetto?
    Il problema, come per l’Atac, è sorto dalla pessima gestione condotta negli ultimi anni: non so davvero come ci siano riusciti, ma adesso la società è esposta per ben 500 milioni di euro (!) con gli istituti di credito, per cui i fondi che sono erogati dalla regione servono a malapena per appianare gli interessi sul debito. Manca il materiale rotabile, e per mandare avanti gli elettrotreni superstiti, gli operai addetti alla manutenzione cannibalizzano gli elettrotreni non più funzionanti sottraendo loro le parti utili necessarie al normale funzionamento dei convogli che ancora prestano servizio (leggi il primo commento per farti un’idea).
    Il mese scorso in alcuni comuni c’è stata una mezza rivolta, perché alcuni genitori hanno visto i propri figli partire per Napoli per andare a scuola, ma non ritornare più a casa a causa dell’ennesima improvvisa soppressione delle corse.
    Qui cerchiamo veramente di raschiare il fondo del barile perché ogni euro è utile a far funzionare qualcosa; se scegliessimo per protesta di non pagare i biglietti (io peraltro non potrei neppure farlo perché a suo tempo feci l’abbonamento annuale) la protesta ci si ritorcerebbe contro, perché i mancati introiti dell’azienda significherebbero un’ulteriore riduzione degli elettrotreni attivi e dunque delle corse.
    Più che non pagare il biglietto, forse bisognerebbe riunirsi in piazza armati di forconi, falci e mazze chiodate per andare a fra visita ai dirigenti aziendali e regionali responsabili di questo sfacelo: però so bene che così facendo la questione sarebbe ridotta all’oramai abusato «problema di ordine pubblico», con noi dipinti quali anarchici informali (o black blocks, a seconda della testata) di turno, mentre i dirigenti passerebbero come le povere vittime sacrificali della violenza illogica e bestiale perpretata dal popolo bifolco.
    Sinceramente ne ho piene le scatole di passare anche questa volta per facinoroso violento, per poi non risolvere nulla: o si fa come è stato fatto nel sud del mondo (primavera araba: azzeramento coatto totale della classe dirigente e di quella politica), oppure si procede come fanno nel nord del mondo (rinnovamento della classe politica mediante vere elezioni e rinnovamento della classe dirigente utilizzando *serie* valutazioni delle performances). Non possiamo continuare a non prendere nè una strada, nè l’altra, giocando a fare ora i rivoluzionari-ma-non-troppo, ora i repubblicani-irriducibili-ma-non-troppo.

  16. Quello della strategia è un bel problema, l’unica cosa che posso dire è che ci si sveglia sempre troppo tardi… almeno così pare a me. Alle prime avvisaglie per un motivo o per l’altro tutti se ne fregano, non si informano, pensano che le cose non andranno poi così male, lasciano agire solo i pochi attenti o radicali, e poi ci si trova a dover far qualcosa a disastro avanzato, e tutti incazzati neri e poveri cittadini vittime di un potere cieco. Ma questo potere chi l’ha messo su??
    L’altro giorno, e non solo l’altro giorno, mi sono arrabbiata molto con un mio diciamo parente che parlava con entusiasmo di Grillo e dei suoi: ‘a me basta che li mandi via tutti! poi si vedrà!’
    (ovviamente ‘li’ complemento oggetto sono i politici di adesso)
    A questa persona, come alle tante che voteranno in massa un voto di protesta, come ciclicamente accade, vorrei dire: ma tu dov’eri quando ‘loro’ hanno rapinato la cosa pubblica, hanno distrutto servizi che funzionavano, hanno approvato progetti devastanti, si sono arricchiti con i tuoi soldi, e chi più ne ha ne metta?? Potevi mandarli via quella volta, potevi proporti tu, potevi informarti bene su chi era meglio e chi era peggio, premiare e punire con il voto. Potevi far parte di un comitato, potevi presenziare alle sedute pubbliche, potevi STARE ATTENTO.
    E invece ti sei fatto i cazzi tuoi, buttando un occhi distratto ogni tanto, pensando al tuo lavoro, alla tua famiglia, al tuo divertimento, e adesso che vedi lo sfacelo ti viene solo in mente di cacciare tutti, metterci qualcun altro di cui sai poco e niente, e tornare a disinteressartene! Perché questo succederà. Perché la piazza pulita e la rottura vent’anni fa la promettevano Berlusconi e la Lega…
    In realtà gli onesti e i capaci ci sono e ci sono sempre stati, le soluzioni c’erano anche prima, ma nessuno ha la pazienza di stare lì con il lumicino, a separare i bravi dagli incapaci, a leggersi le carte, a fare domande, a raccogliere firme: meglio soluzioni facili, ancor meglio se portate avanti da altri. Grillo ci salverà!*
    A differenza della maggior parte dei paesi arabi, per quanto ne so, qui gli strumenti democratici ci sarebbero già. Solo che a usarli si fa fatica.

    * Tra i grillini ci sono persone che si rimboccano le maniche e offrono soluzioni pragmatiche. È con il loro leader e i suoi modi che ho problemi.

  17. p.s. Ovviamente non sto puntando il dito su nessuno in particolare, dico solo come vanno le cose. Penso che in una democrazia, per quanto imperfetta, la colpa se le cose vanno male sia sempre della maggioranza, purtroppo ne fanno le spese anche quelli che si sono dati da fare, inascoltati e inaiutati.

  18. E’ proprio per questo che tengo in gran conto le persone che si impegnano a tener desta la coscienza critica degli altri: sottraendo tempo e spazio alla propria vita – e spesso a costo di risultare impopolari – tutelano quei valori comuni fondanti, rivendicati poi anche da chi di essi si accorge solo nel momento in cui è sul punto di perderli.

  19. ho letto nonvipaghiamo.noblogs.org, praticamente propongono un’assicurazione contro la multa: invece di pagare il biglietto, pago un premio all’associazione, che mi copre nel caso mi sgamino, e in media conviene.
    ma che grandi teste di cazzo. ho un amico indiano che mi ha raccontato che ha conosciuto un tizio che viveva fornendo proprio questo tipo di servizio, in india.
    boh mi sembra una semplicissima truffa. siccome tutti rubano ci mettiamo a rubare anche noi? ma per piacere! questo è parassitismo, da gente del genere non potrà mai venire una proposta di un’alternativa praticabile. minchia come mi fanno incazzare

  20. e anzi lo stratagemma può stare in piedi solo grazie ai poveri coglioni che continuano a pagare il biglietto! insomma questi sono dei saprofiti, si adattano al sistema, sostanzialmente trovando il modo di spendere meno soldi possibile. bravi, geni.

  21. Antonio: scusa ma non hai capito, prima di arrabbiarti così tanto leggi bene. La truffa a cui tu fai riferimento è l’esperienza in Francia, che non convince del tutto neanche me, soprattutto perché gli organizzatori si nascondono. Comunque la loro proposta è un servizio completamente gratuito e pagato con soldi pubblici, infatti loro incitano a non pagare il biglietto, non a non pagare le tasse. Il vantaggio per la collettività sarebbe, oltre appunto al servizio gratuito, risparmiare i soldi spesi in ‘repressione’, cioè tornelli, controllori, macchinette per i biglietti, e così via.
    Loro non solo sostengono di non approfittare del biglietto altrui, visto che i biglietti pagati servono solo a coprire i costi necessari perché la gente paghi il biglietto, ma invitano gli altri a unirsi a loro.
    Per quanto riguarda l’esperienza romana, comunque, se leggi bene è un’altra cosa. È una protesta collettiva, non una truffa individuale.

  22. si ho esagerato, scusa. quello che mi fa arrabbiare è il modo in cui viene presentata l’iniziativa francese:

    “La possibilità che un controllore ti trovi senza biglietto è di circa una su 350, per cui, statisticamente, si possono fare 350 viaggi a fronte di una multa. Se questa multa è coperta dalla cassa comune, ti sei risparmiato una bella somma, dai 700 ai 1000 euro all’anno, a seconda della città, del biglietto o dell’abbonamento che avresti”

    è un ragionamento da furbetti, e ci vedo la stessa identica miopia di una classe dirigente che ha condotto la cosa pubblica allo sfacelo, e non una soluzione, un cambiamento di prospettiva, si rimane sempre all’interno dello stesso orizzonte culturale: me la cavo in qualche modo.
    l’ho capito che a roma fanno una cosa diversa, ma è evidente che sono limitrofi a questi altri geni francesi.
    infine, non mi accontento del fatto che su un blog uno scriva che i soldi dei biglietti servono a pagare i controllori, non lo so se è vero.

  23. gaiabaracetti

    Quella parte presa così può sembrare il ragionamento che dici tu, ma visto il contesto penso che vada inquadrata in una battaglia più ampia. Anche perché se no, che senso avrebbe cercare di convincere la gente a unirsi al movimento? Se sono furbi tutti non è più furbo nessuno.
    Che poi uno non lo condivida come metodo, per carità è legittimo.
    Riguardo al discorso dei costi, ho fatto una ricerca molto sommaria e ho trovato fonti disparate che sostengono che i biglietti coprono il 30% dei costi: questa parla dell’Estonia, la cui capitale Tallinn fornirà trasporti gratis dal 2013; qui si parla di Torino; qui la fonte è il direttore ligure di Trenitalia; qui la stessa provincia di Pordenone.
    Quindi, il trasporto pubblico è già prevalentemente finanziato con i soldi pubblici: renderlo gratuito del tutto sarebbe solo una mossa ulteriormente redistributiva e positiva per l’ambiente. Parlo solo di trasporto locale, è ovvio: anzi, bisognerebbe smetterla di sovvenzionare le compagnie aeree (non chiedetemi fonti, perché ci sono vari tipi di sovvenzioni e sarebbe lungo), perché la collettività non ha nessun obbligo di farsi carico del turismo altrui, anzi, purtroppo sarebbe meglio disincentivare certe forme di trasporto, visto quanto inquinano.
    Riguardo ai costi dei controllori, qui non ho fonti ma mi guarderò in giro, e se ne trovo vi aggiorno. Pensa comunque agli stipendi dei controllori, al costo delle macchinette e della loro manutenzione, ai tornelli dove ci sono, agli stipendi dei bigliettai, alle bollette delle biglietterie, e alla carta dei biglietti. Sono molti soldi. L’unico punto debole di questo ragionamento è che i viaggi a lunga percorrenza probabilmente richiederebbero ancora il biglietto. A meno che non si voglia far pagare solo viaggi di lusso o ad alto impatto ambientale o forniti da compagnie private, nel qual caso il controllore potrebbe essere sul mezzo e a spese della compagnia che fornisce il servizio, se uno non paga non sale.

  24. pensa che a monaco di baviera non ci sono nè controllori, nè tornelli, ne macchinette obliteratrici. la gente paga il biglietto perchè sa che deve farlo e la collettività non deve sobbarcarsi i costi dei controlli, così quel, diciamo, 30% di spese possono essere reinvestite nel servizio. non male no? è una prospettiva un po’ diversa in effetti.
    anche la soluzione gratuita è auspicabile, sono d’accordo. ma ad occhio e croce, visto lo stato della nostra finanza pubblica, è difficile. magari si possono liberare risorse tagliando sprechi altrove, questo non lo posso sapere.
    ad ogni modo, un sistema come quello di monaco, o come quello di tallin, presuppone che la gente sia onesta. che paghi il biglietto nel primo caso, che paghi le tasse nel secondo (perchè a tallin non ci sarà il biglietto, ma il servizio pubblico deve essere finanziato dalle tasse). da noi pare non viga nè il primo nè il secondo presupposto. è per questo che mi arrabbio.

  25. Cara Gaia,
    ma è così terribile pagare i biglietti per il trasporto locale? Fermo restando che io sono assolutamente per un modello di stato sociale, non mi sembra però tanto giusto che il costo *totale* del trasporto pubblico locale ricada in egual misura su tutti i contribuenti.
    Mi spiego meglio: se aboliamo del tutto la tariffazione a biglietti, il costo del TPL sarà ripartito *totalmente* su *tutti* i cittadini, presumo mediante il prelievo fiscale. Orbene, ti pare giusto che chi per motivi contingenti scelga un tipo differente di trasporto (ad es: la bicicletta), per il quale si presume dovrà sostenere delle spese, debba pagare in ugual misura per un servizio di cui non usufruirà? Oppure è sempre giusto che chi – come me – utilizza i mezzi pubblici per più di una volta al giorno e per tutto l’anno debba pagare in ugual misura di chi quei mezzi li utilizza una volta al mese, o un paio di volte l’anno?
    Il biglietto, a mio avviso, è una forma democratica di redistribuzione dei costi di un servizio pubblico: il grosso del servizio è giusto che sia pagato da tutti attraverso le tasse, perché il TPL è un bene comune come le scuole, gli ospedali, etc.; però la restante quota-parte è più giusto che sia pagata da chi quel servizio lo utilizza effettivamente, ed in proporzione all’utilizzo che ne fa.

    Concordo con Antonio sull’immoralità dell’iniziativa francese: dato che con le assicurazioni si fa un bel po’ di soldini (perché gli introiti dei premi assicurativi sono di gran lunga superiori all’erogazione delle prestazioni assicurative), chi ha avuto l’idea dell’assicurazione contro la multa in metro è davvero un furbo che cerca di lucrare sia su chi il biglietto lo paga, sia sulla disonestà di chi non vuole pagarlo, e preferisce risparmiare sottoscrivendo una polizza assicurativa piuttosto che sostenere il costo di un abbonamento.

    Per me sono iniziative civilmente diseducative ed illegali, che andrebbero perseguite senza tentennamenti; per questo comprendo tutta la rabbia e la veemenza di Antonio.

    Ciao e buona giornata!

    mk

  26. @ Antonio: ciao Antonio, volevo solo farti sapere – solo a titolo di curiosità – che anche a Monaco ci sono i controlli, anche se in borghese. Mi è capitato più volte (meine Schwester lebt in Münich!) sulla U-bahn di essere avvicinato da persone insospettabili che mi hanno chiesto di mostrar loro il biglietto (una volta a mia madre l’ha chiesto una pseudo-massaia con le buste della spesa! :)), oppure di trovare gli agenti di controllo all’uscita delle stazioni (bloccano tutte le uscite e chiedono il biglietto a chiunque, e per chi non lo ha sono multe salatissime).
    Quello che non mi è mai capitato, invece, è di vedere qualcuno sorpreso senza biglietto (sic!).

    ciao e buona giornata anche a te!

  27. ah allora sono i tornelli che mancano? me ne aveva parlato un collega..

  28. Ciao Michele,
    innanzitutto preciso che a quanto mi risulta non c’è nessuna assicurazione in Francia contro le multe, anche perché sarebbe illegale, semmai quello che Antonio descriveva (erroneamente) come assicurazione è il sistema scelto dal movimento in questione per tutelare i propri aderenti. Condivisibile o meno, è paragonabile ai fondi raccolti da un comitato o movimento per affrontare le spese legali qualora alcuni dei suoi attivisti venissero arrestati. Il lucro non c’entra nulla, in questo caso per lo meno.
    Per quanto riguarda il pagare il biglietto, no, non penso sia terribile. Io lo faccio. Diciamo che tutta questa discussione è partita dalla mia segnalazione dell’iniziativa di Roma, cioè una proposta estrema a fronte di una situazione estrema: per fortuna non dappertutto è così.
    Il discorso della gratuità o sovvenzione è molto, molto complesso. Non ho la pretesa di risolverlo, dirò solo che secondo me ci sono due criteri: quanto il servizio sia essenziale, e quanto la collettività benefici dalla sua erogazione gratuita o sovvenzionata. Per esempio, la compartecipazione alla spesa sanitaria è ormai talmente alta che a mio avviso sta tenendo persone lontane da costosi ma vitali controlli e costose ma vitali cure – persino in Friuli, ottenere esenzioni è più complicato di quanto sembri e non sempre possibile, e chi sta poco bene finisce per pagare centinaia e centinaia di euro in visite e medicine, e se non può farlo continua a star male. Ma la sanità è essenziale, e anche se vengono fatti esami inutili, è comunque preferibile questo al non fare esami necessari. Io quindi preferirei, soddisfando entrambi i criteri da me elencati sopra, che la sanità fosse completamente gratuita, e che la responsabilità di evitare abusi sia dei medici.
    Il trasporto pubblico locale ha tali benefici in termini economici, ambientali, sociali e di uso del territorio, che la sua gratuità potrebbe essere auspicabile. Questo è da dibattere. Sicuramente se è gratuito deve funzionare meglio di così: lo devono poter prendere tutti. Altrimenti, come scrivevo sopra, chi è obbligato a usare l’auto comunque si vede aumentare le tasse senza che il servizio migliori abbastanza da poterne usufruire.
    Ricordiamoci però che noi regolarmente sovvenzioniamo servizi di cui non facciamo uso, e forse non ne faremo mai. Se sia giusto o no, dobbiamo deciderlo caso per caso e giorno per giorno. Con le mie tasse io pago ad esempio ristrutturazioni di chiese in cui non entrerò, biglietti del cinema scontatissimi per gli studenti di cui non usufruirò, burocrati in istituzioni europee di cui ho conoscenze molto vaghe e indirette, visite mediche ad anziani ipocondriaci (parlate con un medico di base e mi darà ragione), parte della cura dei figli altrui, livelli di istruzione che forse non ritengo necessari, autostrade che sicuramente non vorrei ampliare, promozione turistica che preferirei evitare, e così via.
    D’altronde, altri pagano il mio stipendio alla radio (saltuariamente), i miei viaggi in corriera, lo sfalcio del parco su cui mi vado a distendere, senza magari mai ascoltare la radio (male!), spostarsi in corriera e distendesi al parco (peggio per loro).
    Con questo voglio solo dire che la spesa pubblica è così: io pago qualcosa per te, tu paghi qualcosa per me. Niente dev’essere considerato intoccabile, se non in termini molto vaghi: per esempio, la sanità c’è e a mio avviso ci deve essere, ma cosa pagare e cosa no andrà regolarmente rivisto.
    La compartecipazione, in tutto ciò, può essere prevista come non prevista. Non è un assoluto.

  29. Sono d’accordissimo su tutto, ma ho qualche riserva sulla proposizione: «la spesa pubblica è così: io pago qualcosa per te, tu paghi qualcosa per me». Ci sono dei beni comuni il cui finanziamento e la cui tutela sono a mio avviso incontestabili: come citi tu la salute, l’istruzione, l’ambiente, la sicurezza, i trasporti, e così via. Che poi uno non si ammali mai e non vada mai dal medico, o che sia tanto autodidatta da non aver necessità di frequentare corsi di studi, o sia così abbiente da avere l’autista che lo scorrazza a destra e a manca…. beh, tanto di cappello.
    Io però lascerei fuori dal finanziamento di stato le scuole/università private, le cliniche private, il trasporto privato, etc. etc.: in generale tutto quel para-stato che coi denari pubblici fa profitti privati, spesso erogando anche male il servizio cui è preposto (penso ad esempio alle scuole private).
    Quanto ai servizi ‘a consumo’, sarei favorevole a soluzioni basate su tariffe (come per i trasporti), così da scongiurare anche gli abusi e gli sprechi: se sei ipocondriaco e vuoi fare le analisi ogni mese, dopo un numero N di esami normalmente previsti dai protocolli medici per il tuo stato di salute personale, il resto lo paghi tu. Lo stesso dicasi se vuoi una chiesa laminata d’oro, o i libri di Moccia nella biblioteca della scuola. La pazzia non dovrebbe mai essere finanziata dallo Stato.

  30. gaiabaracetti

    Il problema con le tariffe nella sanità è che direi quasi che non c’è legame tra pagamento e scoraggiamento di abusi. Non ho dati per sostenere che gli anziani siano quelli che si fanno più visitare a capocchia, ma sulla base di quello che sento dire dai medici, del fatto che non hanno molto da fare tutto il giorno e magari sono soli, e che si sentono anche più malsani perché acciaccati dall’età, sono probabilmente loro che intasano le cliniche con esami inutili. Certo, magari c’entrano anche le esenzioni dal ticket di cui godono, ma toglierle sarebbe crudele.
    Far pagare gli esami di più oppure oltre un certo numero non scoraggerebbe molti ipocondriaci, temo, e sicuramente punirebbe le persone con effettivi problemi che si trovano a pagare ticket impossibili. Anche perché a quanto so il problema non è la frequenza con cui uno fa esami, ma il fatto che se stai poco bene devi farne molti per capire cos’hai. Io sarei più per una responsabilizzazione dei medici, per campagne di informazione tra coloro che prescrivono le visite che facciano capire i costi di visite inutili, e non per scaricare il corso degli abusi altrui su quelli che di farsi vedere hanno veramente bisogno.
    Tornando ai trasporti anche se ormai inizio ad essere ripetitiva, dico solo che sarebbe interessante un calcolo di quanto costa far pagare il biglietto (controlli, stampa, e così via), perché magari potrebbe risultare addirittura non conveniente. Sicuramente sono dati di difficile reperibilità, e credo non a caso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...