dove prendere i soldi

Ultimamente, oltre alla mia idea fissa della redistribuzione della ricchezza, mi sto appassionando molto all’idea del reddito di cittadinanza: una somma minima garantita a tutti i cittadini, indipendentemente da qualsiasi cosa, incluso se lavorino o no (esclusi forse i carcerati, già mantenuti a spese della collettività). Magari ne parlerò meglio in futuro, ma è un’idea bellissima: meglio della cassa integrazione e di tante piccole briciole concesse comunque a pochi. Nessuno deve morire di fame, tutti devono avere quel minimo (qualche centinaio di euro al mese? di più non serve) per mangiare e avere un tetto sulla testa. Chi vuole di più (e quasi tutti vorranno di più) lavora. E se il lavoro fa schifo, potrà finalmente rifiutarlo, e non suicidarsi se lo perde. Secondo me ci sono due obiezioni sensate. La prima è: non si rischia di incoraggiare la gente a fare niente? Sinceramente, nella mia vita ho visto solo due tipi di persone che non facevano niente per scelta: ricchi ereditieri, e donne mantenute nel lusso dai mariti o dagli ex mariti. Non ho mai visto un povero non voler far niente. Non è bello vivere con una miseria, ma alle volte bisogna farlo. Chi proprio non vuole lavorare, troverà sempre il modo di sottrarsi – ma sono pochi. Chi non può, va aiutato. Il semplice sussidio di disoccupazione, dato a chi non lavora, incoraggia il nero; un reddito per tutti non incoraggia né scoraggia niente. Purché non sia troppo alto: per questo propongo ben meno di mille. Bastano per cibo, bollette se non si consuma troppo, e almeno una stanza da qualche parte. La seconda obiezione è: dove prendere i soldi? Questa è seria, eppure mi fa ridere. La senti tirare fuori, in buona fede, quando si propone una sanità veramente gratuita, dei servizi di trasporto pubblico decenti, e così via. I soldi ci sono sempre! é solo una questione di dove vanno ora. Bisogna decidere se la spesa valga la pena. Andiamo a vedere i budget di stato italiano, regioni, province e comuni, e facciamo qualche scelta. E se non basta, i soldi ci sono nelle tasche di chi ne ha troppi. L’altro ieri mi è capitata sotto mano una lista fatta da Rifondazione Comunista (ebbene sì, continuano ad esistere) su come finanziare le loro proposte. I primi sette punti della lista che segue li ho presi da loro. Poi continuo io. È divertente. Ci sono talmente tanti ricchi in giro!

– tagliare i privilegi della politica

– inserire una patrimoniale

– aumentare l’irpef sui redditi più alti

– tassare le transazioni finanziarie e la rendita finanziaria

– porre un tetto alle pensioni d’oro

– tagliare le spese militari

– bloccare opere inutili come la Tav

– tagliare gli stipendi dei manager pubblici e degli altri dipendenti di lusso, come i paperoni della Rai

– tassare le grandi eredità

– ripensare uno per uno i capitoli di spesa pubblica

(- far sparire la Siae una volta per tutte)

– trovare il modo di intervenire sul calcio, in cui girano veramente troppi soldi

– partendo dall’alto e scendendo via via, ridiscutere tutti gli stipendi pubblici, e soprattutto l’idea che il merito e lo studio vadano monetarizzati fino agli estremi cui siamo abituati (ok che se sto un’ora in più in ufficio me la pagano, ma perché dirigenti o professioni prestigiose devono essere retribuite così tanto più delle altre? chi fa il medico lo fa per i soldi o per la passione?)

– abolire la cassa integrazione e sostituirla con un reddito di cittadinanza

– depenalizzare i reati inutili

– combattere l’evasione e il riciclaggio

– semplificare la burocrazia e aumentare i controlli

Sembrano solo tasse, tasse, tasse, e tagli. In realtà io penso che bisognerebbe semplificare la tassazione e renderla veramente redistributiva. Bisogna anche fare una battaglia culturale per cui la ricchezza non sia vista più come un merito o un diritto, ma come qualcosa dato al singolo dalla stessa società, che può decidere di regolarla e riprendersela, entro limiti da fissare collettivamente. La ricchezza va vista anche e soprattutto per quello che è: un prelievo di risorse superiore a quanto toccherebbe a ciascuno dividendo il pianeta in parti uguali. L’onere della prova del diritto alla ricchezza dovrebbe spettare a chi la possiede, non a chi la tassa. Infine, c’è un aspetto meno evidente che io vorrei sottolineare. Tutto, in Italia perché all’estero non so, ciò che riguarda il denaro da dare ad una persona parte dal sottinteso presupposto che il tenore di vita sia un’acquisizione irreversibile, un’abitudine che diventa diritto, da mantenere anche mancandone i presupposti e a spese della collettività. Le pensioni non sono forse proporzionate allo stipendio, e così anche la cassa integrazione? Certo, dipende anche dai contributi versati, ma sarebbe più equo allora far versare gli stessi contributi a tutti – anche perché non si sa se uno prenderà tre anni di pensione, o trenta. Quando lavoravi, guadagnavi bene. Se volevi potevi mettere via allora. Ma perché nel momento in cui non lavori più, la società deve sacrificarsi perché non puoi disabituarti al lusso? È lo stesso per le donne che hanno sposato uomini ricchi e continuano a fare la bella vita anche dopo la separazione o il divorzio, oppure per le vedove che prendono la pensione del marito morto. Perchè? Lo dico da donna: non si può vedere. E pensiamo agli imprenditori che vanno in crisi, alcuni con conseguenze anche gravi. Tragedie umane, certo. Ma siamo sicuri che dietro non ci sia anche la paura semplicemente del tenore di vita che cala, di perdere le ricchezze accumulate, di cambiare vita? Quanti dei suicidi di cui sentiamo parlare sono legati alla vera fame, e quanti alla vergogna, alla paura, alla delusione, alla perdita di un ruolo sociale o familiare? Non lo so ma vorrei saperlo.

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20 risposte a “dove prendere i soldi

  1. quasi nessun suicidio è legato alla fame, è ovvio. non per questo sono meno tracici, anzi.

  2. Infatti secondo me la tragedia è che un fallimento economico / lavorativo venga visto come un fallimento su tutti i fronti, tanto da spingere molte persone a togliersi la vita e abbandonare i propri cari. Credo che il materialismo della nostra società abbia molte responsabilità in questo. È colpevole anche il fatto che ci presentiamo al mondo attraverso il nostro lavoro, non la nostra persona. Il lavoro è importante, ma come ho scritto: non è quello pagato l’unico contributo che diamo alla società, e soprattutto il lavoro non è l’unica cosa che ci definisce. Io stessa mi sono scontrata per anni con l’imbarazzo altrui (e inizialmente anche mio) nel vedere che con tutti i miei studi facevo la commessa, o non facevo niente. Ci ho messo tempo per accettarlo, e molto di più per farlo accettare agli altri.

  3. Inoltre penso che bisognerebbe parlare più di usura. Sono convinta che il dramma di molti imprenditori abbia a che vedere anche con l’essere finiti nelle mani degli usurai. Una banca ti rovina, un usuraio minaccia i tuoi figli o ti riempie di botte, trasforma la tua vita in un incubo.
    Molti imprenditori si stanno organizzando anche contro questo.

  4. gaiabaracetti

    Banalmente, penso che un atto del genere sia forse la cosa di cui gli italiani hanno più bisogno in assoluto, non solo per recuperare risorse preziosissime da spendere per mitigare gli effetti della disoccupazione e per garantire servizi pubblici di base quali la sanità, ma anche per riconquistare la fiducia degli italiani. Non che la nostra classe dirigente la meriti, anzi, però la rabbia è talmente tanta che potrebbe avere conseguenze pericolose, tra cui: scoppi di violenza, astensionismo dilagante, vittoria di formazioni che si presentano come nuove ma forse lo sono anche troppo. I cosiddetti ‘grillini’ che ho conosciuto sono persone molto in gamba, e non si perdono in quei calcoli fallimentari di opportunità politica che hanno inghiottito anche SEL (anche se personalmente penso che Grillo sia un pericoloso invasato); il problema è che il nuovo non necessariamente, solo perché ‘diverso’, è adatto o migliore del vecchio: la politica è complessa e richiede gente che la conosca, non dico politicanti ma persone esperte, non la si può improvvisare. E poi il nuovo può far presto a diventare vecchio: la Lega e Forza Italia emersero come forze di rottura quando stava crollando la Prima Repubblica, e guardiamo cosa sono adesso.
    Ci vuole sicuramente un cambio di classe dirigente, e per quanto mi riguarda bisogna direttamente smetterla di parlare di classe dirigente e pensare a dirigere noi cittadini il nostro paese, con meno delega e più attenzione; detto ciò, un taglio serio agli stipendi e ai costi della politica ci farebbe tanto bene, ci farebbe credere che qualcosa può veramente cambiare, che non verremo sempre, eternamente, presi per il culo.

  5. Egregia Gaia,
    ma perchè compari cassa integrazione e reddito di cittadinanza? la prima è, almeno quella ordinaria, una misura a breve durata applicabile solo in determinati casi ai lavoratrori dipendenti, l’altra una misura che in buona misura prescinde dalle crisi aziandali. Una non esclude, mi pare, l’altra, anche perchè io preferirei essere cassaintegrato che avere il reddito di cittadinanza, fossi costretto a stare a casa qualche mese….
    Sono d’accordo che il reddito di cittadinanza debba essere veramente basso, giusto quel che serve per sopravvivere. Studi tedeschi individuano nel generoso welfare teutonico una delle cause dell’esclusione dal lavoro di alcune fascie sociali e nella loro mancata integrazione (turchi….).
    Poi mi pare che tu demonizzi troppo la ricchezza, e mi sembra che la storia abbia bocciato certe utopie proprio come speriamo bocci il capitalismo folle di questi anni. Io credo che la ricchezza sia sì un merito, se guadagnata in maniera onesta in base alle proprie capacità. Certo non dovrebbe essere l’unico merito che definisce una persona ne il bene principale da ricercare, certamente servirebbero politiche redistributive e tassazioni più eque, ma perchè, se mi impegno, ho capacità e interesse, dovrei guadagnare lo stesso di uno che cazzeggia tutto il giorno, non vuole responsabilità e magari campa anche sul mio lavoro?? In fin dei conti ognuno deve essere libero di fare le sue scelte e se uno vuole dedicarsi (affari suoi..) a guadagnare e ad accumulare anzichè a godersi la vita, perchè vietaglierlo?

  6. Ciao Mauro,
    riguardo alla ricchezza ho scritto un post dedicato che devo sistemare e pubblicare a breve, con cui spero di rispondere alle tue domande (nel senso di dire la mia opinione, perché in questo caso con buona pace degli economisti si tratta di dire cosa si preferisce e in cosa si crede, non ci sono verità assolute o ce ne sono pochissime, il mondo è troppo complesso e vario).
    In breve, io non sono per l’uguaglianza totale, ma per differenze giustificate solo ed esclusivamente dal diverso impegno di ognuno, e per impegno intendo solo questo, ore di lavoro e, se si potesse misurare, intensità di queste ore di lavoro, non fortuna o talento (se non in piccola parte). Tutto ciò che va oltre questo è eccessivo. Ma mi spiegherò meglio.
    Intanto, riguardo alla richezza in sè, se ti va puoi leggerti il mio riassunto di un libro che spiega come i ricchi siano IL problema globale, perché consumano una quantità veramente eccessiva di risorse e stimolano i meno ricchi, e giù a scendere fino ai poveracci, a cercare di emularli, consumando troppo a loro volta ma vivendo male perché perennemente insoddisfatti.
    C’è poi il discorso che una società meno diseguale è più pacifica, serena e conviviale, perché non ci sono risentimenti e rancori, e senza grandi differenze di reddito le persone possono permettersi grosso modo lo stesso stile di vita e incontrarsi tra loro senza frequentare solo la propria classe sociale.
    Riguardo a cassa integrazione e reddito di cittadinanza, hai ragione a dire che sono due cose diverse. Può anche essere vero che le due possono coesistere, volendo: il punto è che costano, innanzitutto, e che in entrambi i casi si tratta di pagare gente che non sta facendo nulla (di salariato). Allora io preferirei che tutti quelli che non lavorano, nel momento esatto in cui smettono, percepiscano lo stesso minimo vitale, non che chi ha lavorato fino a quel momento prenda quasi come prima, e l’altro niente. Non mi sembra giusto, avvantaggia chi già stava meglio. Preferirei eliminare quindi la cassa integrazione, nonché quanto un lavoratore versa per assicurarsela, e sostituirla con un reddito di base, diciamo di default, che spetta a tutti. Mi sembra molto più equo, e un risparmio per le casse pubbliche.

  7. Dimenticavo di aggiungere che secondo me bisognerebe rieducarci al risparmio. Penso che molti dei problemi a cui ci troviamo di fronte non ci sarebbero se fossimo educati più al risparmio e meno al consumo..

  8. Egregia Gaia,
    mi piace il tuo slancio ideale, anche se non ne condivido tutte le posizioni, ma ho l’impressione che in alcuni punti non tenga conto della realtà oggettiva. A occhio, una società senza differenze rilevanti di ricchezza può darsi solo in un mondo chiuso su se stesso, senza scambi od osmosi con l’esterno. Una volta lessi che

  9. Mia cara, in linea teorica è tutto giusto, condivisibile ed addirittura bello, ma permettimi di dissentire su una cosa: poveri che non hanno voglia di fare niente ce ne sono… oooooh se ce ne sono.
    Esistono schiere di persone disposte a scendere sotto determinati standard di vita (nonchè di dignità e amor proprio) pur di non muovere il posteriore, questo perchè ci sono sempre stati mille paracadute pronti ad aprirsi per ogni evenienza.
    Certa gente ha la maturità di non adagiarsi sugli allori vedendo un euro in più, altra quando lo vede arrivare non esita a farlo ed altra ancora invece si adagia proprio perchè non lo vede.
    Unisci a questo la mania, tutta moderna, di spendere i soldi che non si hanno, di indebitarsi per stronzate che definiscono standard assurdi o di fare il passo più lungo della gamba (anche su cose che non son stronzate, ancora più grave secondo me).
    Quotidianamente vedo gente che ha il cellulare nuovo, macchina lucida, gioca a quei dannati videopoker e poi non trova i soldi per pagare l’affitto; ci appoggiamo su un sistema di priorità assolutamente malato e perverso, nel quale si son perse di vista le priorità
    La ragione per cui il tuo discorso non è applicabile, seppur affascinante, è che esistono mille varietà di persone e in mezzo troviamo anche i fancazzisti, da che mondo è mondo… di pagar loro la pappa perchè non hanno voglia di darsi da fare, mi spiace, ma non mi va.
    Va bene un welfare degno di questo nome, ma con regole vere (e severe) alla base, che impediscano l’approfittarne; deve essere un aiuto in caso di difficoltà, non un mantenimento minimo garantito a spese della collettività.

    Ps: riguardo ai ricchi, super ricchi, poveri o poverissimi ci sarebbero tonnellate di parole da direi, mi limito a dire che bisogna fare anche li tutti i distinguo del caso, persona per persona

  10. Sicuramente il mondo è troppo vario per trovare una regola che vada bene sempre. Non ho sottomano una letteratura accademica sui sistemi che costringono la gente a lavorare pena la perdita del welfare, ma so che ci sono molti scetticismi sul fatto che questo funzioni in pratica bene quanto sulla carta (esempi: e se questi lavori sono inutili? e se uno è pigro a casa, non è più pigro anche sul lavoro, soprattutto se è un lavoro imposto?)
    Spero di parlarne ancora è meglio, dirò solo due cose. Una è che tra i due tipi di abusi, cioè la situazione attuale, in cui persone sinceramente vogliose di darsi da fare non trovano niente e rischiano veramente la fame, e la situazione ipotetica in cui manteniamo a basso costo (sto parlando di 400-500 euro al mese) persone che sono felici di non fare nulla, preferisco la seconda (ricordati anche che un reddito di cittadinanza verrebbe dato a TUTTI, per cui non sarebbe un disincentivo a lavorare, solo un minimo vitale per chi non lavora e un di più redistributivo per chi lo fa). La preferirei per un motivo di giustizia e solidarietà sociale, e anche per il secondo punto: io di queste persone che non vogliono fare NIENTE non ne ho mai viste, se non tra i molto ricchi. E conosco tanta gente, giuro. Sicuramente esistono, come esistono tante categorie umane, ma le uniche persone che ho visto non fare niente erano appunto i figli (o le mogli ed ex mogli) dei ricchi, che non facevano un cazzo per molto più di quattrocento euro al mese. Di poveri, poveri italiani intendo non poveri veri, ne ho conosciuti parecchi, e tutti si davano da fare. D’accordo, non fondavano la Microsoft, ma nemmeno si facevano mantenere dai genitori. E se i lavoratori devono mantenere qualcuno, preferisco siano i figli di tutti e non solo i propri, che con la situazione attuale hanno spesso anche un senso di superiorità rispetto a chi lavora.
    Che poi ci siano persone che non pagano l’affitto ma hanno il cellulare è vero, e sicuramente bisogna intervenire su questo; non con le leggi però, ma con l’educazione e l’offerta di alternative per dare un senso alla vita di queste persone e un’autostima che non dipenda dal possesso di cose materiali. Ti ricordo infatti che non tutti hanno il coraggio di essere fieri di quello che sono indipendentemente dai vestiti e dal cellulare: molti si vergognano se non stanno al passo con i coetanei, e la vergogna è difficile da sopportare.

  11. Mauro: riguardo al mondo chiuso, io sono sicuramente contraria all’accumulo di grandi capitali trasnazionali, e a favore della rilocalizzazione dell’economia, per poter gestire meglio le risorse, responsabilizzare i cittadini di ogni territorio, calibrare meglio popolazione e interventi, e conoscere le conseguenze e il vero prezzo di ciò che si acquista.
    Non sono contraria al commercio in sè, ma al commercio di ciò che si potrebbe produrre da soli. Il caffè lo devo comprare dall’estero (a un prezzo equo), ma i pomodori li coltivo sul mio terrazzo o li prendo da un contadino della zona. Così non arricchisco la Monsanto, ma semmai la mia terra e la mia salute.

  12. Non sono d’accordo sull’istituzione di un reddito di cittadinanza. Al contrario di te conosco diverse persone che fanno veramente poco e si lamentano del fatto che non c’è lavoro. Di solito sono persone che possiedono una laurea, si aspettano di poter trovare un lavoro attinente al loro percorso di studi e non si abbasserebbero mai a svolgere lavori manuali, se lo fanno è solamente per tirare a campare. Non vedo nessun morto di fame, conosco anche persone che lavorano 20 ore la settimana per 300 euro al mese, quindi meno di quanto proporresti tu per un reddito di cittadinanza. Io stesso quando ho cercato lavoro, ho avuto in pochi giorni tre diverse offerte e non ho nessun curriculum. Credo che il potere d’acquisto disponibile ad una persona dovrebbe essere legato a quanto questa persona produce ed è utile per gli altri, non solo in termini materiali, sia ben inteso. Una persona che non fa fatica fisica ma attraverso le sue conoscenze ha la capacità di amministrare il lavoro altrui e si assume delle grosse responsabilità merita uno stipendio elevato perché il suo lavoro è utile a tutti. Questo non vuol dire che un laureato anche con voti alti abbia automaticamente le conoscenze necessarie a ricoprire ruoli di responsabilità, nel mio ambito conosco diversi “scienziati” e a sentirli parlare sembra che non abbiano visto altro nella loro vita che libri e dispense, non conoscono la realtà del lavoro e spesso sono pure arroganti, mi sembra giusto che percepiscano meno di un operaio e che non se li fili nessuno. Sinceramente mi fa incazzare pensare di lavorare otto ore al giorno per mantenere qualcuno che non alza un dito, piange miseria e che magari nel frattempo lavora in nero. È anche una questione logica: prova a pensare a quanto lavoro è necessario per produrre beni per 500 euro; come può uno stato permettere che una parte dei suoi cittadini in età lavorativa e senza nessun handicap possa accedere a tali beni senza far nulla, è semplicemente folle e totalmente ingiusto nei confronti di chi invece lavora, sarebbe più giusto, se si potesse, ridurre gli orari di lavoro per incentivare le assunzioni. Chi vuole avere dei soldi si trova un lavoro o se lo inventa, se vuole vivere senza lavorare ne paga le conseguenze, sono fatti suoi. Sono giuste invece la cassa integrazione, la disoccupazione e i sussidi a persone con handicap, legate ad una reale necessità di aiuto e ad un’idea di solidarietà a cui sono felice di contribuire, anzi i fondi per queste andrebbero aumentati, così come bisognerebbe ridurre la tassazione sul lavoro.

  13. D’accordo, però: che differenza ci sarebbe tra il reddito di cittadianza e la disoccupazione? Anzi, se ho interpretato correttamente quanto dici tu: il reddito di cittadinanza sarebbe garantito anche a chi lavora, la disoccupazione solo a chi non lo fa o a chi lo fa in nero. Mi sembra che la seconda sia un maggiore incentivo a non lavorare neanche potendo.
    Tra l’altro il lavoro in nero è un problema a parte, che bisogna combattere a prescindere dai sussidi che si danno.
    Inoltre l’avere un minimo garantito è l’unico modo, secondo me, di potersi permettere di rifiutare i lavori che dici tu, trecento euro al mese per venti ore, ora accettati perché spinti dalla disperazione. Inclusi i lavori in nero. Io posso dire di no solo se ho qualcos’altro, altrimenti li accetto e zitta.
    Non so chi siano i laureati che dici tu, ma quelli che conosco io che non lavorano è perché hanno genitori che li mantengono. Questo mi sembra ancora meno giusto che non se a farsene carico fosse la società (tra l’altro, se veramente non vogliono lavorare, la società non garantirà loro che il minimo: volessero una casa, un viaggio, qualsiasi cosa, dovrebbero accettare un lavoro. Ora invece tanti fanno la bella vita coi soldi di papà e mamma).
    Non trovo neanche giusto dire che chi si assume responsabilità deve avere un reddito elevato: perchè? E poi ci sono lavori in cui la potenziale conseguenza di un errore (la morte propria o altrui) è più grave dei cosiddetti lavori ‘di responsabilità’. In molte fabbriche, nell’edilizia, alla guida di un tir, secondo me si ha più responsabilità che in tanti posti dirigenziali, dove si rischia sì di far fallire un’azienda, ma non di ammazzare qualcuno.
    Mi permetto di dire che tante cose che diamo per scontate non dovrebbero necessariamente esserlo. Una di queste, che la responsabilità sia dove crediamo noi, e che vada monetarizzata, cioè ricompensata in denaro (e tantissimo!) anziché in soddisfazione personale o gratitudine altrui.

  14. La disoccupazione ha una durata limitata nel tempo ed è vincolata al fatto che chi la richiede ha già lavorato ed è in cerca di lavoro. Se il reddito di cittadinanza viene elargito a chiunque (anche a chi ha già un’occupazione) potrebbe essere una buona idea, dubito si possa applicare in italia, almeno nell’immediato, visto l’andamento dell’economia e l’incapacità di tassare le rendite e fare cassa sui grandi patrimoni e sugli sprechi. La mia idea di welfare comunque è quella in cui i cittadini non abbiano bisogno di indennità di disoccupazione, o sussidi, che dovrebbero essere destinati solo a persone con reali difficoltà, ma quella in cui, attraverso un sistema economico sano si riesca a guadagnare a sufficenza. Dovrebbe essere compito della politica rimuovere gli ostacoli che lo impediscono. Se non c’è impresa e non si crea ricchezza è impossibile anche sostenere il welfare.

    Per responsabilità intendo oltre a quella sull’incolumità delle persone anche la capacità attraverso le proprie scelte di determinare dei benefici o delle perdite per un’attività. Nel privato tutta la questione stipendi si regola da sola, nel pubblico no: ci sono dei quadri o dei dirigenti che fanno solo disastri, non si assumono nessuna responsabilità (anche perché non rispondono a nessuno delle loro azioni) e prendono stipendi a sei zeri. Monetarizzare il fatto che qualcuno attraverso le sue capacità e le scelte di cui deve rispondere arricchisca un’azienda mi sembra giusto

  15. La cassa integrazione attuale è fortemente discriminante nei confronti di chi ha contratti atipici, brevi, o non trova lavoro da molto tempo. Darla a chi ha appena finito di lavorare e ha lavorato un tot recentemente avvantaggia queste persone, e lascia a bocca asciutta le persone di cui sopra. Io, per esempio, per assurdo, ho lavorato abbastanza negli ultimi anni da mettere via qualcosa e viverci mesi o anni, eppure non abbastanza continuativamente (e non per mia scelta, salvo un caso) per avere diritto ad alcunché. Questo non è giusto.
    Io penso che un buon sistema sarebbe quello, come ho già scritto, in cui le persone non dipendono solo dal reddito per campare ma anche dalla capacità di autoprodurre (cibo, vestiti, riparazioni, competenze…) e di scambiare prodotti e conoscenze con gli altri. Tra l’altro ci sono tutta una serie di cose utili che le persone fanno e per cui non ricevono un reddito: magari se queste persone percepissero un minimo di sopravvivenza, tutto il loro tempo lo darebbero alla cura gratuita degli altri (ovviamente non sarebbe così per tutti, ma pensa alle casalinghe, o a certi ambientalisti e attivisti veramente dediti…)

  16. È chiaro che anch’io sono d’accordo che certi contratti atipici siano un inferno, ma non mi sembra che si possa dire che poter usufruire della cassa integrazione sia un privilegio. La c.i.g. salva il salvabile nella situazione attuale. Moltissima gente una volta ottenuto il contratto a tempo indeterminato accende un mutuo e mette su famiglia. Ciò che a me darebbe fastidio se esistesse solo il reddito di cittadinanza è il fatto di mettere sullo stesso piano chi si da da fare per lavorare/cercare un lavoro (e quindi contribuisce al welfare) e chi invece non lavora e basta. Sarebbe ottimo eliminare certe forme contrattuali che generano precariato e poter sostenere comunque in maniera maggiore chi ha contratti diversi da quello indeterminato.
    Sono d’accordo con te sul fatto che sarebbe bello non dipendere solo dal reddito e sarebbe meglio autoprodurre. Io ho formulato una mia ipotesi (non penso di essere originale su questo) sul fatto che cinquant’anni fa, quando gli operai erano ancora contadini e quindi nel tempo libero (sic) si occupavano produrre il proprio sostentamento erano molto più indipendenti e molto meno ricattabili, conosco tutta una serie di aneddoti che mi convincono di questo fatto. Quella stessa generazione ha ottenuto lo statuto del lavoratore. È ovvio che adesso il lavoratore medio va a vivere in città e dato che il suo stipendio è basso, compera i mobili all’ikea, va al centro commerciale a fare la spesa, e se sul lavoro gli chiedono di diventare uno schiavo non protesta, così come il lavoratore precario nella speranza di essere assunto è disposto a qualsiasi sacrificio, viene così alimentato tutto il sistema che determina lo status quo. Io credo che però la soluzione non possa venire da ulteriori sussidi che saremmo comunque noi a pagare, dato che le pensioni d’oro, le rendite e tutto il resto non li toccheranno mai, penso possa venire solo da scelte diverse di vita.

  17. Io ho sentito dire che in Slovenia è ancora così: un’amica mi ha raccontato di una collega che doveva produrre un software per una fabbrica slovena per aumentare la produzione senza far fare straordinari agli operai, perchè avendo questi terra da coltivare più di tot ore non avrebbero fatto. Andrebbe approfondito, certo.
    Tu dai per scontato che chi cerca un lavoro lo trovi, e chi non ce l’abbia sia pigro. Anche in Friuli, sicuramente un’isola felice rispetto al resto d’Italia, con tutta la sua ricchezza, ci possono essere persone che faticano a trovare lavoro. Pensa agli over 40, a chi non ha l’auto, ha problemi di salute che non si qualificano come disabilità ma gli impediscono di accettare qualsiasi cosa, ha figli senza nessuno che glieli tenga… ci sono aziende che non assumono al di sopra di una certa età, o se hai figli, o se non hai l’auto. Non è facile.
    Inoltre puntare sulla creazione di posti di lavoro per aiutare le persone non fa che spingere verso la stessa devastazione ambientale e agli stessi ricatti di centri commerciali / grandi infrastrutture / fabbriche inquinanti ecc che abbiamo vissuto finora.
    Comunque è anche vero che non si risparmia più. Se io lavorando sei mesi part-time riesco a campare più di un anno e avere ancora soldi da parte, com’è possibile che uno che da dieci anni lavora e viene licenziato non ha più niente se non la cassa integrazione? Ok, avrà avuto figli, mutuo e quant’altro, ma io non mi stancherò mai di dire: i miei nonni, maestra e perito, sono riusciti a far studiare tre figli in tre città lontane e a comprare una casa a ciascuno. Perché adesso uno non riesce a provvedere nemmeno a se stesso? Gli stipendi sono bassi, è vero, ma lo sono sempre stati.
    E comunque, se io pensassi che le pensioni d’oro e le rendite non saranno mai toccate, non perderei neanche tempo a scrivere un blog o fare alcunchè. Ho bisogno di credere che le cose cambieranno.

  18. Allora Gaia, se definisci così la tua posizione circa la ricchezza, mi trovi concorde! Mi eri sembrata un po troppo “talebana” 🙂
    ma ti avevo frainteso.
    Il mio post è rimasto a metà, ma poco male. Ho pensarto che quello che volevo aggiungere erano in fin dei conti delle minchiate e quindi meglio così….

  19. Peccato, io aspettavo di vedere come finiva il commento…

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