Trenitalia è il male quater

Io non voglio fare la parte della cittadina egoista che si lamenta dei disagi solo quando la toccano personalmente e senza interessarsi delle loro cause, e non penso di essere quel tipo di persona, MA, lo sciopero ferroviario di ieri mi ha fatta veramente incazzare. Non ce l’ho con gli scioperanti di per sè, le cui ragioni tra l’altro non riesco a trovare da nessuna parte, ma con tutte le persone che hanno permesso, negli anni, ai trasporti pubblici di venire ridotti così. In questi ultimi giorni sono stata a Montepulciano (SI) per il matrimonio di un’amica inglese e quando le ho raccontato delle mie peripezie per raggiungerla mi ha detto: e io che ingenuamente pensavo, invitandoti, che come italiana saresti stata la più vicina… si sta meno ad arrivare da Londra.
E l’andata, in confronto al ritorno, è stata un lusso. Ho addirittura preso uno dei pochissimi Intercity notturni diretti con la soppressione dei quali il Friuli VG e altre zone ‘periferiche’ diventano veramente lande sperdute – perché è molto importante, in un paese la cui popolazione vive quasi solo in provincia e in città tra piccole e medie, correre come forsennati tra Roma e Milano e lasciare al resto dell’Italia solo carretti con gli asinelli!
Il ritorno è stato un incubo. È durato dodici ore – in macchina ce ne avrei messe cinque. Con un buon allenamento forse stavo meno a piedi. Magari avrei dovuto sapere che ci sarebbe stato uno sciopero, ma uno dovrebbe potersi godere due giorni di distacco da tutto, e sinceramente nessuno mi aveva avvertito e anche buttando un occhio ai giornali non mi ero accorta di nulla. Nè ho visto avvertimenti in stazione. Addirittura quando hanno iniziato ad annunciare le soppressioni, senza dirne il motivo, non credevo che ci fosse davvero uno sciopero (come se fossero rari…).

Io sono disposta a sopportare disagi in solidarietà con i lavoratori, ma ieri è stato più di un disagio. Sono arrivata a Mestre alle nove e mezza di sera, ho fatto le corse per prendermi una cena e non perdere il treno delle ventidue e sedici, l’ho aspettato seduta su quei marmi alti e pericolosi ai lati delle scale che sono l’unica parvenza di panchina rimasta in gran parte dei binari
(avete notato? I barboni usano le panchine -> aboliamo le panchine. Gli zingari prendono l’acqua -> chiudiamo tutte le fontanelle. A parte la disumanità di questo modo di ragionare, il risultato è che non ci sono quasi più panchine, sale d’aspetto e fontanelle per nessuno. Per non parlare dei bagni: c’è una vera e propria guerra ai bagni pubblici in atto. A Roma e a Torino li paghi, nelle nostre stazioni piccole li stanno chiudendo, a Mestre, dove una volta erano pubblici e lavati più di una volta al giorno, ora sono solo chimici)
mentre venivano annunciati ritardi sempre maggiori, e solo all’ultimo la cancellazione. Ho provato a cenare nella sala dei bar ma ci hanno sbattuti fuori perché stavano per chiudere e comunque noi non mangiavamo roba loro, nonostante avessimo chiesto pietà data la cancellazione dei treni, il freddo, ecc. Nessuna compassione. Anche il treno dopo è stato dato per soppresso solo all’ultimo – nemmeno il preavviso necessario per cercare alternative, organizzarsi… non che avremmo potuto fare molto. Un albergo costava troppo, posti per dormire non ce n’erano a parte per terra, e faceva freddo.
Alla fine tutti i treni risultavano cancellati, tranne quello dell’una e mezza per Vienna, cui speravamo di elemosinare uno strappo a Udine. Quindi dalle dieci all’una di notte, praticamente, io e gli altri passeggeri abbiamo vagato per la zona stazione di Mestre, i cui squallidi bar chiudono a mezzanotte, stanchi, infreddoliti, e senza certezze sul come saremmo tornati a casa. E in tutto questo pensavamo: va bene lo sciopero, ma quanto è crudele lasciare a piedi la gente il sabato sera, con il freddo e tutti i posti chiusi, e neanche uno dei treni regionali che ci riporti a casa?
D’accordo, ci sono esperienze peggiori, e alla fine il treno per Vienna ha fatto di sua iniziativa anche qualche stazione intermedia per accompagnare i pochi che non si erano rassegnati e avevano aspettato per ore. Il punto è che sembra si stia facendo di tutto, tra prezzi e disservizi, per scoraggiare la gente che prende il treno e costringerla a usare la macchina – il contrario di quello che servirebbe per l’ambiente e per la qualità della vita delle persone.
Inoltre, si sta smantellando quello che rimane di pubblico in questo settore – e non parlo dei treni, parlo degli spazi. Le sale d’aspetto, le panchine, i bagni, l’acqua delle fontane: sono spazi o servizi pubblici che costa poco mantenere, di cui tutti possono usufruire e che sono necessari nei momenti di difficoltà. Le stazioni si stanno invece trasformando in grandi centri commerciali in cui nemmeno il cesso è gratis (quindi peggio dei centri commerciali), in cui le informazioni pubblicitarie sono invadenti e ad alta risoluzione e quelle sui treni malgestite e imboscate, in cui un viaggiatore, un cittadino, un turista, un poveraccio si sentono indesiderati e quasi risputati via.
A me non interessa che i treni di per sè siano pubblici. Le regioni possono appaltare i trasporti a chi vogliono, purché siano rispettate le leggi e i patti e garantita la sicurezza a utenti e lavoratori, e un buon servizio. La Saf che gestisce autobus e corriere nella provincia di Udine è un’azienda privata, ma non è peggio di tante pubbliche. Naturalmente temo molto la discesa in campo di altri attori che subentrino a Trenitalia, eppure al tempo stesso il servizio fa così schifo che mi chiedo se sia più realistico sperare di migliorare, piuttosto che di cambiare. Comunque, chiunque gestisca i treni, per me l’importante è che risponda al pubblico, non che lo sia.
Gli spazi, quelli sì, sono pubblici, e vanno garantiti per tutti. E dovrebbe essere pubblica anche la capacità di decidere.
Invece Trenitalia sfugge a ogni controllo governativo e democratico (bizzarra associazione di aggettivi, ma ci provo). Nessuno riesce a farsi rispettare, nessuno riesce a ottenere un buon servizio, nessuno riesce a liberarsene.
Perché? Non l’ho ancora capito, ci sto provando. Intanto, se vi interessa, qualche aggiornamento triste su quanto è dura la vita dei pendolari, e su come anche qui in Friuli, dove ci sarebbe un’alternativa pubblica nostra e gli austriaci qua vicino, e i comitati di pendolari agguerriti e attivi, non si può nulla contro quella creatura infernale che è diventata Trenitalia.

Io sono convinta che il peggioramento sia stato drastico e voluto in seguito all’alta velocità, e per spingere tutti a prenderla o andare a fanculo (vedi: pendolari). L’alta velocità sembra una cosa tanto nuova, eppure è già vecchia. Dopo il Portogallo che rinuncia almeno temporaneamente alla tav, la Germania rallenta un po’ i suoi treni – e sì che 250 chilometri all’ora sono comunque tanti. Interessanti le motivazioni: oltre ai costi minori, andare più piano riduce i ritardi dovuti al traffico.
Dopo un incidente su un treno ad alta velocità, anche la Cina ci sta ripensando.
L’Italia è uno dei posti al mondo dove l’alta velocità ha meno senso. È fatta di tanti piccoli paesi e città di medie dimensioni, che, ripeto, delle corse a rotta di collo tra Roma e Milano o tra Firenze e Bologna, a prezzi esorbitanti, non se ne fanno nulla. Una strategia intelligente sarebbe far correre lunghe tratte per non perdere tempo con i cambi dati dagli spezzettamenti, e razionalizzare le fermate di modo che certi treni le facciano tutte, e altri solo le principali. Per i pendolari, servirebbero servizi puntuali e più frequenti. Davvero, basterebbe questo – e smetterla con i ritardi e le cancellazioni. Per le tratte lunghe dei notturni decenti ed economici sono ideali, perchè permettono di viaggiare dormendo e risparmiare ore di veglia. Dopo di che, se uno ha così tanta fretta di arrivare in poche ore a Milano, così tanta fretta che per accontentarlo si buttano via i miliardi e si mette sottosopra il paese, se ha così tanta fretta per piacere prenda l’aereo.

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3 risposte a “Trenitalia è il male quater

  1. Non c’è molto altro da aggiungere… ci vediamo domani sera da Roberto?

  2. Stiamo solo ripercorrendo – mutatis mutandis secondo l’Italian way – le dolorose strade tracciate dai governi neoliberisti inglesi che condussero al disastro delle British railways. Qui un breve estratto di un articolo di D’Eramo sul Manifesto, giusto per rinfrescare la memoria ai nostri lungimiranti tecnici economisti. Che poi il sistema dei trasporti collassi, quello è un effetto collaterale: l’importante è il profitto.
    Come facciano le persone a restare passive e ad accettare tutto ciò resta per me un mistero. Eppure la mobilità dovrebbe essere – a mio avviso – un diritto…

    Buon inizio settimana!
    mk

  3. Le persone non lo accettano: si lamentano molto e, almeno qui ma sicuramente non solo, si organizzano in comitati di pendolari che possono essere molto agguerriti.
    La mala gestione delle ferrovie italiane secondo me è sia pubblica che privata – a quanto leggo e sento, ma devo approfondire, una volta il servizio non era così disastroso ma il sistema inghiottiva troppi soldi e sprechi. Sono giovane ma non così tanto e ricordo che una decina di anni fa i treni erano decisamente meglio (anche se non più puliti).
    Per me, in moltissimi settori, la dicotomia pubblico – privato può essere superata combinando i due. Se la Regione Friuli VG fa un appalto per i trasporti, ad esempio, e vincono ditte private o persino straniere, per me può anche andare bene. Il servizio dev’essere sovvenzionato, però, e ottimo, e questo è un compito della politica, che deve poter anche recidere il contratto in caso di disservizio. Inoltre ci devono essere controlli costanti.
    Abbiamo l’esempio molto buono delle Ferrovie Udine Cividale, pubbliche e funzionanti, con l’unico difetto, ma superabile, che il biglietto si vende in sedi distinte. Per me andrebbero bene diversi gestori per diverse tratte, senza esagerare ovviamente, ma tutto deve essere coordinato e controllato pubblicamente. Per gli areoporti è così, e funzionano.

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