finanziamento ai partiti

Una riflessione interessante sul finanziamento ai partiti. Il Manifesto è sempre a favore di contributi pubblici distribuiti in maniera trasparente e a beneficio della collettività; io pendo più per l’autofinanziamento. Ha i suoi limiti, ma meno del finanziamento pubblico. Ora tutti gridano allo scandalo per le questioni dei finanziamenti ai partiti, ma il problema è che la gente la maggior parte del tempo non si cura di come i soldi pubblici vengono spesi. Lo fa solo quando qualcuno fa emergere qualcosa di eclatante, e poi se ne dimentica di nuovo. Forse essere regolarmente chiamati a pagare sia con il proprio tempo che con il proprio denaro per avere un servizio (cosa che la politica dovrebbe essere) ci stimolerebbe a stare costantemente attenti a come questi soldi vengono spesi. Ovviamente l’autofinanziamento funzionerebbe su base volontaria e non andrebbe bene per servizi essenziali come la sanità o la giustizia, perché le conseguenze di un non funzionamento di questi dovuto a scarsità di fondi sarebbero troppo pericolose. Se invece si vuol fare politica, più che la pioggia di soldi serve l’impegno personale e la disponibilità a un po’ di sacrificio.

Annunci

10 risposte a “finanziamento ai partiti

  1. Per me, più del come e dal dove gli arrivino i quattrini, il problema è la classe politica. Anche se cambiasse tutto, ma al potere restassero comunque gli Alfano, i Casini, i Formigoni, i Calderoli, le Santanché, le Minetti, i La Russa, i Gasparri, i Bossi, i Veltroni, gli Scilipoti, i Giovanardi… beh cambierebbero gli strumenti, ma la musica sarebbe sempre la stessa.

    Il problema siamo noi. Nel ’92 Tangentopoli spazzò via un’intera classe politica: furono i magistrati a farlo, e non gli elettori. Quelli scambiarono Craxi con Berlusconi, Forlani con Casini, Occhetto con D’Alema e poi Veltroni.

    Dopo vent’anni la situazione si ripete: la magistratura sta facendo fuori Berlusconi, Bossi, Lusi, Penati, Belsito… ed è ancora la magistratura a farlo, non gli elettori. Quelli continuerebbero a votare come hanno fatto fino a ieri, salvo qualche lieve flessione assolutamente comprensibile, vista la gravità degli scandali (vedi i sondaggi degli ultimi giorni).

    Nel ’92 Giuliano Amato varò una manovra finanziaria d’urgenza per salvare le finanze del paese che lui stesso appellò «Lacrime e Sangue»; qualche mese prima, con un decreto legge aveva effettuato addirittura il ‘prelievo forzoso’ del 6 per mille dai conti correnti bancari di tutti gli italiani. Oggi abbiamo ancora un tecnico (Monti), e ancora manovre d’urgenza (i decreti «Salva Italia» e «Cresci Italia».) Le tasche anche in questo caso restano sempre le stesse.

    Ci mancano solo le bombe di mafia/stato o le stagioni dei veleni in qualche procura, e poi il quadro è perfetto.

    Quand’è che svoltiamo davvero? (noi italiani, ovviamente)

  2. Io sono per eliminare i soldi dalla politica! Rispetto a 20 anni fa c’è uno strumento che si è imposto e cioé la rete ed un blog/sito seguito fa molto più di tanti volantini e manifesti che imbrattano le città! Ovvio il partito è una struttura complessa che ha bisogno di fondi, ma non certo tutti quelli che stanno sperperando ora!!!
    Noi del Movimento 5 Stelle ci autofinanziamo organizzando un sacco d’iniziative culturali e lo facciamo a titolo gratuito! Siamo (quasi) tutti mossi da delle idee e vogliamo veramente cambiare le cose! La politica non deve diventare una professione, ma deve restare una passione alla quale uno sacrifica una parte della sua vita per donarla alla collettività e non agli interessi personali!

  3. Sono d’accordo con ambedue, tranne su una cosa: è vero che la politica non deve diventare una professione, ma sono favorevole a dare un rimborso / stipendio a chi viene eletto. E per rimborso intendo somme basse, quei tre-quattrocento euro che prende al mese un consigliere comunale (qui, almeno), qualcosa di più se sei sindaco, assessore, un po’ di più se sei parlamentare e devi trasferirti (duemila euro al mese? massimo). Infatti io se volessi fare politica nelle istituzioni non potrei mantenermi, se mi interessasse farla bene, perché leggersi le carte e presenziare alle sedute richiede molto tempo. Ora siamo pieni di avvocati e professionisti che fanno politica amatoriale, ma tanti di loro (non tutti) non hanno tempo di seguire bene, e quelli che lo fanno magari sottraggono tempo ad altre cose. Dare qualcosa a chi sta nelle istituzioni è giusto e dà la possibilità a tutti di partecipare, ma deve trattarsi di somme basse.

  4. Rispondendo anche a Michele, parlando con la gente io riscontro interessanti paradossi logici. Ci sono due tendenze, che spesso coesistono nelle stesse persone: l’ostinazione nel credere all’innocenza di politici palesemente corrotti, e l’idea che siano ‘tutti uguali’ (per cui un Vendola, politico che può piacere o no ma trasparente e finora sempre risultato onesto, viene messo sullo stesso piano di arraffoni della peggior specie, anche dagli stessi giornalisti).
    Un fenomeno che ho sempre trovato curioso, in particolare, è l’insistenza dei berlusconiani a credere che Berlusconi sia innocente, anzi che la sua colpevolezza sia qualcosa di indimostrabile (i magistrati vogliono farlo fuori, ce l’hanno con lui, è sempre risultato innocente, che tra l’altro non è vero, e così via). Questo è un atteggiamento che ho riscontrato anche al di là del singolo personaggio, nei casi di altri politici, e che non è garantismo ma fede cieca.
    Mi ricorda, al contrario, quando studiavo la caccia alle streghe. Una donna veniva arrestata perché sospettata di essere una strega. Veniva torturata: a questo punto di solito confessava. Se non confessava era perché il diavolo le dava la forza di mentire anche sotto tortura, e quindi bisognava insistere con i supplizi. Ad un certo punto, prima ancora della fine di questa grande follia collettiva, qualcuno si azzardò a dire: ma se una presunta strega fosse davvero innocente, come farebbe a dimostrarlo?
    Ecco, a me pare che la politica com’è vissuta da moltissimi italiani, cioè come tifo, funzioni così, ma rovesciando la questione. È impossibile dimostrare una qualsiasi colpevolezza, persino in tribunale. Ogni tanto ci sono casi di isteria collettiva, di odio per l’intera categoria, di apparenti piazze pulite, e poi si torna a riporre ciecamente la fiducia in persone che non la meritano, e a difenderle anche quando sono indifendibili.

  5. Cara Gaia,
    condivido appieno il tuo post sull’ammontare delle remunerazioni per chi svolge cariche politiche. In una delle ultime manifestazioni a Roma, su di un bus organizzato da SEL, concordavamo tutti sul fatto che se si riducessero significativamente i benefit della politica, a farla sarebbero grossomodo soltanto quelle persone che hanno forti motivazioni ideologiche, e scelgono di dedicare parte del loro tempo/vita alla nazione o alle rispettive comunità locali per il bene comune, e non per l’arricchimento personale. E’ difficile immaginare il faccendiere di turno che si sbatte tra una seduta e l’altra per pochi spiccioli.

    Purtroppo oggi la politica è intesa invece come una delle poche attività in cui si accumulano capitali senza aver alcun capitale iniziale. Dovremmo cominciare da qui: largo ai giovani che hanno voglia di migliorare veramente il paese, e lo fanno con spirito di volontariato, e non per istinto rapace-predatorio.

  6. Precisazione: sono contro il rimborso elettorale (finanziamento n.d.r) ai partiti! E contro gli stipendi da paperoni della maggior parte delle cariche politiche! Però trovo giusto che uno prenda un adeguato compenso per il suo sacrificio; presumo che 2500 euro al mese per un consigliere regionale siano più che sufficienti, 4000 per un parlamentare e 5000 per un senatore. Ti par possibile che il presidente della provincia autonoma di Bolzano prenda più di Obama? Ma siamo fuori! Lo stipendio secondo me deve essere agganciato agli stipendi più bassi ora esistenti in Italia, vedi come in un mese risolvono il problema del precariato!

  7. Ivan for president! Spero che Monti legga questo post…

  8. Mi sa che a Monti non è sfuggito che gli italiani vorrebbero tagliare i costi della politica… se fa poco o niente, ahimè, credo dovremmo prendercela proprio con il nostro parlamento eletto.

  9. Sarebbe bello se il presidente del consiglio mantenesse nei confronti di politici ed istituti di credito la stessa intransigenza di cui ha dato prova con pensionati, sindacati e lavoratori dipendenti… nel frattempo, negli altri dicasteri si approntano squadre di calcio a spese dei contribuenti… Io continuo a non vedere uno straccio di politica industriale, un piano dei trasporti o per l’energia. Davvero più che un governo mi sembra una commissariato di liquidazione per un ente di stato in bancarotta.

  10. L’idea che mi sono fatta è che Monti non debba rendere conto agli italiani, ma alle banche, all’ “Europa” (nell’accezione particolare di istituzioni e finanza, non certo del continente), al parlamento attuale. Ripeto: non agli italiani. Magari qualcuno dei suoi è pure convinto di far bene, per carità. Lo sarei anch’io, se venissi catapultata lì da chissà dove.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...