aperture domenicali

Un amico mi ha chiesto di scrivere cosa penso delle aperture domenicali. Non so in altre regioni, ma la questione qui è molto sentita, perché c’è tanta grande distribuzione e la grande distribuzione è spietata.

Quello che penso in proposito è simile a quello che penso sull’articolo 18: capisco le battaglie ma ritengo che bisognerebbe concentrarsi su altre cose e pretendere cambiamenti radicali e non la difesa di diritti acquisiti che però mal si adattano a nuovi contesti.

È evidente che se lavori dal lunedì al venerdì, o al sabato addirittura, e ti resta un solo giorno per stare con la tua famiglia / vedere i tuoi amici / andare a pescare, dover lavorare di domenica è un incubo – anche se poi quella giornata la recuperi durante la settimana. Dirò però che io in realtà sono cresciuta con i genitori che ogni tanto lavoravano di notte e le domeniche, e non li ricordo per niente assenti. Il problema forse è la solitudine della famiglia mononucleare, ma questo è un argomento a cui qui posso solo accennare.

Io personalmente nei centri commerciali la domenica non ci vado, ma d’altronde non ci vado proprio mai. Ho amici che ci lavorano e odiano doverlo fare quando gli altri si riposano. Se voi siete tra quelli che vanno a fare acquisti la domenica, sappiate che dall’altra parte del bancone c’è qualcuno che vi maledice sottovoce prima di dirvi buongiorno.

Se è almeno razionalmente comprensibile che qualcuno possa fare compere proprio e solo la domenica, non ci sono veramente scuse per i vari Pasquetta, 25 aprile, Primo Maggio e Ferragosto in cui i centri commerciali ormai sono quasi sempre aperti (il Primo Maggio tende a salvarsi, ma vacilla). Dal mio discorso sulle domeniche quindi esulano questi giorni veramente speciali, più di semplici domeniche, che sono pochi e in cui il paese ha veramente diritto di fermarsi collettivamente, che servono a riunire le persone a cui mancano occasioni più frequenti di incontro, e che devono valere per tutti ad eccezione di chi offre servizi essenziali o emergenziali come un medico. Ci può anche stare che i ristoranti aprano in quei giorni, preferibilmente a turno, perché tutto sommato permettono alla gente di stare insieme. Ma i negozi? Che bisogno c’è di andare in un negozio a Pasquetta?

Premesso tutto questo, io non sono mai riuscita a oppormi così radicalmente alle aperture domenicali, nemmeno quando toccavano a me.

Innanzitutto, lo dico subito per toglierlo di mezzo ma non è assolutamente la mia argomentazione principale, i negozi ora tendono ad aprire in orari di ufficio. Dato però che in quelle ore la maggior parte della gente lavora, avrebbe più senso escogitare un sistema per essere aperti quando gli impiegati, buona parte degli operai, i dipendenti pubblici, e così via, sono liberi, e magari chiudere in altri momenti. Hanno senso le aperture continuate, o in pausa pranzo, le sere, il sabato e, secondo alcuni, anche le domeniche. Non è una questione semplice ma il sistema attuale si potrebbe anche modificare, anche se questo forse contrasta con la mia proposta di part-time per tutti. Inoltre paradossalmente chi lavora in un negozio non ha mai tempo per andare a comprarsi qualcosa da altre parti. E poi lavorare la mattina, tornare a casa per il pranzo, e ritornare il pomeriggio, senza essere pagati per il su e giù e rientrando molto tardi, non è un granché. Comunque, questo ormai vale solo per i negozi cittadini, non per i centri commerciali.

Inoltre, un negozio che apre la domenica può offrire lavoro a studenti o persone a cui non interessa particolarmente avere libero quel giorno, e che hanno bisogno di lavorare un po’ – come d’altronde fanno locali e ristoranti da sempre.

Detto ciò, la mia principale obiezione alle obiezioni al lavoro domenicale è che l’idea di una società in cui si lavora dal lunedì al sabato, e si lotta per salvare un giorno libero, uno solo, è una schiavitù, è terrificante. È anche terrificante una pista da sci o una spiaggia la domenica, ammassata di gente ansiosa di godersi l’unico giorno di riposo, ed è quasi uno spreco pensare che il resto della settimana, salvo nei mesi proprio di punta, quelle bellezze non se le gode nessuno. Sì, lo so, questa è la società in cui viviamo. Ma non va bene. Si lavora troppo. Ci si gode troppo poco la vita. E poi chi ha un solo giorno libero alla settimana che cittadino è? Lo userà per divertirsi, fare sport o pulire la casa, se ha figli starà con loro, ma difficilmente troverà il tempo di acculturarsi, partecipare alla vita della sua comunità, fare politica, volontariato… sono così tante le cose per cui serve tempo, un solo giorno non basta! Per non parlare del diritto all’ozio. Io lavoro anche meno di venti ore alla settimana (contarle è difficile), e mi sembra di aver sempre da fare.

Pensate di avere un part time e tre, quattro giorni liberi la settimana, per farvi un giro, incontrare i vostri cari i giorni liberi che coincidono (perché anche loro avrebbero un part time), fare commissioni senza prendere ferie, andare al mare. Pensate di poter lasciare i vostri bambini non solo alla scuola pubblica o alla baby sitter pagata, ma ai familiari, agli altri amici con bambini, ai vicini di casa, come si faceva una volta, prima che i bambini diventassero un fardello e allo stesso tempo un’ossessione, quando crescerli era un’esperienza più collettiva e probabilmente meno ansiogena (e qui ci sarebbe tanto da dire… ma mi fermo).

La domenica è contemporaneamente un contentino e un feticcio. Forse è un rito che ha senso in una comunità ristretta, come un piccolo paese, che in quel giorno si ferma e si incontra. Ma le nostre vite non sono così semplici, così scandite da tempi uguali per tutti. Per gli universitari la festa è il mercoledì, per dire. I negozi a Udine sono chiusi di lunedì. Chi alleva animali, chi fa l’artista, chi scrive libri, sa che certi lavori non conoscono giornate libere. Sa anche che è possibile essere realizzati con ritmi diversi, senza timbrare un cartellino e non vedere l’ora di uscire. Certo, non tutti hanno questa fortuna. Ma tutti possono pretendere di avere più tempo libero, in cambio, certo, di un guadagno minore. La tecnologia è così avanzata che il lavoro non serve più alla mera sopravvivenza. Serve ad assicurarci un di più che ci hanno convinto sia indispensabile. Rinunciamoci, e rinunciamo a quelle ore di lavoro inutili. Con più tempo libero, inoltre, potremmo farci da soli le cose che paghiamo altri per fare, come pulire le nostre case o badare ai nostri figli. Non ci servirebbe l’auto perché avremmo il tempo di prendere i trasporti pubblici. Economicamente sarebbe addirittura un guadagno.

Forse, sarebbe meglio che la domenica lavorasse solo chi è veramente indispensabile, ma come ho detto secondo me non è quella la questione importante. Mi dichiaro addirittura agnostica sul tema specifico. D’altronde, ci saranno sempre persone che lavoreranno quando gli altri si divertono, anzi proprio per permettere a queste altre persone di divertirsi. Chi non ha un amico che non vede tanto perché lavora la sera, o le domeniche al cinema o al ristorante, e così via? Avere più tempo libero in generale ci permetterebbe di stare più spesso assieme alle persone a cui teniamo, senza limitarci ad un solo giorno alla settimana, senza aggrapparci a quell’unico giorno come se gli altri non dovessero appartenerci.

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