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Ultimamente è stato scomodato pure Peppino Impastato, l’attivista e politico ucciso dalla mafia nel 1978 e diventato un mito. A suo proposito ci siamo beccati i soliti moralismi mediatici. Un amico mi ha segnalato l’articolo con cui il Corriere della Sera diede la notizia della morte di Impastato (“Ultrà di sinistra dilaniato dalla sua bomba sul binario“), spiegandola con un attentato – suicidio e descrivendo Peppino come un bombarolo e un fallito.

Ora lo stesso giornale dà spazio al lamento dei poveri si tav, vessati e intimiditi, che vogliono fare una manifestazione a favore dell’opera. Io c’ero l’estate scorsa quando ne organizarono una simile, a Susa, e non ci andò quasi nessuno, nemmeno i no tav per contestarli. Li lasciarono fare e poi risero della sceneggiata.

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Una risposta a “informazione

  1. gaiabaracetti

    Un bell’intervento di qualcuno che conosceva Peppino Impastato, e risponde al giornalista che rimprovera il no tav dicendo che : ” “Peppino lottava contro la mafia e non contro le istituzioni.” Il progetto di lotta di Peppino era di gran lunga più vasto, rispetto ai tentativi di ridimensionarne la figura come esempio di difesa della legalità e dello stato, contro la mafia che ne sarebbe il nemico. Se la mafia non andasse a braccetto con molti dei politici, potrebbe essere così, ma non lo è. Peppino aveva in mente la demolizione dello stato borghese con tutte le sue regole di violenza, la sua strategia di accumulazione delle ricchezze nelle mani di pochi attraverso lo sfruttamento dei molti. L’uguaglianza economica e politica. Peppino era un comunista. Peppino, in Val di Susa ci sta benissimo.”

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