parlare a vanvera di decrescita

Sigh. Mi scuso se ultimamente sto postando troppo (e ho anche tante cose in coda che aspettano), ma non riesco a non farlo. Per esempio: un amico mi ha mandato un link sulla decrescita suggerendomi di leggere i commenti dei lettori. Il problema è che il testo in sè era pieno di sciocchezze, ma pubblicato su un sito molto letto (quanta gente ha il tempo di leggersi le correzioni dei lettori, e quanta si fida del finto esperto che scrive cose a caso nel testo principale?). Penso sia pericoloso che persone che non sanno di cosa stanno parlando presentino ad altri una teoria di cui non hanno capito molto, smontandola.
Ieri vedo che è successo di nuovo: una persona che ammette di non aver mai superato esami di micro e macro economia parla senza conoscere, a quanto pare, né le teorie classiche né quelle della decrescita che le mettono in discussione. Ma perché chiunque sia riuscito in qualche modo ad entrare nella squadra di una rivista o di un sito, poi può scrivere tutto quello che gli pare?
Se vi va, potete leggere quello che ho da dire io a questi critici della decrescita che non hanno ben capito cosa sia.

Uno. Filippo Zuliani, ilpost
Cominciamo dalle sue affermazioni su PIL e benessere: se non lo definisce, come fa a dire che il benessere è correlato al PIL? Il benessere può essere davvero qualunque cosa, a seconda appunto delle definizioni. Inoltre, Zuliani ignora che il PIL, e quindi secondo lui il benessere, dei paesi ricchi è costruito sulle spalle dei paesi poveri depredati. Per averne una dimostrazione consiglio di informarsi sull’impronta ecologica, che ci dice quante risorse consumiamo rispetto a quante ne possiede il nostro paese (e quindi quante provengono da altrove).
Ma veniamo a una delle prime affermazioni che sfidano la logica: l’efficenza energetica non è decrescita perché libera risorse da spendere in altro. Ma stiamo scherzando?? Questo ha lo stesso senso che dire che non comprarmi una merendina non è fare la dieta perché risparmio soldi da spendere in altro cibo.. uno che fa un’affermazione del genere non dovrebbe pubblicare nulla, perché significa che non è in grado di ragionare.
Semplicemente: risparmio energia così ne produco di meno. Fine. (Tra l’altro, basterebbe leggersi bene gli autori che si cita, e lo spiegano già loro). Se poi risparmio energia e soldi e spendo risorse per qualcos’altro, questa non è decrescita. Il risparmio energetico è uno strumento della decrescita, ma ha una funzione anche in altri contesti.
La parte sul libero mercato non ha senso perché le persone sono condizionate a consumare, subiscono un bombardamento continuo che ammonta a un vero e proprio lavaggio del cervello, e il comprare a cui sono spinti non necessariamente coincide con il loro ‘benessere’ (di nuovo, Zuliani sottintende una definizione di benessere che io non condivo per niente: possesso materiale). Magari siamo tutti più felici passeggiando nel bosco piuttosto che comprando un nuovo aggeggio, ma non ce ne rendiamo conto. Per questo la teoria della decrescita cerca di aprire gli occhi.
Nessun teorista della decrescita, che io sappia, ha mai detto che non devono esistere i prezzi di mercato nel senso di far avere tutto gratis a tutti. Un classico della decrescita è l’autoproduzione: siccome devo procurarmi le materie prime, che sono finite per definizione, e usare il mio tempo, che è anch’esso finito, va da sé che non possiamo avere tutti tutto. Solo che questo sistema esiste al di fuori del mercato (oppure si basa su una forma primitiva di scambio che è il baratto, anche se di solito si parla più di autosufficienza e dono).
Sulle difficoltà di applicare la decrescita tramite un governo posso essere parzialmente d’accordo, anche se uno dei vantaggi di questo modo di vedere il mondo è che è estremamente flessibile, nel senso che, preso atto dei problemi, ogni individuo, comunità o popolo può cercare strade proprie per la loro soluzione. Inoltre la decrescita è una di quelle filosofie che predica l’autodisciplina prima di dire agli altri cosa fare, e per questo è particolarmente preziosa, perché si basa, anche se non interamente, sull’esempio.
Infine: la decrescita non è una filosofia basata sulla paura, ma sulla prudenza: come non è certo che avrò il cancro se continuo a fumare, sicuramente smettendo riduco le possibilità. Inoltre non puzzo, non ho una dipendenza, risparmio denaro e quindi ore di lavoro, non consumo risorse per la coltivazione di tabacco, e non tossisco. La mia vita migliora. Che c’entra la paura?
Soprattutto, la promessa della decrescita è quella di un futuro di sobrietà, ma anche di convivialità, di condivisione, di tempo libero, di piaceri semplici… non farà per tutti, ma di sicuro per molti è attraente.

Due. Sul Corriere leggiamo l’attacco di tale Antonio Pascale, persona che si vanta della propria incompetenza economica, e poi procede a dissertare di economia. Io che quegli esami li ho passati provo a rispondergli, anche se molta meno gente leggerà quello che scrivo io.
Contrariamente a quanto sostiene il titolo, la decrescita è il contrario di egoismo perché sostenendola i cittadini dei paesi ricchi, che hanno sprecato e depredato, si impegnano a ridurre i propri consumi per il bene dell’umanità intera. In un contesto di decrescita si può accettare che i molto poveri aumentino i propri consumi se necessario per una vita dignitosa, ma al tempo stesso criticare gli ideali consumistici che spingono le popolazioni ‘povere’ a imitare modelli deleteri propagati dall’occidente e distruttivi per tutti.
Poi, come sottolinea un lettore: perché secondo Pascale produzione e reddito sono la stessa cosa? Cito questo lettore, il signor Luca: “C’è chi si autoproduce l’insalata, questo non fa crescere il reddito, ti fa risparmiare, ti fa stare bene e ti fa mangiare meglio. C’è chi invece non produce niente ma ha un reddito elevato, tipo un operatore finanziario che compra e vende titoli tutto il giorno e che poi l’insalata se la compra nei sacchetti di plastica al supermercato.” Questa, per inciso, non è teoria economica, è evidenza. Ogni tanto bisogna ricordarsi anche di quella.
L’equazione keynesiana è buttata là e quindi non la commento nemmeno, se non per sottolineare che la prima legge dell’economia è che le risorse non sono infinite, e questo viene prima di tutto. Il pianeta è limitato, se lo consumi tutto resti senza. Sottolineare che siamo miliardi e abbiamo ancora da mangiare, quindi le Cassandre avevano torto, significa guardare solo al nostro benessere, dimenticando tutti gli altri miliardi di esseri umani che soffrono la fame, che si ammalano o muoiono in disastri ambientali causati dall’inquinamento o dal cambiamento climatico, che rischiano la vita per emigrare, che sono sfruttati per mantenere il nostro tenore di vita, e soprattutto dimenticando che se io ho la dispensa piena e la svuoto tutta in un giorno, certo che per quel giorno sono a posto, ma poi? Gli esperti calcolano, oltre a quello che abbiamo adesso, quello che ci rimane. Come spiega Jared Diamond in Collasso, le società che si sono estinte o sono crollate per aver consumato tutte le risorse disponibili spesso entravano in crisi subito dopo aver raggiunto l’apice della prosperità. Dire: stiamo pur bene, perché questi uccellacci del malaugurio lo negano?, è come guardare alla Francia prerivoluzionaria dal punto di vista di Maria Antonietta.
Aggiungo anche che qualità e quantità non vanno di pari passo, contrariamente alla bizzarra affermazione di Pascale. Innanzitutto, i più poveri cercano di imitare i consumi dei più ricchi, come teorizzato da Veblen più di cento anni fa, però non possono permettersi sia qualità che quantità, quindi devono scegliere. Se ci accontentassimo di avere poca roba ma buona, magari pur essendo ‘poveri’ avremmo cose di miglior qualità, cibo sano, vestiti belli e resistenti, case semplici ma arredate con gusto, per fare degli esempi. Ma siccome il modello del mondo in cui viviamo non è questo, é: consuma e cambia spesso, osserviamo che la gente preferisce avere tanta roba anche se di qualità scadente, contrariamente a quanto si faceva una volta, quando un vestito durava tutta la vita. Naturalmente ci sono le eccezioni, ma dire che qualità e quantità vadano di pari passo contraddice tutto quello che osserviamo attorno a noi.
Infine, per quanto riguarda la fiducia della tecnologia, io non nego che si possano trovare tecnologie meno impattanti che risolvano certi problemi, ma è anche vero che finora è la tecnologia il motore che spinge a consumare e distruggere, per mantenersi al passo e gettare via ciò che non ci serve anche se ancora funzionante. Per non parlare dei costi ambientali ed economici del sostenere un ritmo rapidissimo di progresso tecnologico, di cambiamento ed esperimenti. La tecnologia è uno strumento, né buono né cattivo: come verrà usato dipende dall’intenzione.

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15 risposte a “parlare a vanvera di decrescita

  1. al di là delle opinioni di zuliani, la cosa da notare è quanto interesse susciti l’argomento: basta leggere la lunga ed interessante discussione che segue. questo è un fatto positivo di per sè, è segno che queste idee stanno girando.
    da altri commenti che avevo letto in passato mi pareva che zuliani fosse molto disponibile al confronto ed intellettualmente onesto. se gli scrivi probabilmete puoi contribuire alla discussione.
    sulla sua autorevolezza non ho nessuna idea, può darsi che tu abbia ragione, comunque credo che sia entrato nel post perchè il blog che cura ha raggiunto un livello di traffico notevole e questo è un fatto di per sè abbastanza significativo.
    sul pil, non dice esattamente che pil=benessere, dice che gli altri indicatori che sono stati suggeriti sono risultati correlati con il pil, dunque sostanzaialmente equivalenti. magari non è vero, non lo so, ma se fosse vero sarebbe un dato su cui riflettere.
    ultima osservazione:l’unico punto interessante dell’articolo di zuliani secondi me è quello in cui esprime i suoi dubbi sull’efefttiva implementazione pratica dei principi della decrescita, quello è un punto interessante.

  2. Infatti, quello è un punto abbastanza valido e sicuramente da discutere, ma la decrescita non è un programma politico, è una serie di osservazioni e proposte alternative, che ognuno deve innanzitutto fare proprie. Alcuni teoristi della decrescita secondo me dovrebbero iniziare ad andare oltre, proponendo misure anche legislative quali la redistribuzione dei redditi, un’ulteriore incentivazione del part-time, la tassazione delle case sfitte…
    Per quanto riguarda gli indicatori che lui sostiene essere correlati al PIL, a parte che questi risultano essere, dandoci un’occhiata, anch’essi molto economici, quindi legati al PIL per forza, c’è da ricordare che i paesi in cui questi indicatori sono bassi sono spesso vittime di forme di sfruttamento cui bisognerebbe porre fine per un mondo più equo, e la decrescita è anche questo.

  3. Antonio, personalmente sono sempre disposto al confronto intellettualmente onesto. Benvengano argomentazioni contrarie, quando sono motivate ed esposte col dovuto rispetto. Certo, bisogna imparare a argomentarla quella contrarieta’, con garbo. Hai voglia a discutere civilmente con chi tuona “testo pieno di sciocchezze”, “persone che non sanno di cosa stanno parlando”, “non è in grado di ragionare” dall’alto di certezze granitiche – avercene – senza per altro rispondere nel merito ad alcuno dei punti del contendere.

  4. Mi dispiace se l’ho offesa. Io credo di aver risposto punto per punto al suo post, nel merito, si rilegga i miei commenti. Personalmente ritengo davvero che lei, almeno a quanto emerge dal suo post, non sia ben informato su cosa si intenda per decrescita, e che certe sue affermazioni sfidino la logica. Questo mi fa arrabbiare perché il suo è un post molto letto, e per colpa sua molte persone potrebbero farsi un’idea sbagliata di una teoria seria ed importante, a mio giudizio una delle soluzioni principali alla crisi in cui ci troviamo.
    Sui toni mi prendo le mie responsabilità, ma dei contenuti della mia critica sono fermamente convinta, non per certezze granitiche ma perché io leggo con attenzione.
    Mi permetto anche di farle notare che lei stesso, parlando di Pallante, usa termini quali ‘surreale’ e ‘delirio quasi totale’. Queste non sono affermazioni rispettose, non più delle mie perlomeno.

  5. Davvero incredibile. Leggendo i post di Zuliani e Pascale, mi accorgo che non hanno mai letto (o almeno danno questa impressione) nessuno degli autori ‘classici’ della decrescita. Zuliani mi sembra addirittura aver sviluppato a suo uso e consumo la definizione di decrescita che dà Wikipedia (mi dispiace in particolar modo per lui, che dice di essere un fisico e dovrebbe essere avezzo alla trattazione rigorosa di modelli teorici).
    Io credo che prima di criticare una teoria, bisogna con *molta* umiltà leggerla, assimilarla e studiarla con onestà intellettuale e senza preconcetti. Una volta che essa ci appare completamente chiara nella sua interezza, è allora possibile dissezionarla e analizzarne le criticità.
    Entrambi i post sono pieni di falle concettuali e di asserti opinabili. Più che contributi critici al dibattito sulla decrescita, mi sembrano delle critiche molto soggettive, e per di più inesatte, ad articoli di altri autori letti sul web.
    Se costoro applicassero i concetti della decrescita alla produzione dei post nei loro blog, forse il risultato migliorerebbe… : )

  6. Gaia, che blog triste che hai. Suggerimento: venite più spesso (anche senza dirlo agli amici…) sul blog wordpress di Filippo. Lì si discute senza preconcetti di efficienza e innovazione nel mondo dell’energia e dei trasporti e ci divertiamo un sacco.

  7. @ Defcon70: Caro Defcon70, questo sarà anche un blog triste, ma è uno dei pochi blog che ho trovato sulla rete nel quale non ci sono flame, perché gli utenti che lo frequentano sono tutti molto rispettosi dell’altrui pensiero. Quasi mai, infatti, vengono inviati messaggi ostili o provocatori, come invece mi pare stia facendo tu.
    Tutti rispettano le regole della Netiquette, in particolare i punti 7 e 9, e Gaia è un’ottima moderatrice. Come puoi ben vedere, non cancella neppure i post puerilmente offensivi che non motivano le critiche al suo blog, e lascia spazio critico e di confronto a chiunque.
    Forse ti sarà sfuggito, ma anche se io, Gaia, Antonio e tutti gli altri suoi numerosi lettori abbiamo opinioni diverse rispetto a quelle di Zuliani e di Pascale, non abbiamo mai pensato – neppure per un momento – di scatenare flame o pubblicare post offensivi sui loro blog: ci siamo semplicemente limitati a commentare (con toni forti dettati dal dispiacere, questo lo ammettiamo tutti, ma *a casa nostra* proprio per non urtare la sensibilità di nessuno) la «povertà dialettica» delle critiche mosse dai due autori alle teorie sulla decrescita.
    Il dispiacere deriva dalla superficialità e dalla mancanza di approfondimento che molti blog pseudo-scientifici dimostrano quando si dibatte di temi a nostro avviso così importanti per il nostro futuro, e quello dei nostri figli.
    Io non conosco personalmente nessuno degli autori dei commenti di questo blog, e neppure Gaia; però seguendolo quotidianamente ho imparato ad apprezzarli tutti, per il senso civico, il garbo e l’originalità dei contenuti che ciascuno di loro riesce ad esprimere in questa «casa comune».
    Nel tempo, mi sono scoperto ad apprezzare soprattutto la passione con cui essi dibattono degli argomenti che stanno loro a cuore. Mi dispiace se ciò possa non piacere o urtare l’altrui sensibilità, però è proprio questa passione che rende il blog di Gaia «autentico», e non «triste» come dici tu.
    Pertanto ti invito a seguirlo e a leggerlo per almeno qualche mese, prima di emettere giudizi così trancianti e poco lusinghieri: vedrai che non sarà tempo perso, anche perché Gaia ha davvero un’ottima penna, per cui anche se non converrai sui temi e sul contenuto, almeno ne godrai della sua scrittura.
    Buona giornata,

    Michele

  8. Grazie Michele, le cose che scrivi mi incoraggiano molto. Comunque, lo dico anche a Defcon70, io cerco di prendere in considerazione solo critiche precise, come faccio anche quando scrivo i miei libri, perché se a uno non piace il blog in sè non posso farci molto. E’ come sentirsi dire da qualcuno che gli stai antipatico ‘a pelle’: potrebbe tenerselo per sè.

  9. Non c’è bisogno di scomodare la netiquette. Io l’etiquette la rispetto anche nel mondo reale. Ho riportato la mia sensazione d’impulso, ma comunque dopo aver letto molti post: la triste sensazione che provo di fronte alle persone che nella vita reale e virtuale si deprimono a causa di problemi che non comprendono e che quasi pare non vogliano comprendere.
    Il blog di Filippo ha questo innegabile merito: cercare di inquadrare in modo comprensibile (nonostante i miei commenti…) le possibili ricette che la nostra società deve indirizzare riguardo i complessi problemi in tema di energia, trasporti e crescita sostenibile in genere. Solo una parte minima vanno sul suo spazio su “Il Post”, solo quelli su temi più popolari. Dopo la lettura di quasi ogni suo articolo, chiunque può dire di essere meno inconsapevole.

    E ora un po’ di pubblicità, per risollevare il PIL… Gaia, conosci la Ibiskos Editrice di Antonietta Risolo di Empoli (FI)? Mai avuto a che fare? Ci lavorano persone in gamba.

  10. gaiabaracetti

    Io non penso di parlare di cose che non comprendo, direi piuttosto che ci sono vari livelli di comprensione. Magari uno scienziato capisce le tecnologie da un punto di vista appunto scientifico, ma esiste anche la ‘teoria’, il decidere cosa fare di queste tecnologie, che ruolo possono avere, e perché. Altrimenti si grida al miracolo, e poi si scopre che porta anch’esso al disastro (e succede spesso).
    Io non credo nello stesso concetto di crescita sostenibile, una contraddizione in termini, e questo è l’aspetto che mi interessa di più, più ancora dell’aspetto tecnico di per sè. Magari su quest’ultimo Zuliani è competente, non posso negarlo, ma dopo aver visto come tratta un argomento importante e che mi sta a cuore, cioè lì sì non capendolo e stravolgendolo, non posso dire di aver tanta voglia di leggerlo.
    Detto questo no, non conosco questa casa editrice, mi informerò… di che si occupa?

  11. E va be’, se sei proprio convinta che la crescita sostenibile sia una contraddizione in termini…
    http://energiaemotori.wordpress.com/2012/02/29/son-soddisfazioni-2/

    La Ibiskos è un editore che ti può rendere servizi credo migliori della Phasar. A meno che tu non stessi proprio cercando una tipografia.

  12. gaiabaracetti

    La crescita sostenibile presuppone comunque un aumento del pil, per cui non è e non potrà mai essere la stessa cosa della decrescita. La decrescita si sgancia da questa misurazione e anzi prevede una riduzione del pil, la crescita sostenibile no. Sono due cose diverse.
    Chi sostiene la decrescita non necessariamente si isola, anzi spesso si unisce agli altri nei dibattiti, nelle istituzioni, nei gruppi di acquisto solidale, nell’azione collettiva… e soprattutto, uno dei pilastri della decrescita è la convivialità, cioè lo stare insieme e collaborare. Cosa c’entra andare sui monti?
    Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria e sociale, tornando a vivere vite più sane ci si ammalerebbe meno, inoltre altri suggerimenti della decrescita sono prendersi cura dei propri vecchi e bambini, così da avere meno bisogno di servizi forniti da altri e pagati in denaro. Non tutto, comunque, deve essere necessariamente autoprodotto, e sicuramente c’è posto in una società della decrescita per forme di reddito per procurarsi i beni che non si possono autoprodurre, e per la tassazione. C’è della flessibilità.
    Infine, l’efficenza energetica ha senso solo se accompagnata al risparmio. Se io isolo la mia casa per tenere temperature tropicali d’inverno, è chiaro che un ‘decrescista’ mi direbbe che non ho capito niente.

    Io volevo autoprodurre il mio libro. La phasar ha offerto stampa, un editing professionale (vorrei chiamarlo correzione di bozze), e distribuzione. La promozione sta a me. Per ora sono soddisfatta.
    (Grazie comunque del suggerimento)

  13. A Monteveglio (BO) c’è un gruppo di transizione – magari non lo sai, sono quelli che hanno preso sul serio una vita in decrescita; c’hanno tutto: il decalogo autarchico, il forno per il pane, l’impianto FV comunitario in Conto Energia (eeeeh?! vuol dire che gli stiamo pagando NOI l’impianto con la componente A3 in bolletta!), ecc.. Stanno sui monti.
    http://montevegliotransizione.wordpress.com/

    Contribuiscono al PIL (spero anche all’erario…) organizzando talk e vere e proprie conferenze per spiegare la decrescita.

  14. gaiabaracetti

    Io dico solo che ci sono varie strade. Il fatto che qualcuno stia in montagna in comunità come questa non vuol dire che bisogna isolarsi per mettere in pratica la decrescita. Poi ogni esperienza può essere interessante e più o meno condivisibile.

  15. Ho letto, seppure velocemente, il post di Zuliani e , sebbene devo dire che anche secondo me il punto debole della decrescita è l’aspetto applicativo delle teorie di latouche, tuttavia il post mi è sembrato solo un caso di “greenwashing”, poco convinto per giunta, del concetto nudo e crudo di crescita “vecchio stile”. Come quando accendi la radio e senti la pubblicità di una nuova auto definita eco-friendly solo perchè fa 15,5 invece di 15 km con un litro. Nuovo packaging per un prodotto vecchio su un mercato saturo…..
    La crescita sostenibile, per chi la supporta veramente, deve necessariamente poi implicare un idea di decrescita, per lo meno di quelle attività che altrimenti la renderebbero insostenibile. E viceversa la decrescita prevede comunque la crescita e lo sviluppo di attività alternative. E deve poi di necessità svincolare anche l’idea di crescita e sviluppo da parametri solamente e meramente economici, dato che è in larga misura questo, il dominio della dimensione economica su tutte le altre sfere umane, a squalificare il modello produttivista attuale.

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