apple

Per la serie ‘come va a finire’: avevo scritto più volte delle condizioni di lavoro nelle fabbriche degli iPad: pare che la pubblicità negativa stia costringendo la Apple a cercare di prendere provvedimenti. Io sollevo le stesse obiezioni che avevo sentito ai tempi del boicottaggio della Nike: le aziende più grandi sono più clamorose e più facilmente colpibili, ma chi va a controllare tutte le altre? Per me il problema resta il consumismo e il feticismo associato a un marchio, che fanno comprare, comprare, comprare, senza pensare ad altro.

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2 risposte a “apple

  1. Nel 1938 – quasi un secolo fa – il buon Brecht scrisse «L’anima buona di Sezuan», un’opera meravigliosa che consiglio a tutti di vedere (qualche anno fa era portata in scena da una bravissima Mariangela Melato). Ebbene, quest’opera è ambientata nell’immaginaria regione cinese di Sezuan (riferimento letterario alla provincia cinese del Sichuan), che Brecht prese a modello come luogo dello sfruttamento più bieco e totale dell’uomo verso i suoi simili. Il dilemma che poneva Brecht era se fosse possibile continuare ad avere un comportamento eticamente corretto, quando il contesto in cui si viveva – idealizzato nel Sezuan – fosse talmente disumano da sopraffare chiunque agisse secondo coscienza, costringendo di fatto anche «l’anima più buona dell’intera regione» a trasformarsi nel peggiore degli aguzzini, pur di assicurarsi la sopravvivenza.

    Oggi scopro dal tuo link che nel Sichuan di brechtiana memoria ha sede proprio lo stabilimento principale della Foxconn, azienda accusata di sfruttare letteralmente i propri dipendenti.
    La prima domanda che mi faccio è cosa sia cambiato in questo famoso ‘secolo breve’, se si trascura il fatto che prima lì nel Sichuan producessero vasi, porcellane e sete, e ora iPad e motherboard (non c’è solo la Apple, tantissimi utilizzano i servizi della Foxconn).
    Certo, che senso della tradizione, ‘sti cinesi.

    La seconda domanda è come possa un’azienda che produca prodotti high-tech aver capitalizzato più del PIL dell’intera Svezia (!!), e più delle riserve auree della FED, la banca di stato della prima superpotenza mondiale. Non è che è un po’… “distorta” questa situazione? Non ci ricorda nulla?
    Visto che la Apple non ha (fortunatamente) potere di conio, vuol dire che tutti questi soldi che riesce ad introitare hanno lasciato (certo anche volutamente, ma spesso nolentemente) le tasche di tante altre persone: quando qualcuno si arricchisce tantissimo, è sempre a discapito di altri soggetti. Iniziamo allora a chiederci a chi sarebbero dovuti andare quei soldini che invece la Apple è riuscita a rastrellare così bene. Non sarebbe meglio se la Apple guadagnasse appena un po’ di meno, e le condizioni dei lavoratori della Foxconn fossero migliori?
    (I tecnocrati-economisti inorridiscono: e il PIL ?! «Condizione dei lavoratori» non concorre al PIL, mentre capitalizzazione d’impresa sì…)

    Quando ai cittadini (anche quelli che si professano di ‘sinistra moderna’) verranno imposte condizioni di lavoro simili, in quanto prodromiche a modelli di business così vincenti (e chi può negarlo? guardate wall street! Allora perché mai non importarli anche da noi?), e dunque saranno costretti a fare a meno per ore di iPhone, iPad e iPod, e di tanti diritti acquisiti e di buona parte dello stipendio, solo allora si risveglieranno dal rimbambimento virtual-onirico delle multinazionali benefiche e filantropiche che «non fanno solo profitto», nossignori, ma operano per «migliorare la nostra qualità di vita», e l’enorme contraddizione già denunciata da Brecht si materializzarà sulle loro teste come un gigantesco macigno: ma sarà troppo tardi per scansarlo, perché la pestilenza non perdona mai chi la guarda avanzare da tutti i lati non facendo nulla per combatterla, ritenendo stolidamente sia un problema di altri che non lo riguarda. Prima o poi, ma sempre, siamo chiamati a rispondere delle nostre scelte. Noi cosa risponderemo?

  2. Per fortuna in Italia c’è chi si batte per difendere i diritti acquisiti dei lavoratori. Purtroppo ‘difendere’ è la parola chiave: si cerca di limitare o evitare i danni, quando bisogna anche cercare di costruire un mondo nuovo e un sistema nuovo.

    (la presa di distanze di Vendola mi consola… si prendono certi abbagli, a sinistra, da non credere)

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