lasciateci almeno gli yacht

Oh no: adesso i ricchi non possono più permettersi le barche oltre i dieci metri!! Come faranno? Persino Illy, quello che governava la regione quando c’era il centrosinistra, dovrà vendere la sua! Che ingiustizia!*

Povero re! e povero anche il cavallo! si bè, ah bè, si bè….

 

* Non sono ricchi? Secondo il corriere, ‘farsi la barca’ costa 400.000 euro almeno. Se ti piace tanto, affittala. Per me tassare il lusso è comunque secondario rispetto all’intervenire sull’accumulazione di ricchezze in sè, ma almeno è qualcosa.

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13 risposte a “lasciateci almeno gli yacht

  1. Salve Gaia,
    in che senso e in che misura sei contro l’accumulo di richezza?

  2. Per quanto riguarda la misura, non è possibile definire con esattezza quante diseguaglianze economiche si possano accettare all’interno di una società e tra una società e l’altra. Non c’è una formula. Io direi che posso accettare diseguaglianze solo nella misura in cui una persona lavora effettivamente più ore (o più ‘intensamente’) di un’altra e dà più importanza all’accumulo materiale – partendo quindi dal presupposto che il lavoro di uno non può valere dieci, cento, mille volte il lavoro di un altro.
    Per quanto riguarda il senso, sul perché le diseguaglianze economiche, soprattutto quelle estreme e planetarie del nostro tempo, siano sbagliate, si potrebbero scrivere volumi e infatti lo si fa. Tempo fa io avevo riassunto un libro, dal titolo eloquente “Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta”, in più parti: qui la prima.
    Riassumendo enormemente, io sono contraria all’accumulo di ricchezze, soprattutto se spese per i consumi e quindi per danneggiare il pianeta e sottrarre risorse agli altri, perché non posso vivere in un mondo dove quasi un miliardo di persone vive nelle bidonville mentre c’è gente che ha aerei privati, più case e può permettersi tutto quello che desidera, e la redistribuzione risolverebbe quindi rapidamente questi casi di miseria estrema; perché la ricchezza consuma risorse e rende difficile disincentivare comportamenti inquinanti tassandoli o rendendoli più costosi, destabilizza le società creando rancori e ostacolando la collaborazione e il senso di comunità, costringe chi non ce l’ha a obbedire a chi ce l’ha pena la misera o l’esclusione, concentra potere economico, ma anche politico, mediatico e culturale nelle mani di pochi, che lo usano per proteggere i loro privilegi, spesso si basa su meccanismi ingiusti e perversi che premiano alcuni individui anche con minimo o nullo sforzo da loro parte (vedere ad esempio le eredità, o i redditi dati da investimenti finanziari: come dice mia nonna, i soldi fan soldi), impedisce a chi ha forza di volontà ma parte svantaggiato di acquisire ricchezza e potere (qualcuno ce la fa, ma sono per forza eccezioni: è impossibile che chiunque si impegni molto diventi miliardario). Inoltre, spesso l’accumulo di grandi ricchezze si basa su qualche forma di favoreggiamento da parte della politica, imbroglio, truffa o evasione, o perversioni del mercato (vedere la Microsoft).
    Tornerò comunque sull’argomento.

  3. Segnalo questo lungimirante intervento di Noam Chomsky datato 12 marzo 1999. E’ incredibile come la storia si ripeta, anche se la trama sia sempre la stessa: allora il paese in crisi per il debito e colpito dalla speculazione non era nè la Grecia, nè l’Italia, ma il Brasile di Cardoso; e la banca che dettò le regole da ‘imporre’ alla popolazione per il risanamento dell’economia non fu la BCE, bensì l’FMI.

    Chomsky comincia domandandosi quale sia la natura del concetto di debito: più che un problema economico, è un problema politico. Argomenta poi che con la fine degli accordi di Bretton Woods e la deregulation dei flussi finanziari tra stati, i vari potentati economici possono pesantemente influenzare la politica di ogni stato sovrano agendo proprio sul meccanismo del debito (che in effetti è ciò che sta succedendo ora in Grecia ed in Italia). Chomsky parla di un ‘senato internazionale virtuale’: …Over the last 20 years, power has been transferred to the hands of financial capital, so banks, investors, speculators and financial institutions make policy. The liberalization of financial flows creates what some economists call a “virtual senate”: if private investors don’t like what some country is doing, they can pull their money out. They in effect come to define government policy. That’s the point of liberalization.

    E c’è anche una parte dedicata proprio a noi (il grassetto è mio): …In the European Union, the power given to central bankers is overwhelming. They set policy. That’s a strong weapon against democratic control of policymaking in every area, and it’s happening more and more. And it’s the predictable — and surely the intended — effect of liberalization of capital flows.

    Il punto chiave – a mio avviso – è tutto qui: …Governments had to impose financial controls and regulations to compensate for the fact that countries that had become wealthy and industrialized had become more democratic. We can extend his argument to the present: As you now eliminate regulation, you force countries to become less democratic. These things go together. There is no way to impose Mexican-style reforms, in which most of the population suffers so that foreign investors can get paid off, except by some kind of force, and that’s just the problem that Brazil is now facing.

    Fino a quando si consente (regimi liberali) che singoli soggetti (istituzionali e non) possano accumulare ricchezze in modo spropositato – come sottolineava Gaia -, allora essi potranno in virtù della loro spropositata ricchezza influenzare a loro vantaggio la politica e quindi la vità di una comunità, di una società o un’intero paese. Se si vuole la democrazia, è necessario imporre dei limiti, perché – come sottolinea Chomsky – …regulation and democracy… go together.

    Una stringata sintesi cinematografica del pensiero di Chomsky è presente nel discorso del cinico trader Gordon Gekko al sempre meno innocente ‘allievo’ Buddy in Wall Street (1987): soprattutto dal minuto 2:21 (per chi ha meno tempo)

    E’ impressionante come queste storture siano presenti già dagli anni ’90 e come nessuno vi ponga ancora rimedio… possibile non imparare niente dalla storia?

    P.S.
    Non sono assolutamente un complottista e trovo _ridicole_ tutte le varie teorie (vecchie e nuove) che si stanno sempre più diffondendo. Però penso che sia storicamente innegabile la (nefasta) influenza che mercati finanziari e potentati economici abbiano esercitato ed esercitino ancora in tutti i paesi, USA compresi. Basta solo pensare alle varie ‘bolle’ speculative e agli effetti che esse hanno avuto su intere (inconsapevoli) generazioni.

  4. però bisogna ammettere, MOLTO A MALINCUORE, che è stato il così detto libero mercato dei capitali che ha fatto sloggiare berlusconi

  5. E’ vero, ma non so quanto dovremmo essere grati: la nostra è, per quanto distorta, ancora una democrazia, e liberarci dei governanti è compito nostro come popolo.
    Tra l’altro, umiliati da un quindicennio berlusconiano, molti tendono a vedere Monti come un salvatore, ma io resto scettica. Per rimanere come Michele in ambito nordamericano, mi ricordo un intervento di Naomi Klein, al tempo della sfida elettorale Bush-Kerry, in cui lei disse: mi sono decisa a votare Kerry, non perché lo preferisca, ma perché se vincesse si capirebbe che il problema non è Bush, ma il sistema. Sentendo Monti e i suoi parlare di crescita e liberalizzazioni (non tutte sbagliate, ma riconosco da dove proviene questa retorica), imporre misure redistributive irrisorie e attaccare le fascie deboli, proseguire con le grandi opere, non fare una critica alla grande finanza che ci governa al posto dei governi, mi chiedo: cambia davero così tanto?

  6. E’ l’unico aspetto positivo della vicenda… però quando ho realizzato che l’establishment europeo l’ha costretto alle dimissioni per la sua incapacità di rifinanziare il debito pubblico italiano, e ha di fatto nominato un «commissario liquidatore», cioè Monti, per evitare che il default italiano si ripercuotesse a cascata sulle banche tedesche e francesi che hanno in deposito parecchi titoli tossici, ci sono rimasto di m… diciamo maluccio, va.

    Adesso, come prevedeva Chomsky ben 12 anni fa, i mercati ci imporrano una ‘rettitudine finanziaria’ che comporterà ingenti tagli di welfare, posti di lavoro, istruzione, sanità e quant’altro: insomma un bel taglio allo stato sociale. I mercati pretenderanno – lo facciamo per voi! E’ per salvarvi! – liberismo e deregulation (ricordate Reagan e la Thatcher? E cosa dice Monti oggi? La parola d’ordine è «liberalizzazione»…), e i ceti più deboli saranno spazzati via dalle varie manovre che, verosimilmente, avramo quale unico effetto il middle-class squeeze e l’aumento della liquidità degli istituti di credito e degli operatori finanziari.

    Come sottolineava Chomsky, i cittadini saranno costretti a pagare un debito non contratto da loro, ma da terzi: …Let’s take the Brazilian debt. Who borrowed it? Not the peasants, not the working people. In fact the large majority of the population of Brazil didn’t have anything to do with the debt, but they’re being asked to pay it. That’s like you being asked to pay if I spent my money somewhere else and couldn’t pay it back. To the extent that there is a debt — if you believe in capitalist principles — the debt ought to be paid by the people who borrowed it. In this case they are military dictators, some landowners and the super-rich.

    Ci sono paesi che registrano ‘fondamentali economici’ peggiori dei nostri (come ricorda Francesco Redi nella sopra-linkata intervista di ‘Servizio Pubblico’, la stessa Inghilterra è messa peggio di noi, eppure non ha problemi di rifinanziamento del debito e nessun Monti la sta «commissariando». Perchè?): perché allora devono essere i cittadini a pagare la crisi del sistema finanziario internazionale?

    Occorre scongiurare il default della Grecia, non tanto da un punto di vista dimensionale (l’incidenza del Pil greco sul Pil europeo è minimo), ma per la reazione a catena che produrrebbe. Il fallimento della Grecia creerebbe un precedente con un effetto decisamente negativo: tutti i detentori di Titoli di Stato emessi da paesi periferici all’Europa se ne libererebbero. Il contagio in economia esiste ed è un pericolo grande. Lo stesso sta accadendo adesso per l’Italia, anche se il nostro PIL incide molto di più su quello della UE: se andassimo in default crollerebbero a catena prima le banche italiane, poi quelle francesi e infine quelle tedesche. In definitiva veniamo commissariati per non compromettere la stabilità del sistema finanziario europeo. Funziona così: se Unicredit, CommerzBank e BNP-Paribas speculano sui mercati e fanno profitto, il profitto è loro e nessuno può toccarlo. Se invece entrano in sofferenza perché hanno puntato sul cavallo sbagliato (titoli greci, subprime, derivati tossici, etc.) il debito è nostro, perché se loro falliscono fallisce il paese.

    Questa non mi sembra democrazia, ed eticamente mi pare anche piuttosto riprovevole. Perché assolutamente distante da quell’idea di economia come la intende ad esempio Gaia: economia ‘reale’, con lo sguardo rivolto all’uomo e al pianeta, e non azzardo speculativo come se fossimo al casinò.

  7. Scusate… ma nella foga ho fatto un po’ di casino coi tag per il corsivo. :-S

  8. E vorrei anche fare notare il ruolo di buona parte dell’informazione italiana in tutta questa vicenda: tutti a parlare di Schettino e della dark lady moldava. Lei dove dormiva? Prima avevano bevuto? Schettino allungava le mani sotto il tavolo?
    Intanto tutta la Sicilia è paralizzata da lunedì, a Palermo la benzina è esaurita, ma nessuno (tranne i soliti noti) ne parla. La situazione laggiù sta davvero esplodendo, mentre gli italiani sono alle prese con ben più pressanti interrogativi (ma lei ci stava o lo teneva solo sulla corda? Dove aveva le mani Schettino mentre collideva con lo scoglio?).
    Che paese meraviglioso…

  9. Sono d’accordo con l’analisi, ma un paio di cose:
    1. Io non sono contraria alle liberalizzazioni di per sè, soprattutto quando si tratta dei soliti ricconi come notai o farmacisti. Ma non capisco la storia dei tassisti. Che senso ha far sborsare a una persona che vuole fare un mestiere duecentomila euro per la licenza? Così si arricchiscono solo le banche, perché nessuno ha duecentomila euro pronti prima ancora di iniziare a lavorare. Ci viene detto che questa licenza, una volta rivenduta, rappresenta liquidazione, pensione, tutto, ma non sarebbe meglio pagare i contributi man mano (non fa questo chi ha partita iva??), anzichè indebitarsi prima ancora di iniziare e magari scaricare questo costo sul consumatore?? Qualcosa mi sfugge.
    2. Riguardo alla Sicilia, a parte che io leggendo la stampa specializzata mi sono fatta l’idea che la filiera alimentare in questa regione come in altre, ma qui in particolar modo, sia fortemente condizionata dalla mafia che impone prezzi e fornitori, ma tralasciamo, diciamo che il problema è il caro petrolio, ma com’è che siamo diventati così dipendenti dal petrolio? Se andiamo nel panico per un aumento, come faremo quando finirà?
    3. Infine, io non sono d’accordo con Chomsky e con gli occupanti di wall street e con la retorica del 99% e del ‘noi la crisi non la paghiamo’, perché se è vero che alcuni hanno contribuito più di altri a causare la situazione attuale, e ne hanno guadagnato mentre altri verranno danneggiati, è anche vero che la crisi si è creata per finanziare stili di vita non sostenibili, per distrarre le masse, secondo me, dalla necessità di una redistribuzione, creando l’illusione che ci fosse tanto per tutti, e che la gente che adesso protesta poteva svegliarsi un po’ prima, quando la rapina stava avvenendo sotto gli occhi di tutti, ma tutti si facevano comprare con qualche bene di consumo o bel prestito in più in cambio del silenzio.

  10. E su Palermo, scusate se insisto su questo punto, io mi sono innamorata della città quando l’ho vista, ma non c’era una bicicletta che fosse una, e gli autobus come mosche bianche, e in tutti i bar servivano l’acqua nei bicchieri di plastica (e c’era spazzatura dappertutto, ma questo non c’entra molto). E so che una polentona queste cose non le può dire senza venire sospettata di leghismo, io però faccio campagna nella mia stessa città contro il traffico, ma in posti caldi come la Sicilia l’automobile mi sembra ancora meno scusabile…

  11. liberainformazione sulla protesta in Sicilia: uno e due

  12. Grazie per i link sulla Sicilia e soprattutto grazie per non aver scritto sul naufragio della Costa (come pure facesti colle Olgettine). Inizio a passare sempre più tempo su questo blog che non sui siti della stampa ufficiale. La qualità dell’informazione sta anche nella selezione delle notizie… Qui si parla del mondo reale, lì di ciò che accade in televisione o in rete (che in generale non mi interessa).

  13. Grazie a te per le cose che scrivi e i tuoi contributi.

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