grrrrrr

Per quanto io sia avversa alla pratica di ragionare per categorie, se c’è una categoria verso la quale mi sento in diritto di provare una forte antipatia generalizzata e appena mitigata da poche pur lodevoli eccezioni, questa è la categoria dei commercianti di Udine. L’ottusità, la sgarberia*, la mancanza di creatività tipica di una certa provincia snob, la costosa obsolescenza della merce che offrono, e soprattutto il loro ostinato remare contro ogni piccolo miglioramento che a fatica l’amministrazione apporta alla nostra soffocata città, mi farebbero venir voglia di vederli fallire uno dopo l’altro, di vederli vendere le macchine costose, i gioielli, le pellicce, e levarsi, economicamente parlando, tutti dai piedi… pensate che io esageri? Li ho visti, agghindati e accigliati, comodamente seduti in consiglio comunale per credo la prima e l’unica volta in vita loro, a protestare contro la pista ciclabile anoressica che alla fine si era fatta in via Zanon mentre noi, ciclisti e ambientalisti, peggio vestiti, in piedi, in un angolo, spernacchiati, manifestavamo a favore, accontentandoci di quel poco che ci era concesso.
Perché tanto livore, direte voi. Perché queste persone vogliono far pagare alla collettività il peso dei propri fallimenti, minacciando non solo la vivibilità della città ma anche la vita dei cittadini, perché non possono non sapere che l’inquinamento avvelena e uccide e che ogni giorno un pedone o un ciclista viene travolto dalle automobili, e qui si parla di vita e di morte non di affari che vanno male.
Vengo a quello che mi fa tanto arrabbiare, se no non si capisce.
Leggo sul Messaggero Veneto il resoconto di una scena caricaturale, in cui l’associazione dei commercianti “Noi per Udine” incontra il sindaco per parlare di mobilità, e si levano grida “vogliamo più parcheggi! vogliamo più automobili in centro! riapriamo via mercatoevcchio al traffico!” Questa polemica va avanti da anni, praticamente sempre uguale.
Io non capisco, e questa non è un’affermazione retorica perché veramente non capisco, come nessuno abbia ancora fatto notare ai commercianti e all’amministrazione comunale che si asciuga le lacrime per la povera città che se veramente la morte del centro fosse da attribuire alla mancanza di parcheggi non si spiegherebbe come mai durante l’ora dell’aperitivo ci sono vie in cui non si passa da quanto sono piene e, in particolare il venerdì e il sabato, trovare posto dentro ai bar è spesso impossibile. Eppure i negozi sono vuoti. Strano…
Sicuramente, vivo in una città in cui la pigrizia è assassina. Stando a dati dell’amministrazione, gli udinesi effettuano il 73% degli spostamenti in automobile. Il 73%!! Ma da dove a dove? Udine è una città di centomila abitanti!! Le biciclette portano dappertutto!! Una volta i carnici scendevano dalla montagna a piedi e i pescatori portavano il pesce da Grado in bici! E adesso neanche trecento metri!!
La cosa paradossale è che chi crede di camminare di meno andando al centro commerciale si dimentica tutta la strada che deve fare dal parcheggio, sempre più lontano, all’ingresso, e poi una volta entrato per raggiungere il negozio che gli interessa. Camminerebbe meno in centro prendendo l’autobus o lasciando l’auto in uno dei parcheggi gratuiti o a pagamento (regolarmente vuoti, mentre ci sono anche centinaia di auto in divieto di sosta contemporaneamente, leggere il Piano Urbano della Mobilità per credere). E poi cosa ci sarà di così orribile nel camminare… ti scaldi, ti sgranchisci le gambe, e ti guardi un po’ in giro…
L’amministrazione non ha le palle (come al solito) di dire a questi commercianti che devono fare un esame di coscienza, e non solo che non si torna indietro su piste ciclabili e pedonalizzazione (quello glielo dice), ma CHE HANNO TORTO e ci devono lasciare tutti in pace.
Io ogni giorno rischio la vita in una città ricca e pacifica, solo perché uso la bici, io ogni giorno vedo spazi che potrebbero essere belli, verdi, collettivi, occupati da parcheggi, io vedo vialoni lunghi chilometri intasati di automobili che vanno a fare shopping nonostante la crisi economica, io sono stata costretta a tacere per avere il permesso di partecipare a una riunione tra ambientalisti e commercianti in cui questi ultimi potevano dire quello che gli pareva senza sentire obiezioni, io vedo spendere soldi pubblici per incentivi di tutti i tipi all’automobile quando non ci sono autobus né corriere sufficienti e si tagliano i treni, io giuro che non ne posso più.

E non dico nulla sulle guerre per il petrolio. Rideremo quando finirà.

* Potrei raccontarvi numerosi aneddoti, come la volta in cui fui costretta a cercarmi da sola la merce arrampicandomi tra scaffali polverosi, ma non vi tedio.

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10 risposte a “grrrrrr

  1. Egregia Gaia,
    mi sembra tu ci metta troppo livore in questa vicenda. Da un lato hai pienamente ragione: la città va resa vivibile nel vero senso della parola e non deturpata con auto ovunque, va potenziata quindi la mobilità alternativa…ecc ecc.
    Dall’altro però credo che la situazione di difficoltà dei commercianti sia oggettiva: guarda quanti negozi chiudono! E poichè spesso al loro posto aprono sempre più bar (viva l’alcool!) è possibile che effetivamente shopping e divertimento effettivamente siano disguinti, e se va bene uno non necessariamente deve prosperare l’altro. Certo i negozianti dovrebbero più protestare contro la mega-concorrenza che hanno lasciato crescere alle porte di udine o contro i super affitti che immagino paghino o contro altri fattori…..ma credo che non abbiano tutti i torti se dicono che la mancanza di parcheggi li sfavorisca. Purtroppo la gente è mediamente, su questo punto, piuttosto pigra, e va dove gli riesce (apparentemente) più comodo. Io vedo gente che parcheggia ovunque pur di non fare 100 m a piedi! I commercianti propongono follie come quelle di riaprire al traffico il centro, che perderebbe allora anche le sue attrattive come luogo di svago, divertimento e ritrovo….ma penso che, se le cose economicamente vanno male, uno si attacca a tutte le soluzioni che gli balenano in mente, anche se bislacche. Anche perchè di soluzioni che accontentino tutti non so quante ce ne siano….o sbaglio? 🙂

  2. ciao mauro,
    è vero, i negozi del centro sono in crisi, non lo nego. La mia prima obiezione però è che i commercianti non hanno identificato correttamente i motivi della crisi, e cioè la scarsa attrattiva di ciò che loro offrono, e la concorrenza merceologica dei centri commerciali. Se la gente vuole merce di bassa qualità e basso prezzo, cioè quello che trova al cittàfiera, la colpa non è delle biciclette. Non si può fare concorrenza ai centri commerciali sull’accessibilità in automobile, perché nella percezione della gente vinceranno sempre. Bisogna trovare qualcosa che distingua il centro ed esaltarlo: ambiente più accogliente e bello, merce più curata e di migliore qualità, artigianato, niente grandi catene… oppure anche il contrario, per carità, ma sinceramente questa seconda possibilità è triste: riempire il centro di catene e negozi di biancheria tutti uguali…
    ora come ora, i negozi del centro non propongono, salvo qualche eccezione, niente di speciale, e ti garantisco che molti maltrattano anche i clienti, inclusa la sottoscritta, che per giunta pur di non comprare qualcosa al centro commerciale ne fa direttamente a meno: quando quindi fanno queste proposte folli, mi viene solo rabbia: io cerco di sostenervi, e voi volete rovinarmi la vita?
    La pigrizia degli udinesi è una delle cose contro cui mi batto di più – è anche vero però che l’amministrazione non fa abbastanza per favorire bici e soprattutto trasporto pubblico. Comunque, non ci credo assolutamente che la mancanza di parcheggi sfavorisca i negozi, anzi. Al cittàfiera si arriva in macchina ma si gira a piedi dentro, e poi ti dico: se il problema fossero i parcheggi, sarebbero tutti a prendersi l’aperitivo ai cittàfiera, e invece no. Quindi i gestori dei locali hanno capito qualcosa che ai commercianti sfugge: è un problema loro però, non nostro, anzi è la legge del mercato e piagnucolare con l’amministrazione non serve a nulla. Tra l’altro, perché io dovrei schierarmi con gente che è stata strapiena di soldi fino all’altro giorno, e ora per egoismo proprio cerca di cancellare le poche conquiste fatte? Tra l’altro vorrei vedere quanti di loro vivono e votano a Udine, e quanti guidano suv… sarei proprio curiosa.
    C’è un altro discorso poi: chi l’ha detto che un bar è peggio di un negozio?? Al bar incontro amici, mangio e bevo (si spera non troppo), ascolto musica, consumo prodotti locali e ho un impatto ambientale solo di poco maggiore di quello che ho mangiando e bevendo a casa. In più la gente dentro e fuori ai bar fa allegria. Nei negozi, invece, consumo e basta, poi esco: spendo più soldi, contribuisco a rovinare il pianeta, e non socializzo. Meglio i bar, dunque…

  3. Condivido il pensiero di Gaia. I commercianti del centro devono offrire qualcosa che il centro commerciale non ha, come ad esempio trattare bene i clienti ed avere merce di una certa qualità ed ad un prezzo decente.
    Durante il fine settimana (a partire dal venerdì) il centro di Udine è invaso dalla gente quindi ormai è palese che se non vendi sei un incapace! Poi meno auto che circolano e più pedoni girano; l’automobilista se può parcheggerebbe davanti al negozio e non si farebbe la passeggiata sotto i portici passandosi tutte le vetrine. Giusto per farti capire, da quando hanno convertito piazza XX settembre da becero parcheggio a Piazza del Mercato, i negozi della zona hanno incominciato a fare affaroni, alla sera vedi gente che vive quella piazza nonostante sia “periferica”. L’equazione più parcheggi=più guadagni vale solo per i centri commerciali. Per un centro storico l’equazione è meno auto = più affari (Ovviamente se ne sei in grado…)

  4. aggiungi che i commercianti potrebbero usare la loro influenza per chiedere qualsiasi cosa, da opere di arredo urbano a più autobus a stalli per le bici… ti viene nervoso. forse un giorno capiranno.

  5. Cari Gaia & Ivan,
    a sostegno delle vostre idee sulla ecosostenibilità (e sulla bellezza, mi permetto di aggiungere) di biciclette, pedoni e trasporti pubblici e a favore della riduzione delle aree di parcheggio, vi segnalo questi studi davvero molto interessanti:

    «Europe’s Parking U-Turn: From Accommodation to Regulation» (per essere in Europa non soltanto per l’€uro, sic!)

    «Città in bicicletta, pedalando verso l’avvenire» (un manuale della Commissione Europea DG XI – Ambiente, sicurezza nucleare e protezione civile indirizzato ai responsabili politici delle medie e grandi città europee per promuovere l’uso della bicicletta nelle città).

    Devo dire che prendiamo dall’europa il peggio (politiche neoliberiste a favore dei mercati) e scartiamo il meglio (politiche a favore dell’ambiente e contro la corruzione). Buona lettura!

  6. grazie delle segnalazioni!

  7. Boh, non sono d’accordo su tutto tutto quello che dite ma non posso neanche replicare attentamente…andrebbe oltre il numero di caratteri digitati che la mia pigrizia mi consente…avete scritto molto… 🙂
    Mi limito a qualche considerazione sulle strategie del commercio in città:
    – in tempi di crisi la percezione della qualità diminuisce, diviene nettamente meno importante del fattore prezzo. Basta vedere come proliferano le attività low-cost cinesi (anche per altri motivi…). Puntare sullla qualità potrebbe quindi non ripagare, anche perchè credo che la struttura dei costii di un negozio posto in centro non consenta di avere prezzi molto appetibili.
    – anche in tempi di vacche grasse, prodotti di buona qualità (e la qualità, in un commercio sano, DEVE costare, a mio avviso) hanno una clientela credo necessariamente limitata, quindi possono essere una soluzione per un numero ristretto di esercizi…
    Ecco, questo è tutto.
    Gaia, tu che sei informata di tutto, che ne pensi/sai della proliferazione dei centri commerciali? sarebbe interessante se scrivessi un post!

  8. Ciao Mauro,
    sui centri commerciali avevo fatto un’inchiesta tempo fa, magari riassumo qualcosa qui. Per adesso mi limito a fare un’osservazione veloce sull’argomento del post, partendo dalla domanda: perché vendi merce in un negozio? Se lo fai per passione o senso di missione (biologico, arte, riciclato, equosolidale) le difficoltà sono le stesse che ha chiunque scelga un mestiere non per comodità ma per idealismo, e le accetti, o perché ami davvero quello che fai, o perché speri di convincere la collettività che collaborare con te è veramente un passo verso un futuro migliore (es più equo o ecologico o di riscoperta di qualche arte perduta), e quindi ti impegni a spiegare e promuovere quel futuro così che gli altri lo desiderino quanto te. Se invece, come suppongo sia il caso della maggior parte dei commercianti, vendi perché è un mestiere, che ami ma un mestiere, devi accettare i suoi rischi: alla gente non va quello che vendi o come lo vendi, o cambi o soccombi, e pace. Naturalmente il confine tra le due categorie non è così netto, però in generale non c’è nessun motivo per cui i commercianti debbano PRETENDERE dalla collettività degli enormi sacrifici per il loro mero benessere economico. Se ci dicessero: venite da noi, siamo meglio dei centri commerciali perché creiamo una città viva, non consumiamo suolo agricolo, curiamo la nostra merce e clientela personalmente, eccetera, allora il messaggio dovrebbe arrivare direttamente da loro a noi, e Honsell e le piste ciclabili non c’entrano niente, se non nel rendere la città più gradevole per tutti; se invece dicono, come stanno facendo adesso, fate parcheggi e lasciate avvelenare l’aria perché io devo vendere le stesse scarpe che ci sono al centro commerciale ma a un prezzo maggiore perché se no guai, allora non ho problemi a dire: ma vai a cagare.

  9. Diciamo che un post dal titolo GRRRRR… non poteva comcludersi in maniera diversa… 🙂 🙂

  10. 😀

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