amazon

Ho messo assieme una lista di link (grazie Michele Testa) che denunciano le condizioni di lavoro ad Amazon (in America e Gran Bretagna). Neanche Amazon va bene.

Corriere

The Morning Call

Punto Informatico

Wu Ming

Boicottare potrebbe essere una buona idea, dovrò cercare un altro fornitore per i libri che leggo in inglese, e chi mi garantisce che in questo le condizioni di lavoro siano migliori?

Rifletto sempre di più sul reddito di cittadinanza. Per quanti diritti (sacrosanti) siano garantiti per legge ai lavoratori, per quanto si possa sperare in sindacati nuovamente combattivi (e le piccole imprese?), per quanto il boicottaggio aiuti (molto poco se non è di massa, e quant’è che si boicotta la Nestlè?), alle volte mi sembra che solo la possibilità di rifiutare un lavoro di merda dia veramente potere al lavoratore. E come si garantisce a tutti la possibilità di rifiutare un lavoro di merda? Eh…

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19 risposte a “amazon

  1. con il reddito di cittadinanza credo, e chi paga il reddito di cittadinanza? altra gente che fa lavori di merda? come prosegue il ragionamento?

  2. Non si può garantire niente a nessuno, l’unico modo per ottenere qualcosa è prenderselo, non ci sono diritti garantiti, il diritto è qualcosa che ci si riconquista giorno per giorno, altrimenti sono solo parole scritte su un foglio di carta o una costituzione. Vuoi lo stipendio di cittadinanza? Benissimo, non hai nient’altro da fare che prendertelo! I sindacati, quando non erano ancora un’istituzione erano un insieme di individui dalle idee chiare e con un obiettivo determinato e comune, non hanno ottenuto le loro vittorie perché era un loro diritto ma perché hanno lottato anche infrangendo la legge ed esercitando la violenza anche se non sta bene dirlo, i diritti non erano già li belli e pronti per essere attuati, li hanno creati loro. Anche la minaccia della violenza brigatista per quanto sia deprecabile ha costretto i partiti al governo ad approvare certe leggi per i lavoratori. Non sto dicendo che sia giusto ammazzare o ricorrere alla violenza, sto cercando di dire che è inutile aspettarsi un gesto magnanimo dai padroni o dallo stato. Sta tutto nella testa e nelle braccia degli individui: non dei lavoratori, dei precari o degli studenti; degli individui. Bisogna avere le idee chiare, la società è un gioco di forze, dove non esiste il concetto di giustizia, chi si rende conto di questo riesce a non subire le scelte degli altri o almeno a non sentirsi passivo nella determinazione della propria condizione. Rinunciare a un lavoro perché non lo si reputa dignitoso, prendersi le proprie libertà è un gesto che si paga fino all’ultimo centesimo e non ci si potrebbe aspettare altro, anche tenersi un lavoro malpagato o di merda ha un costo enorme, nessuno ti darà mai un premio per le tue scelte. Il costo che si paga per le proprie scelte è sopportabile solo se si ha ben chiaro in testa che a determinare la propria esistenza siamo soltano noi, e non uno stato, un sindacato o qualcun altro.

    Ciao

  3. Io sono d’accordo che le conquiste bisogna, appunto, conquistarle, e poi mantenerle, e infatti mi sento piuttosto distante persino dalle continue lamentele della mia generazione: siamo precari, non abbiamo potere, i vecchi non ci lasciano spazio, non c’è futuro, ecc ecc… sarà vero, ma da quando in qua chi ha il potere e la ricchezza li cede volontariamente? da quando in qua si nasce con il cammino già segnato e garantito? la redistribuzione bisogna pretenderla, cercando anche l’alleanza dei ricchi se possibile, perché una società con meno diseguaglianze è migliore per tutti, ma se non li si convince, con la forza, non necessariamente la violenza, esistono tanti tipi di forza e tanti tipi di minaccia.
    antonio: il reddito di cittadinanza, ammesso e non concesso che sia la soluzione, si ottiene redistribuendo le ricchezze, tagliando i costi della politica e facendo pagare una buona volta le tasse

  4. abbiamo i conti in rosso ovunque (la polizia non ha benzina, le scuole cadono a pezzi, gli interessi sul debito esplodono, non si possono pagare le pensioni, i soldi pubblici sprecati in un miliardo di modi ecc ecc), prima di arrivare al reddito di cittadinanza (che peraltro, in qualche forma, mi sembra che esista nell’europa del nord, non è un’utopia) abbiamo tanti di quei buchi da tappare! poi certo, serebbe una figata.

  5. se è per questo il reddito di cittadinanza presupporrebbe anche un popolo relativamente onesto…

  6. ciao gaia,
    cosa intendi con precisione con reddito di cittadinanza?

  7. Una somma corrisposta regolarmente ad ogni cittadino indipendentemente da qualsiasi categoria a cui appartenga, che gli permetta di soddisfare i suoi bisogni essenziali, come cibo e casa.
    Personalmente non sono né del tutto a favore né del tutto contraria a quest’idea, però in un momento come questo, in cui la gente perde il lavoro e non si può sperare nella “crescita” come soluzione, un reddito minimo finanziato con la redistribuzione delle risorse e la lotta all’evasione mi parrebbe giusto e opportuno.
    Prova a vedere questa pagina su wikipedia per definizioni e spunti: http://en.wikipedia.org/wiki/Basic_income_guarantee

  8. Ok, ho capito. Non ho idea se sia meglio questo reddito di cittadinanza o un potenziamento degi ammortizzatori sociali già esistenti. Non mi piace che si dia a tutti a prescindere, comunque. Come il vecchio bonus bebè di 1000 euro dato anche a Totti.. :-). A mio parere una persona va aiutata se ha realmente bisogno, non se appartiene a una determinata categoria: il cittadino, l’anziano, il neo-papà…..
    Il problema che ponevi tu nell’articolo è comunque molto interessante…e complesso. Credo che, essendo in un mercato del lavoro globale, anche le strutture che lo difendono dovrebbero essere “globali”….ma campa cavallo!
    Ho letto tempo fa un libro formidabile che tocca questi e molti altri temi. Lo raccomando assolutamente, caso mai non lo conosceste. S.Halimi “Il grande balzo all’indietro”.

  9. Gli amortizzatori sociali che già ci sono non bastano, si sta vedendo, tra l’altro quello che mi è sempre stato detto è che si ha diritto alla disoccupazione solo dopo aver lavorato un certo numero di mesi (paradosso) e se ci sono abbastanza soldi (ingiustizia). Ammetto comunque di non saperne molto.
    Per quanto sia giusto dare in base al bisogno, se si tassasse uno come Totti in maniera seria, e come lui tutti i ricconi, prendere la maggior parte del loro stipendio e restituire solo un reddito di cittadinanza di molto inferiore sarebbe comunque redistributivo, rispetto al non tassare e non dare
    Io sono per il locale, non per il globale, il mondo è troppo grande e complesso e ogni comunità dovrebbe autogestirsi il più possibile. E per comunità intendo chi vive e contribuisce in un posto, non chi ci è nato

  10. “se è per questo il reddito di cittadinanza presupporrebbe anche un popolo relativamente onesto…”

    infatti, non ce lo meritiamo eheheheh!

    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2011/10/13/foto/i_sinistri_con_danni_alle_persone-23172861/

  11. è anche vero che le regioni più scure hanno tendenzialmente strade vecchie e pericolose, poche biciclette rispetto all’emilia romagna o a certe zone del nord italia (il trentino alto adige credo sia piuttosto avanti), e pessimi trasporti pubblici… dico male? magari non è tutta una fregatura alle assicurazioni. boh.

  12. ok forse sto esagerando, non sono statistiche che si commentano

  13. Sarebbe facile sistemare i conti dell’italia: portare l’IVA a un aliquota del 90% ed eliminare l’IRPEF. In tal modo non ci sarebbero più evasori, in quanto l’unica tassa sarebbe appunto l’IVA e i controlli dello STATO potrebbero concentrarsi su tutti gli esercizi pubblici e professionisti che devono per legge riscuotere l’IVA per conto dello STATO. Ogni bimestre ci sarebbe il rimborso PROPORZIONALE degli scontrini presentati. Se hai speso da 0 a 20 ti rimborso il 60%, poi dal 20 al 30 il 50% e così via. I professionisti che non fatturano in tal modo non potrebbero chiedere il rimborso di quanto speso. Per loro la vita sarebbe più cara del doppio e questa per loro rappresenterebbe la tassa da pagare per la loro evasione fiscale. Lo STATO non rimborsandoli rientrerebbe del danno arrecato dall’evasione.
    Secondo intervento: stipendio parlamentare di 5000 euro non cumulabile con altri redditi ed eliminazione di auto blu che costano allo stato 5 miliardi l’anno. Se fossero presenti altri redditi, cadrebbe il diritto allo stipendio da parlamentare. Sarebbe un risparmio gigante per questa nazione.
    I soldi così risparmiati potrebbero essere investiti per gli usi più disparati, e perchè no, per il reddito di cittadinanza, che tuttavia io sottoporrei ad alcuni vincoli (ad esempio corsi di specializzazione con valutazione finale).
    p.s.: complimenti per l’articolo!

  14. certo anche io ho pensato alle strade dissestate e poco sicure…pero’ non posso negare di avere avuto qualche retro pensiero cattivo, mio malgrado

  15. Basare la redistribuzione dei redditi sulla sola IVA (e dunque sui consumi e sulla fruizione di servizi) non mi sembra molto equo:
    – perchè io (con 1000 euro al mese) e il commercialista (con 6000 euro al mese) pagheremmo la stessa IVA sui prodotti, e quindi la tassazione così ottenuta non sarebbe in generale proporzionale al reddito;
    – perchè io (con la casetta di 70 mq e il mutuo) e il commercialista di prima (con la barca, la villa a 3 piani + ettari di giardino, la cascina in Toscana, il loft a Manhattan e i redditi da finanza derivati da azioni, i titoli e derivati in borsa) pagheremmo sempre la stessa IVA sui prodotti come sopra;
    – perché io (incapace di frodare) pagherei sempre l’IVA, mentre il commercialista (sempre lui!) si metterebbe d’accordo col commerciante/produttore di servizi per effettuare una transazione in nero in cui dalla vendita ci guadagnerebbero entrambi (l’acquirente perché pagherebbe il prezzo la metà, dato che l’IVA al 90% quasi lo raddoppia; il venditore perché sarebbe più concorrenziale sul mercato e venderebbe di più).
    Poi non mi è mai parso giusto che esercizi pubblici e liberi professionisti debbano «sostituirsi» allo Stato nella riscossione dei tributi, così come oggi l’ingrato compito è scaricato sul cittadino che «deve» richiedere lo scontrino fiscale.
    Anche negli USA è stata introdotta da tempo la AMT (Alternative Minimum Tax) per evitare che i contribuenti con redditi particolarmente elevati riuscissero tramite il sistema di deduzioni americano a portare la loro base imponibile al di sotto di una soglia minima. Eppure, nonostante la AMT, c’è ancora chi come Warren Buffett (3° uomo più ricco degli USA secondo Forbes nel 2009) solleva un caso, autodenunciando la propria contribuzione fiscale (che è del 17,4% in rapporto al proprio reddito, a fronte del 33% – 41% pagato invece dai membri del suo staff di segreteria).
    Se si vuole una società equa, ognuno dovrebbe concorrere in base alla propria ricchezza, che non è rappresentata solo dai consumi, ma anche dal patrimonio, dalla finanza e dal reddito prodotto. La questione non è affatto facile…

  16. Sono d’accordo con Michele, l’IVA è una tassa che penalizza chi spende la maggior parte del proprio reddito per cose come cibo o prodotti necessari, e non fa nulla per redistribuire ricchezze rappresentate da grandi patrimoni, rendite finanziarie, alti profitti magari parassitari… non sono un’esperta di fisco, però se io poi posso scaricare solo parte dell’IVA pagata, non mi conviene fare il resto delle transazioni a nero? sicuramente non posso scaricare tutto, altrimenti lo stato che tasse prende? insomma l’evasione mi sembra più una questione di coscienza e controlli, e al limite di equità delle tasse e condanna sociale, addirittura, di ricchezze ostentate e inintaccabili – che di scontrini
    (grazie Luca dei complimenti)

  17. Rispetto tutti i punti di vista, ovviamente tutti legittimi, mi permetto però di rispondere 🙂
    Parto da Michele.
    “- perchè io (con 1000 euro al mese) e il commercialista (con 6000 euro al mese) pagheremmo la stessa IVA sui prodotti, e quindi la tassazione così ottenuta non sarebbe in generale proporzionale al reddito;”
    1) Paghereste, è vero, la stessa IVA, ma avreste rimborsi molto differenti…tu (posso darti del tu?) avresti rimborsi molto più cospicui (in percentuale, è ovvio) rispetto a chi ha speso di più. Inoltre , non sarebbe proporzionale al reddito la tassazione, bensì proporzionale al consumo. Cos’è che determina il tenore di vita di un individuo? Il reddito? NO! E’ il potere d’acquisto…e dunque è giusto tassare proporzionalmente a quanto si acquista e non proporzionalmente a quanto si viene remunerati per il proprio lavoro. Anche perchè è follia pensare di poter controllare tutto il lavoro sommerso che c’è nel nostro paese.
    “– perchè io (con la casetta di 70 mq e il mutuo) e il commercialista di prima (con la barca, la villa a 3 piani + ettari di giardino, la cascina in Toscana, il loft a Manhattan e i redditi da finanza derivati da azioni, i titoli e derivati in borsa) pagheremmo sempre la stessa IVA sui prodotti come sopra;”
    2) Se il commercialista lavorasse onestamente, dubito che si potrebbe permettere tutto ciò che elenchi. In ogni caso, ammettiamo fosse vero…l’IVA ancora una volta sarebbe uguale, ma i rimborsi sarebbero ben diversi. Con la mia proposta, il fantomatico commercialista quelle cose le pagherebbe il 90% in più di quanto non farebbe con l’IRPEF (che plausibilmente, almeno in parte, evade, essendo libero professionista).
    “Poi non mi è mai parso giusto che esercizi pubblici e liberi professionisti debbano «sostituirsi» allo Stato nella riscossione dei tributi,”
    3) Ma oggi è già così…sono i cosiddetti sostituti d’imposta.
    “così come oggi l’ingrato compito è scaricato sul cittadino che «deve» richiedere lo scontrino fiscale.”
    4) Infatti se venisse approvata una proposta simile alla mia, il cittadino non avrebbe l’ingrato compito, bensì avrebbe interesse a farsi fare lo scontrino.
    “Se si vuole una società equa, ognuno dovrebbe concorrere in base alla propria ricchezza, che non è rappresentata solo dai consumi, ma anche dal patrimonio, dalla finanza e dal reddito prodotto. La questione non è affatto facile…”
    5) Mi permetto di dissentire, in quanto nel 95% dei casi le persone più ricche, più spendono. Ma poniamo il caso che un ricco risparmi tutto e non spenda nulla…sicuramente terrebbe i suoi soldi in banca per non svalutare il patrimonio. Il risparmio porta investimento (capacità di creare moneta delle banche) e dunque a livello macroeconomico sarebeb comunque un bene e uno slancio per l’economia.
    Rispondo ora a Gaia.
    “Sono d’accordo con Michele, l’IVA è una tassa che penalizza chi spende la maggior parte del proprio reddito per cose come cibo o prodotti necessari,”
    1) In tal caso, entro una certa soglia, il rimborso dell’IVA potrebbe essere quasi totale. I soldi, come scriverò dopo, si recuperano puntando altre fasce.
    “non sono un’esperta di fisco, però se io poi posso scaricare solo parte dell’IVA pagata, non mi conviene fare il resto delle transazioni a nero?”
    2) Perfetto qui volevo arrivare. Poniamo il caso fosse vero…il professionista che ti elargisce la prestazione in nero, verrà pagato? si…ma è sostituto d’imposta, il che lo obbliga a dichiarare allo stato quanto recepito per il proprio lavoro. Mettiamo quindi che la metà delle fatture non le faccia e che su un totale di 100 dichiari 50. Bene, lui potrà richiedere rimborsi degli scontrini per un massimo di 50, pagando sul resto il 90% di iva. Se supera i 50 è ovvio che scatta il controllo della guardia di finanza, che immediatamente rileverebbe l’illecito. In tal modo ci sarebbe un controllo incrociato molto più facile, snello e severo.

    Inoltre pongo alla vostra attenzione un altro fatto. La ndrangheta, la mafia, la camorra esistono e sono realtà concrete e potentissime…pagano forse l’IRPEF? Oppure gli spacciatori pagano l’IRPEF? Oppure le zoccole pagano l’IRPEF? Nessuno di questi personaggi paga una lira…con l’IVA al 90% tutti pagherebbero le tasse che non versano allo stato, non avrebbero scelta. Non immaginate quanti soldi potrebbe recuperare in questo modo l’erario.
    Le cose per funzionare devono essere il più semplici possibile. Controllare una tassa anzichè 100 penso che sarebbe una splendida semplificazione.

  18. Caro Luca, rispondo telegrafico, perchè il post di Gaia era su Amazon, e ritengo che siamo parecchio off-topic (ovviamente le mie sono tutte opinioni personali molto molto soggettive, nessuna polemica):

    – le teorie sulla cosiddetta ‘consumption tax’ (in cui è ascrivibile la tua ipotesi di imposta unica sull’IVA) o sulla ‘flat tax’ sono abbastanza vecchiotte, e sono state riproposte negli anni ’80 dalla Scuola di Chicago (qui per esempio un articolo), alla cui co-responsabilità vanno ascritti i disastri economico-sociali verificatisi negli USA sotto il mandato di Regan e in GB sotto quello della Thatcher. Io non sono un economista (i miei studi riguardano la fisica e l’informatica), però condivido le critiche rivolte a questi sistemi di imposizione fiscale sintetizzati ad esempio in questo articolo. Alcuni dei punti critici sono riportati in italiano anche in quest’altro articolo, meno teorico e più sintetico.
    – Indipendentemente dalle teorie economiche, a mio avviso non è il potere d’acquisto o la capacità di spesa a determinare il tenore di vita di un individuo, a meno che non si postuli l’equazione: cittadino = consumatore, che personalmente aborro. Per me il tenore di vita è dato dalle condizioni sanitarie, culturali, sociali dell’individuo, e dalla capacità che esso ha di esprimere le proprie personali potenzialità. Se il mio reddito ha un elevatissimo potere d’acquisto, ma viene meno il mio benessere fisico, oppure la mia capacità di acculturarmi, di informarmi, o il mio diritto ad esprimere liberamente la mia opinione o la possibilità di associarmi agli altri, il mio tenore di vita è – a mio avviso – pessimo, checchè ne dicano gli economisti.
    – Pare che metà dell’evasione fiscale italiana derivi dall’IVA, per cui basare tutto il sistema fiscale sull’imposta ad oggi più evasa in Italia non mi sembra del tutto una buona idea.
    – La criminalità organizzata, gli spacciatori e le prostitute non pagano l’IRPEF in Italia (nei paesi del nord-europa le prostitute sì); però è anche vero – a quanto ne so – che mafia, camorra e ‘ndrangheta non rilasciano scontrini, nè pagano l’IVA; lo stesso dicasi per spacciatori e prostitute. Se poi si intende per «pagare l’IVA» il fatto che il mafioso e la prostituta comprino beni di consumo su cui pagano l’IVA proprio come me, ancora una volta mi pare assurdo che costoro paghino degli importi pari per ordine di grandezza ai miei, pur guadagnando parecchio in più rispetto a me. Infine, come considerazione personale, è proprio triste pensare di recuperare l’evasione fiscale della criminalità organizzata costringendoli al pagamento dell’IVA sui beni di consumo… sarebbe la resa finale dello Stato nei confronti della criminalità organizzata e della coesione sociale.
    Buona notte a tutti,
    mk

  19. Se aspetti però che lo stato italico ti rimborsi quello che anticipi di IVA stai fresco. Dovresti anticipare un capitale per comprare beni divenuti carissimi. Io andrei più volentieri a fare la spesa in Slovenia…. 🙂

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