Ho sempre pensato che fare acquisti su Internet fosse la cosa migliore (con delle eccezioni), perché abbatte i costi togliendo intermediari ed evita di trasportare merci in luoghi dove potrebbero non essere nemmeno vendute, creando massicci e inquinanti flussi di traffico che si potrebbero evitare. Inoltre ritengo che Internet possa potenzialmente favorire i piccoli produttori che non hanno le risorse per portare la propria merce in tutti i negozi d’Italia (in questo caso). Poi vedo questo postaccio e mi chiedo se non fossero meglio le vecchie librerie, la risposta è ancora no, perché i magazzini c’erano anche prima, ma insomma un po’ di bellezza!

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5 risposte a “

  1. C’è parecchia bufera su Amazon per le condizioni di lavoro cui sono sottoposti i lavoratori:
    Punto informatico, Il Corriere, Wu Ming (più generico e mooolto marxista), NTNN.
    Io ci compro spesso perché i prezzi sono molto bassi e i costi per la spedizione nulli (in Italia); però dopo queste ultime letture ci sto facendo un pensierino…

  2. Il postaccio però è ricoperto di pannelli solari che bastano ad alimentare lo stabilimento e a dare energia a 1000 famiglie, e dicono che stanno lavorando per ridurre al minimo il packaging (che trovo minimo già così) nel rispetto dell’ambiente.

  3. sì, quelle sono cose buone, ma il territorio è una risorsa tanto quanto l’energia, inoltre non conosco la zona, ma in capannoni così di solito si arriva solo in automobile e richiedono enormi parcheggi – non è solo un problema di amazon, chiaro

  4. michele grazie per i link molto interessanti, su quello di wu ming 1 sto ancora lavorando

  5. Ma che dici?! Grazie a te per continuare a scrivere e a tenere attivo questo blog. E’ diventato uno dei miei punti di riferimento. Su altri siti (più blasonati, quelli con «la redazione» e tutti gli ammennicoli annessi e connessi) trovo solo notizie, spesso decotte, riciclate nel solito giornalistese (tipo: “allarme rosso”, “emergenza”, “cauto ottimismo”, “livello di guardia”, “scoppia la polemica”, “alzare i toni”, “la polizia non esclude che”, etc. etc.). Ascolto quasi sempre Radio Rai3, e dopo «Prima pagina» e «Tutta la città ne parla» più o meno il grosso dell’informazione sono riuscito a portarla a casa. Quello che mi manca è l’approfondimento e, soprattutto, uno sguardo lanciato da un angolo di visuale inedito, inusuale, critico, che si ponga (e ponga) degli interrogativi su ciò che tutti danno oramai per scontato. E’ proprio quello che trovo nei tuoi post. Del resto cominciai a leggerti proprio perché eri l’unica che si poneva qualche interrogativo sul modo di scrivere e di comunicare di Roberto Saviano, in un momento in cui era osannato da tutti, e desti corpo e concretezza alle mie intuizioni con rimandi molto informati a link davvero interessanti. Che peccato non avere una Gaia Baracetti anche qui a Napoli… ne avresti di che scrivere!
    Vabbè, tutto questo sproloquio solo per ringraziarti e dirti: continua così.

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