agosto

Lo scopo di questo post è inveire contro agosto, e già che ci sono contro le domeniche, che presentano problemi analoghi, anche se come istituzione le tollero molto di più. Anzichè: pochi giorni liberi, e tutti nello stesso momento, io vorrei più tempo libero, e meglio distribuito.

Io capisco che ad alcuni piaccia dare ritmi condivisi alla nostra vita collettiva, ma a ben pensarci il nostro livello di tecnologia e capacità di organizzazione ci permetterebbe di avere molto più di uno o due giorni liberi alla settimana, o di un mese di ferie all’anno, se lo volessimo veramente. Invece la direzione verso cui si va è meno vacanza, non di più. Le ferie e le festività, le poche che ci rimangono e che ci troviamo a dover addirittura difendere, servono a farci dimenticare che potremmo vivere vite molto migliori e meno stressanti. Invece siamo ridotti a lavorare moltissimo e ammassarci e stiparci tutti insieme in quel poco tempo libero che ci resta, con lo stress di godercelo in fretta prima che venga settembre, o lunedì. In pratica, agosto significa code allucinanti sulle autostrade, spiagge affollate oltre ogni sopportazione, casino in montagna, città vuote, prezzi altissimi nelle località ‘turistiche’, impossibilità di fare alcunchè che non sia distendersi in un prato, se lo si trova, per chi non va in vacanza… perché non distribuirci durante l’anno, e sopportare il caldo estivo semplicemente con ritmi più lenti (e più verde urbano)? Contro i miei interessi, perché io sono abbastanza svincolata dai ritmi lavorativi, chiedo: se avessimo più giorni liberi da dedicare agli affetti o alle attività che ci piacciono o al volontariato, non staremmo meglio? Se potessimo distribuirci le ferie lungo più giorni, a turno, nell’anno come nella settimana, non sarebbero più vivibili gli spazi? Forse non tutti, ma alcuni. In fondo ci sono posti in cui si fa il bagno anche a maggio e settembre, e chi va in vacanza in destinazioni non legate al clima o con altre stagioni può farlo quando vuole. Propongo l’esempio della Germania, con le vacanze scolastiche sfasate per evitare che si vada tutti via nello stesso momento.

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6 risposte a “agosto

  1. Ciao Gaia! Si potrebbe anche concordare con te ma parlando con diversi amici che lavorano in azienda ebbi a scontrarmi con la dura realtà della risposta: “te vedarà quando che te va a lavoràr!” (sono veneti (= ). I periodi produttivi sono fissati e stabiliti dal sistema economico e dal mercato azionario, che pare ormai non riesca più a chiudere o a smorzare la sua attività. Quindi il lavoratore, che è sia sottoposto alla pressione interna dell’azienda, sia influenzato da fattori sociali (come la vacanza al mare d’estate perché fa VIP), tende a non volersi trovare a dover fare i conti con una realtà che per lui non sarebbe gestibile. Mi spiego meglio. Se a me lavoratore dicessero che posso si prendermi il tempo libero quando meglio credo ma che devo produrre tot in termini di fatturato (sempre la quantità) mi trovo orientato, almeno in Italia, a lavorare a più non posso per raggiungere prima un obiettivo che, una volta oltrepassato, apre la strada ad altri indefiniti (nel numero) obiettivi. Qual che ti cerco di dire è che a parlare con le persone spesso e volentieri, ascoltandole, ci si fa un’idea diversa da quella che per qualche motivo potremmo ritenere la più funzionale o la più giusta o la più “quel che vuoi”…Poi non tutti hanno gli stessi desideri di tempo libero che possiamo avere tu ed io, credimi. E lo stesso concetto di tempo libero si genera per contrasto, rispetto al tempo lavorativo vero e proprio…che certo, spesso è una prigione, ma per alcuni è la vita stessa.
    I tedeschi sono completamente diversi dagli italiani e riescono a smorzare gli effetti dell’economia capitalista attraverso un diverso sistema sociale che in ogni caso calza con le loro caratteristiche. Es.: se alle cinque si finisce di lavorare, ci si alza e si va a casa anche se un cliente ti arriva alle cinque meno due minuti (l’ho visto in Germania in più occasioni) mentre in Italia finché c’è cliente c’è vita a costo di ammazzarsi di lavoro…e poi nel ricco e produttivo Nord-Est come pensi che gli operai si potessero permettere dei bei mercedes o BMW se non ammazzandosi di straordinari a nero (oggi un po’ meno perché se non si vende, quindi non occorrono gli straordinari ma si passa alla cassa integrazione o al licenziamento). Ciò che può essere giusto per noi, o per te, non è detto che lo sia per altri. Tu parli di tempo libero ma ho amici in Veneto che di Domenica se ne vanno a lavorare…il mondo è bello perché è vario. Se c’è una soluzione quella è sempre di scoprire prima se stessi e ascoltare gli altri…opinione mia e discutibilissima!

    Ciao

  2. Non so se l’ho già scritto, comunque recentemente è tornata una mia amica che lavora a Bruxelles e ha detto che lì dov’è lei (istituzioni europee) chi sta in ufficio più del necessario è MALVISTO perché vuol dire che non riesce a completare il suo compito in tempo e perché bisogna pagargli gli straordinari. Lei fa un part-time ed è pagata bene. Non voglio idealizzare l’estero ma mi piaceva tanto sentir dire queste cose (e comunque anche in Italia ci sono realtà diverse).
    Comunque io in genere, pur con tutti i suoi limiti, preferisco la modalità di produzione artigianale a quella industriale, anche se gli artigiani si autosfruttano, alle volte, ma possono anche scegliere di non farlo. Poi non siamo tutti uguali, è vero, e a qualcuno va bene davvero un sistema diverso da quello che propongo io – l’importante è poter scegliere.

  3. Cara Gaia a me sembra che la scelta come tu la intendi porti sempre una parte o l’altra a doversi adeguare alla scelta stessa…ma sarà che forse con troppi concetti per la testa non mi trovo a mio agio quanto te…e quindi sono limitato…se poi citi i metodi di produzione artigianale e quelli di produzione industriale per riferirti in qualche modo alle esperienze aziendali delle persone che conosco, mi sento di dirti solo una cosa: a mio modestissimo avviso spesso confondi gli “ideali” (o meglio le idee mentali) con le persone vere che hanno vite e sentimenti ed emozioni…e tanto più spesso nemmeno te ne accorgi. Se da un lato quel che scrivi mi piace e ti fa onore forse dall’altro a volte esageri (il fatto che ti conosca di persona ovviamente influenza la mia opinione ma non sono mai stato bravo a scindere le cose…)

    Ciao

  4. Quello delle vacanze, del tempo libero in genere e di come lo si viva/sfrutti è proprio un bel tema, a mio avviso molto sintomatico della schizofrenia della società di oggi. Mi hanno molto colpito numerosi capitoli de L’etica hacker (il link è al paragrafo “La venerdizzazione della domenica”; purtroppo non trovo link ad altri passi interessanti per motivi di copyright).
    Non voglio giudicare nessuno, perché ognuno ha le sue priorità e i suoi bisogni individuali e soggettivissimi; però credo che una vita dedicata unicamente al lavoro – per quanto questo lavoro possa essere appassionante e gratificante – sia una vita non spesa appieno, in cui tante potenzialità non vengono espresse.
    E’ incredibile quanto le leggi dell’economia e il mercato condizionino la nostra vita, anche negli aspetti più personali (come appunto il tempo libero); io mi domando cosa succederebbe all’uomo occidentale se – come si chiede Gaber in una sua famosa canzone – all’improvviso il mercato scomparisse del tutto…
    Ma l’uomo non veniva (esisteva) prima del mercato e del lavoro? Da qualche anno a questa parte mi sembra il contrario… (sigh)

    Gaia e Fabio, sempre interessanti i vostri post!

  5. ma la tendenza sta cambiando, se ne vedono i segni secondo me – non guardano la fiat, per dire, ma i paesi più “avanzati” dove si negoziano orari più ridotti e flessibili.
    io non sono un esempio generalizzabile, e ammetto che è un po’ difficile, però sto cercando di dimostrare nel mio piccolo e con il mio esempio come si vive bene lavorando (e consumando) poco, e quanto sia creativo e produttivo l’apparente far niente (o possa essere divertente il lavoro… semplicemente i confini potrebbero non essere così netti, poi è chiaro dipende da cosa fai e da chi lo misura e come)
    una volta la terra rendeva meno e non c’erano tecnologie salva-tempo, ora ci sono e le usiamo per produrre di più anziché per lavorare di meno

  6. Pingback: ferie | gaia baracetti

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