vas del pum

Mi sento in dovere di giustificare nuovamente gli scarsi aggiornamenti sul blog: a parte che è luglio, sto cercando di seguire cose importanti a livello cittadino, cioè i piani regolatore e della mobilità. In particolare, oggi devo dire qualcosa sul Rapporto Preliminare Ambientale della Valutazione Ambientale Strategica per il Piano Urbano della Mobilità. Un sacco di burocrazia e nobili intenzioni, cosa faranno davvero si vedrà. Per una persona con un lavoro e una famiglia, o generici impegni non prorogabili, sarebbe dura trovare il tempo di appartarsi con la logorroica documentazione che ho in mano adesso, leggerla tutta, capirci qualcosa, e trovare il tempo di buttare giù dei commenti. La democrazia partecipata presuppone o grande abnegazione o più tempo libero. Decrescita!

(Anche se, lo devo dire, temo le opinioni del popolo. Le volte che sono stata agli incontri tra amministrazione e cittadini di Udine, iniziative lodevoli per carità, c’erano solo vecchi che volevano riparate le buche davanti a casa, e l’unica volta che ho visto gli udinesi preoccuparsi dell’estetica della propria città era quando non piaceva il nuovo albero di Natale.)

Annunci

12 risposte a “vas del pum

  1. Basta semplicemente che ci sia almeno qualche persona con grande abnegazione…pare che a Udine ci sia :), siam fortunati (non è ironico)!

    Ciao

  2. gaiabaracetti

    Ci sono delle associazioni ambientaliste (in questo caso) che si danno da fare, anche i meet up li vedo spesso, a me però pare che gran parte delle questioni siano sulle spalle sempre delle stesse persone, da un lato può essere meglio perché non possono tutti fare tutto, dall’altro è stancante (io tra queste persone non mi ci metto, sono piuttosto monotematica).

  3. …e infatti intendevo proprio te! Era un complimento, Gaia, su con la vita!

  4. Ecco un bel tema, che a mio avviso palesa la necessità di «fare rete». Come dici tu, Gaia, il povero cittadino impaludato tra lavoro, famiglia e quant’altro è di fatto impossibilitato a seguire tutto, analiticamente e sempre. La giornata dovrebbe essere di almeno 72 ore per acquisire la capacità di padroneggiare ogni problematica ‘civile’. Come fare?

    Quando anni fa cominciai a seguire LKML (la mailing list di sviluppo del kernel linux), molto ingenuamente mi prefissi di leggere ogni messaggio postato per accrescere il mio bagaglio tecnico e migliorare il mio stile di programmazione… fui davvero molto ingenuo! (…per non dire stupido). Il traffico su LKML è intensissimo, dell’ordine dei 400/600 post al giorno, per un totale di circa 12.000/18.000 post al mese. E’ praticamente impossibile seguire tutto. Allora decisi di seguire i blog degli autori più autorevoli (scusa il gioco di parole) per avere almeno delle sintesi generali settimanali, e approfondire solo laddove fosse necessario mettere le mani nel codice. Beneficiai a piene mani dell’«etica hacker»: persone molto appassionate ad un sistema (non necessariamente informatico), che si sentono intensamente gratificate dall’apportare nuovi contributi alla comunità che cresce attorno quel sistema, e dal condividere la loro conoscenza con chiunque ne voglia beneficiare.

    Questo paradigma, a mio modesto parere, è stato il vero motore della rete, e credo sarebbe molto saggio se si potesse estenderlo nel maggior numero di campi possibili. Se io sono molto interessato ad un particolare tema (su cui mi documento, che seguo incessantemente, per cui magari mi impegno attivamente nella vita sociale), ne divento sicuramente un valido «testimone», addirittura in alcuni casi un esperto. Allora posso porre la mia conoscenza al servizio di altri, in modo tale da informare il maggior numero di persone interessate ad esso, e magari proporre un dibattito per ricevere di ritorno i contributi da tutta la comunità.

    In questo modo il singolo cittadino non dovrebbe impazzire cercando di costruirsi ogni volta ex-novo delle conoscenze sui temi più svariati, ma avrebbe a disposizione dei piccoli compendi più facili da assimilare e – soprattutto – tante comunità attive con cui confrontarsi, a cui porre interrogativi o, perchè no?, anche proporre inedite soluzioni.

    La mia massima stima va allora alle persone che – impegnando la più preziosa risorsa non rinnovabile: il tempo – spendono le loro ore nel cercare di fare cultura civile e sensibilizzare gli altri sui temi che stanno loro a cuore.

    E’ stato bello leggere ad esempio i tuoi post dalla ValSusa perchè, aldilà delle solite pagine fotocopia dei principali quotidiani, pieni di «propaganda», solo una volta letti i tuoi articoli ho capito sul serio cosa accadeva dietro le barricate e quale fosse il clima che vi regnava. Mi sembrava proprio di essere lì… Questo è condividere!

    Perciò credo che sia importante il contributo di tutti, proprio per distribuire il carico di acquisizione della conoscenza sulle spalle (anzi le teste) di tutti, invece di delegare i quattro soliti ‘noti’ che ne fanno una missione personale e ci dedicano tutta la loro vita.

    Ma, ahimè, così va il mondo… ognuno a inseguire i propri demoni personali… Quand’è che smetteremo di essere individui consumatori e torneremo ad essere una comunità?

    ciao

    mk

  5. Il problema dell’eccessiva documentazione da consultare è tutto italiano, i piani regolatori di altre nazioni europee sono così semplici che anche un bambino riuscirebbe a capirli. Qui invece abbiamo diversle leggi che riguardano lo stesso ambito, magari risalenti al fascismo. Un tecnico del catasto molto preparato che ho avuto modo di ascoltare ad una lezione sostiene che i criteri con cui è stata scritta la norma del ’42 sono estremamente semplici e razionali, le leggi successive hanno portato molta confusione senza apportare benefici significativi. È in questa inutile complicazione che non c’è spazio per una pianificazione del territorio e le cose saltano fuori a caso, basta vedere come si sviluppano le nostre città, per non parlare della partecipazione della cittadinanza a cui formalmente è permesso di partecipare ma nella sostanza è impedito dalla complessità della documentazione. Per leggere un piano regolatore e capirci davvero qualcosa non dico che sia necessario essere dei tecnici, ma ci siamo molto vicini. È veramente una presa in giro olte che un’iporcisia che un ente pubblico chieda a dei comuni mortali di sollevare obiezioni, pareri non vincolanti, su migliaia di pagine scritte in burocratichese tecnico a cui avranno risposta in burocratichese tecnico. E chiaro che se uno partecipa pensa solo al suo orticello. Non basta la rete, o qualcuno che spenda ore ed ore a leggersi migliaia di scartoffie o file pdf da 10 mega, vanno cambiate le leggi al più presto; hanno deturpato, rovinato, e fatto i bilanci per troppo tempo grazie all’attuale sistema. Perché honsell o gli altri sindaci che magari si lamentano della loro impossibilità di agire non chiedono al proprio partito di fare qualcosa in merito?

  6. gaiabaracetti

    Già… tempo fa avevo parlato con l’architetto udinese Augusto Romano Burelli, che ha lavorato in Germania, sostanzialmente lui diceva che in Italia le norme servono a confondere e mettere un sacco di paletti, mentre in Germania le amministrazioni procedevano all’opposto: sceglievano gli architetti con cui lavorare, avendo quindi una visione d’insieme anche estetica del pezzo di città da fare o rifare, e lasciavano spazio alla creatività di ognuno in un contesto armonico.
    Io non ne so abbastanza per dire altro, ma basta guardare il risultato: incappando in mille regole e violandole, senza la benchè minima attenzione a cosa c’è intorno e il minimo senso estetico, è andato a finire che gli italiani hanno costruito porcherie ovunque (gli speculatori come i piccoli imprenditori o i singoli che avevano un terreno edificabile e ci tiravano su un cubazzo di cemento), rovinando le nostre bellissime città, e non se ne vede la fine.

  7. gaiabaracetti

    Michele – hai ragione!
    Io credo però anche in altre due cose: la rilocalizzazione, il più possibile, dell’econonia e della politica, di modo che i cittadini siano più vicini ai problemi e a chi è stato eletto per risolverli, e la riduzione degli orari di lavoro, così che tutti abbiano più tempo per le comunità di cui fanno parte, e per l’impegno civile

  8. @ Davide: sono d’accordo con te per quanto riguarda l’incomunicabilità della pubblica amministrazione italiana. Tutte le leggi, la normativa (dalle fonti primarie ai regolamenti attuativi) sono pensati per essere rivolti non al singolo cittadino, ma ad uno sparuto gruppo di iniziati. Non nascondo di vivere una profonda avversione per la documentazione legislativa, anche se spesso devo averci a che fare per motivi professionali. La soluzione del problema (a monte) è quella prospettata da te: cambiare non tanto le regole, quanto la cultura del legislatore per fare sì che la normativa abbia ad oggetto interventi mirati e sia comprensibile a tutti (tanto per dirne una, l’ultima legge con cui ho avuto a che fare, la manovra finanziaria Legge n. 111 del 15.07.2011, «pesa» 499 pagine in cui c’è davvero di tutto, dalla cilindrata delle auto di servizio delle PP.AA. al contenzioso in materia previdenziale e assistenziale. E sono tutti riferimenti e modifiche di normativa previgente… terribile!). Però – sinceramente – poiché non confido molto in un cambiamento a breve della mentalità e della cultura della classe dirigente di questo paese, credo che l’unico modo che abbia oggi il cittadino per ‘difendersi’ (leggi: per capire semplicemente cosa gli succede) sia quello di fare rete, e cercare di evidenziare quanto più possibile le storture del sistema, proponendo magari al contempo anche delle soluzioni. Però riconosco che la soluzione vera e definitiva è quella che proponi tu: ridare un senso alla legislazione e alla partecipazione popolare.

    @ Gaia: “la rilocalizzazione dell’econonia e della politica… la riduzione degli orari di lavoro… l’impegno civile…” uao mi sembra il programma che avrei sempre voluto (ma mai mi è arrivato) dalla sinistra italiana… se ti candidi, un voto di sicuro già ce l’hai 😉

  9. @Michele – Carissimo, benché condivida le tue conclusioni ovvero che così va il mondo e siamo tutti vittime dei nostri stessi demoni, intenti a soddisfare l’ego, dissento invece su alcuni punti del tuo comunque brillante commento.
    Che il lavoro e la famiglia possano per alcune persone essere una palude potrebbe anche essere ma che lo siano per tutti? Non mi trovi d’accordo. E poi perché, potendo beneficiare di 72 ore, dovremmo dedicarci per forza alle problematiche civili? Né il lavoro, né la famiglia, né le problematiche civili, a mio modesto avviso, dovrebbero essere il centro focale delle nostre vite.
    Buona cosa, poi, l’etica hacker (mi riferisco in particolare all’esposizione che ne fa Pekka Hineman nel suo libro), anche se rimane un po’ fine a se stessa ed in un certo qual modo rarefatta o meglio virtuale, come il mondo e il modo di pensare che l’hanno creata, quello dell’informatica e dell’informazione (nel senso etimologico di ‘dar forma alla mente’). Ma, in antitesi, la nostra strana società, ormai soggiogata al più puro senso relativistico costruisce continuamente etiche “valide” per un certo numero di persone ma totalmente non fruibili dal resto. Poco male si vede che seguiamo una strada sbagliata. Non critico i punti di vista, bensì l’irragionevole nostra presunzione di renderli assoluti. Ecco perché non vorrei, personalmente, veder applicato quello che per te è IL paradigma (mi renderebbe assai infelice in realtà e spero tu possa umanamente tenerne conto).
    Se siamo interessati a qualche cosa, certo ne possiamo portare la nostra personale testimonianza ma essere “testimoni” richiederebbe che altri verifichino la comprensione e la capacità di cui ci attribuiamo i meriti. Questo comporterebbe una discesa indefinita (è tra l’altro, questo, un criterio matematico che venne usato dallo stesso Fermat per dimostrare alcuni casi del teorema che porta il suo nome). Citazione matematica a parte (che vi consiglio di verificare data la mia ignoranza), volevo solo suggerire il senso di irrealtà e astrazione che genera in me il concetto da te proposto, quello di “testimone”.
    Di esperti ne abbiamo tanti, forse troppi. È l’umiltà che manca (a me di sicuro). Non so se hai fatto l’università ma degli espertoni che ho visto io pochi reggevano e quasi tutti cadevano dal punto di vista della persona. Ritengo assieme a te che non debba essere uno stupido pezzo di carta a certificare quanto vali (anche perché il valore è un postulato del capitalismo e niente più) ma semplicemente che venga riconosciuta la Qualità (con modi e mezzi adeguati). Ma se ti dicessi che conosco un vecchio contadino che vive in collina e non sa leggere ne scrivere ma ogni volta che lo vedo mi recita a memoria la “Gerusalemme Liberata”, possiamo dire che la sua qualità supera di gran lunga tutta la quantità di cui sono investiti ‘sti gran esperti? (Il vecchietto esiste davvero e non lo conosco io ma lo conosceva Tiziano Terzani che ne parla in uno dei suoi ultimi video, mi pare “Anam, il senza nome”).
    Non mi trovi perciò d’accordo sul fatto che una persona debba per forza farsi delle conoscenze, che tali non sarebbero mai, perché la conoscenza è unica e o vi si partecipa o non vi si partecipa. Quello di cui parli, sempre secondo me, sono le nozioni, che poco ci rivelano del mondo che ci circonda e al massimo vanno a costituire l’erudizione di un individuo.
    Potrei, invece, concordare con te sulla stima che riservi a coloro che spendono del “tempo” ma in termini completamente differenti: il tempo inteso come continuità, grandezza fisica classica (non Einsteniana) è una vera ossessione della nostra società e tu stesso lo definisci una risorsa non rinnovabile come se sapessi veramente quanto ne hai a disposizione. Tendo a dare più importanza all’istante in sé e a ciò che si realizza in QUEL momento. E se poi ad uno stesse a cuore qualcosa che non sia lodevole dal nostro punto vista? Che facciamo? Certo che anche uno che sta seduto senza apparentemente far niente potrebbe invece esser intento a compiere un gran lavoro. Chissà, almeno la vedo così.
    Ah sì…Se 4 soliti noti si accollano le missioni spero non lo facciamo con l’intento di essere ringraziati o “beatificati” e credo, anzi, che normalmente (conosco solo una persona che faceva eccezione) queste missioni non siano altro che un rimpiazzo, un idolo che li porta in fondo in fondo alle parole iniziali del mio commento, le ultime del primo commento di Michele.

    1. Scusate se ho fatte, forse in maniera troppo dialettica, le citazioni (dello scemo, come si dice) ma volevo rendere più espressivo il pensiero.
    2. Michele, ovviamente niente di personale, anzi grazie a te e a Gaia di avermi dato la possibilità (rispettivamente attraverso le parole e il blog) di pormi qualche domanda in più e cercar di darmi risposta.
    3. Michele, mi piace il tuo blog. Spesso comincio la giornata con “La posizione del giorno”…che per chi non lo sapesse  non è una figura del Kamasutra, ma la conclusione di una partita a Scacchi. Grazie. A tutti.

    Ammesso e non concesso che le “storture del sistema” si possano raddrizzare tutte, visto che il sistema è un insieme di parti sempre cangianti (di nuovo una discesa indefinita), non trovo il senso della soluzione proposta da Gaia e riproposta da Michele. E questo lo dico dopo aver speso un bel po’ di tempo, come direbbe Michele, a “banchettare” dietro ai tavoli dei partiti di sinistra. E di programmi come “quello di Gaia” ne ho visti, magari non con le stesse parole ma i concetti erano quelli e dipendeva tutto e solo da chi li leggeva (il politico del giorno o la nonnina della domenica…).

    In ogni caso voterei Gaia, non tanto per quel che dice, ma per quello che è, una persona generosa e che pensa sinceramente agli altri (correggetemi se sbaglio ). Mi par che non siano credenziali tanto di moda di questi tempi.

    Ciao

  10. Michele Testa

    Caro Fabio, dopo aver letto il tuo commento critico al mio precedente post (per cui ti ringrazio: è sempre bello sapere qualcuno in ascolto da qualche parte!), mi vedo però costretto a dettagliare alcune mie affermazioni che, solo a causa del mio pensiero ellittico, probabilmente sono state un po’ travisate. In generale, sono state interpretate come universali o assiomatiche delle asserzioni che in realtà sono solo delle mie semplici (e soggettivissime) constatazioni empiriche.

    Io non ho mai pensato che il lavoro, la famiglia o le problematiche civili «…dovrebbero essere il centro focale delle nostre vite». Volevo solo rappresentare le difficoltà che hanno molti italiani (tra i quali mi inserisco a pieno titolo) a ritagliarsi un po’ di tempo libero per la partecipazione attiva alla vita civile. Credo che questa difficoltà sia abbastanza comune e diffusa, e quindi grosso modo constatabile anche da te.

    Analogamente, non ho mai scritto o pensato che l’«etica hacker…. è IL paradigma». Poiché il topic del post di Gaia era relativo alla difficoltà di documentarsi su particolari problematiche, ho solo proposto quale modello abbastanza collaudato quello utilizzato dalla comunità hacker per condividere le informazioni. Visto che in Islanda addirittura lo stanno utilizzando per redigere un draft della nuova costituzione, mi sembrava un approccio non tanto peregrino.

    Riguardo al «…senso di astrazione e di irrealtà… del concetto di “testimone”» e agli «…espertoni… che cadevano dal punto di vista della persona», non mi riferivo né a boriosi accademici, né ai sedicenti esperti che proliferano nei talk-show: sempre nel contesto del problema dell’autodocumentarsi, volevo solo esprimere l’importanza che hanno per me le informazioni (attenzione: non le opinioni) di cui sono in possesso le persone esperte di una problematica, intendendo col termine «esperto» quell’individuo che un’intera comunità reputa dotata di particolari conoscenze rispetto ad un tema. La comunità hacker, ad esempio, ha grosso modo un sistema analogo al peer review accademico, anche se distribuito: io posso scrivere ciò che voglio; ma se ci sono inesattezze:

    Perderò la mia reputazione in rete perché ci sarà sempre chi mi smaschererà;
    Il sito che pubblica perderà anch’esso di credibilità.

    Non c’è bisogno di alcun “certificatore di expertise” a sua volta da certificare: una comunità (accademica, hacker, etc.) riconosce i suoi esperti autonomamente. Perciò nessun problema di “discesa indefinita”: tutti ad esempio concordano sul fatto che il più grande esperto del kernel linux sia Torvald, o sull’esperienza nel nuoto della Pellegrini, e così via. Un buon esempio di come funziona questo modello lo diedero (in negativo) parecchi anni fa Fleischmann e Pons con la loro scoperta (farlocca) della fusione fredda.

    Relativamente al concetto di testimone… beh, facendo lo slalom quotidianamente tra i rifiuti di una città che tutti i media dipingevano come ripulita dall’immondizia grazie ai miracoli del premier-spazzino, ho imparato a dare maggior peso (ma non in via esclusiva) a chi ha vissuto un’esperienza particolare, piuttosto che alla rappresentazione che ne danno i media.

    Che poi «…una persona debba per forza farsi delle conoscenze, che tali non sarebbero mai» neppure mi sembra di averlo mai espresso: volevo solo dire – ma mi sembrava autoevidente – che prima di sostenere una battaglia civile bisogna essere informati (altrimenti cosa si sostiene?); io, sinceramente, prima di accodarmi a qualcuno che sventola una bandiera preferisco conoscere bene la causa alla quale sto votando il mio agire; e non mi sembra giusto o proficuo (né per me, né per gli altri) delegare quest’attività a terzi.

    Quanto al «…tempo… una risorsa non rinnovabile, come se sapessi veramente quanto ne hai a disposizione» devo dirti che da ex studente di fisica mai andato in pensione, per me è soltanto una variabile monodimensionale che mi è necessaria per individuare la successione degli eventi della mia vita. E ti assicuro che quando hai superato i 40 hai davvero la percezione del tempo come ‘sottrazione’, e non come ‘proiezione’, quale che sia la tua attività corrente. Una delle poche cose che ho imparato dalla vita è che difficilmente si trova il tempo per ciò che si è lasciato dietro, per cui per me resta sempre una risorsa (senza non puoi far nulla!) non rinnovabile (nessuno me l’ha mai restituito, sigh).

    Mi dispiace di aver dovuto pubblicamente palesare la «debolezza» (in senso Vattimiano) del mio pensiero, però a causa delle mie difficoltà espressive sto fisicamente male quando vengo frainteso. Per giustificarmi in parte del bieco utilizzo personale che ho fatto di questo post (scusa Gaia), segnalo agli appassionati un bel sito di problemi scacchistici, davvero divertente: IdeaChess.

    Ciao

    mk

  11. Carissimo Michele, ho apprezzato molto i tuoi post e non ho scritto certo il mio con intenti critici nei confronti del tuo (ci mancherebbe, anzi) che ho letto con molto piacere (anche quest’ultimo). Magari dovremmo scambiarci una mail altrimenti se ci mettiamo intasiamo di commenti il blog della povera Gaia… 🙂

    CIao

  12. No io sono molto contenta di leggere i commenti, non state intasando nulla. Certo è che non credevo con un semplice aggiornamento su cosa faccio questi giorni di stimolare un dibattito così profondo…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...