cose piccole e pratiche

Mentre la nostra classe dirigente politica e imprenditoriale continua a proporci-imporci progetti faraonici devastanti e osteggiati dalle popolazioni (pensiamo alla TAV, o anche agli elettrodotti nella nostra regione), diventa sempre più chiaro che la direzione da percorrere è un’altra. Tutto punta verso la scala ridotta, il flessibile, il locale, la gestione diretta da parte dei cittadini, la riduzione dei consumi di materie ed energia. Tendenze apparentemente slegate, come ad esempio la rilocalizzazione di tutti gli aspetti della vita personale e collettiva, da un lato, e il risparmio energetico, dall’altro, contribuiscono a creare lo stesso coerente quadro futuro.

Mi è capitato tra le mani un ottimo studio di Legambiente e Secab (società elettrica cooperativa alto but) sulla possibilità di arrivare all’autosufficenza energetica nell’Alta Valle del But (che si trova nel nord del Friuli per chi non lo sapesse). E’ un testo tecnico, dettagliato e secondo me molto interessante, ne riassumo qui i punti salienti. Per i dati, se vi interessano i numeri, vi invito a leggerlo.

Innanzitutto, per quanto potenziale ci sia nelle energie rinnovabili, il risparmio energetico è imprescindibile. Questo significa ridurre gli sprechi e i consumi nel pubblico e nel privato, migliorare l’efficienza energetica, isolare le case, usare meno l’automobile (in questo caso, trovando il modo di lavorare localmente o da casa, problema grosso in aree montane un po’ depresse). Mettiamocelo in testa: non esistono ricette magiche e comunque dovremo ridurre, stare attenti e rinunciare a qualcosa.

Detto ciò, lo studio conclude che sia possibile arrivare ad un’autosufficenza del 100% tramite: solare termico e fotovoltaico, eolico dove possibile, biomasse (per il riscaldamento, non per l’energia) di provenienza forestale, possibilità di biometano da reflui zootecnici e frazione organica dei rifiuti urbani, idroelettrico, mobilità elettrica con energia prodotta in loco. (Da paragonare al quadro attuale, in cui 35 000 euro vengono spesi ogni giorno nella valle per acquistare combustibili fossili da altrove.)

I vantaggi sarebbero, oltre a quelli ambientali, l’autosufficenza, che è sempre un valore in quanto riduce la vulnerabilità a (e la necessità di impicciarsi egoisticamente in) eventi esterni, e la creazione di posti di lavoro. Inoltre, autosufficenza vuol dire democrazia, possibilità di controllo di flussi che altrimenti passano sopra le nostre teste, governati altrove e in base a chissà quali criteri. Si legge nello studio: “Lo sviluppo delle rinnovabili è legato a quello della democrazia attraverso l’abbattimento dei monopoli energetici, si ripristina di fatto il diritto all’autodeterminazione delle comunità”; “i cittadini possono impadronirsi dei flussi finanziari poichè si ha un riciclo interno delle risorse monetarie legate al mercato dell’energia”. Questa è la direzione in cui dovrebbero andare le amministrazioni, e alcune lo stanno già facendo.

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