tasse

Ieri ho avuto due conversazioni sulle tasse. Nella prima, mi alzavo furiosa da tavola troncando una conversazione perché un signore anche piuttosto benestante insisteva e continuava a dire: se le tasse sono troppo alte è giusto non pagarle finché non si abbassano, e io questi discorsi non li sopporto, soprattutto da gente che ha i soldi e le ville, anche perché io pago tutte le tasse costi quel che costi, e sono una mezza pezzente  (con le spalle coperte, certo, ma spartana e oculata al punto di mettere vecchi vestiti lacerati e mostrarli come trofei). Nella seconda convesazione un amico, un giovane musicista di grande talento, si disperava perché nonostante insegni musica da anni nessuno lo mette in regola nonostante le sue insistenze, lui vorrebbe aprire una partita iva ma le tasse sono altissime e ha paura di non farcela a guadagnare abbastanza per fare la vita che vorrebbe (una casa con la sua ragazza, una famiglia, niente di che). La sua frustrazione era qualcosa di tragico. Mi veniva in mente l’altra conversazione, e come ci sia chi sceglie di non pagare le tasse per comprarsi una macchina più bella, e chi è a nero volente o nolente e non riesce neanche a pagare i contributi per la pensione.

Detto ciò, oggi ho letto di una proposta della CGIL: un’imposta dell’un per cento sulle grandi ricchezze, cioè oltre gli 800 mila euro, riguardante quindi il 5% degli italiani. Si raccoglierebbero così circa 18 miliardi di euro annui. In principio, non potrei essere più d’accordo. In pratica, penserei anche ad altri tipi di tassazione, come ad esempio imposte pesanti sulle case sfitte, che tanti problemi causano nel nostro paese. La CGIL in effetti suggerisce: “una vera lotta all’evasione, aumentare la tassazione sulle rendite, accanto ad una misura di tassazione delle transazioni speculative di breve durata da prevedere a livello internazionale, e istituire l’Imposta sulle Grandi Ricchezze (IGR).”  Non sono poi d’accordo con tutte le premesse di questa proposta (la solita retorica della crescita e dei consumi…), ma con questa sì: “Un’equa redistribuzione delle risorse garantisce un equilibro tra le forze produttive e nei conti pubblici di un sistema-paese tale da tenere sempre in movimento gli ingranaggi dell’economia. Equità, infatti, significa la capacità di mantenere “vive” le risorse di un sistema, per produrre altre risorse… Lo stesso aumento strutturale delle retribuzioni nette, peraltro, stimolerebbe e qualificherebbe gli investimenti, di processo e di prodotto.”

Comunque, un dato per tutti: “ogni indagine della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane rileva, dal 1995 ad oggi, che il 10% delle famiglie più ricche possiede quasi il 45% dell’intera ricchezza netta delle famiglie italiane, a fronte del 50% della popolazione (la metà più povera) che ne detiene meno del 10%.” E: ” secondo i dati del Ministero dell’Economia sulle dichiarazioni fiscali oltre 15 milioni di lavoratori dipendenti guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese e di questi circa 7 milioni ne guadagnano meno di 1.000… Tutto ciò è l’effetto di una progressiva compressione della quota del reddito nazionale destinata al lavoro, a vantaggio dei profitti e, soprattutto, delle rendite.”

C’è naturalmente da chiedersi perché la finanza renda così immensamente tanto. A fare il cibo senza il quale la gente muore guadagno molto di meno che a manovrare il denaro a livelli alti e altissimi – perché? C’ è un modo di riportare l’economia a contatto con il reale, con il materiale, e a livelli e meccanismi comprensibili per tutti? Io provo a contribuire, stando attenta a come spendo i soldi, cercando ad esempio di comprare direttamente da chi produce, se possibile.

Gli altri dati della CGIL e le sue proposte qui.

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9 risposte a “tasse

  1. Ivan Bortolin

    Ciao, tassare le grandi rendite di principio non sono d’accordo. Perché se uno ha già pagato tutte le tasse (ovviamente cosa impossibile in Italia, altrimenti non avresti enormi capitali, senza evasioni e fuffe varie), perché deve pagare ancora?
    Piuttosto modificherei pesantemente la legge sul contratto di lavoro. A partire col pagare più dei dipendenti normali quelli con contratto precario, in modo da disincentivare l’utilizzo di squadroni di ragazzi con rinnovi di 6 mesi in 6 mesi. Mettere un limite dei precari in azienda rispetto a quelli a tempo indeterminato. Come hai già detto tutto, mettere una tassa comunale sugli appartamenti sfitti, che aumenta di anno in anno, così dopo un po’ gli affitti calano. Ovvio una ricchezza distribuita è la cosa migliore per tutti, ma se uno se li suda i soldi e ne guadagna tanti, perché deve essere costretto a pagare ancora?

  2. gaiabaracetti

    Questo è un argomento complesso che non si può liquidare con un commento, ma provo a darti una risposta dicendoti come la penso. Innanzitutto, il lavoro è già così tassato in Italia che aumentare le tasse ancora mi sembra follia, fosse anche per scoraggiare il precariato. Mettiamo che a me vada benissimo lavorare solo sei mesi, per poi fare altro: perché devo essere subissata di tasse? Già ne pago tante così!
    Piuttosto, come si dice spesso, aumentiamo le imposte sulle rendite finanziarie.

    Il discorso sulla ricchezza, poi, è questo: ci viene detto e inculcato che la ricchezza che guadagnamo è “nostra” perché “ce la siamo sudata”. Non è vero. Quasi tutti sudano, quasi tutti rischiano, eppure le diseguaglianze sono abissali.
    La nostra ricchezza corrisponde a quello che la società ha collettivamente (anche se non del tutto esplicitamente) deciso di retribuire per un lavoro, grazie a leggi collettivamente stabilite (es. diritti di proprietà) e a servizi (infrastrutture, sistema educativo e sanitario, possibilità di accesso a informazioni utili, pace e quiete sociale garantite…) collettivamente forniti. Il mercato contribuisce a stabilire questa retribuzione, ma non è il solo elemento determinante. Non siamo nel Far West, dove prendi un pezzo di terra e te lo coltivi. Siamo in una società in cui la tua ricchezza (e non dimentichiamo tra l’altro quanta ricchezza in Italia sia ereditaria e quanta poca mobilità sociale ci sia) è un prodotto di diversi fattori tra cui il tuo impegno e le tue capacità, ma anche molto altro.
    Detto ciò, la società può collettivamente decidere quanto trattenere e quanto lasciarti del lordo di cui disponi grazie a questa società stessa, tenendo in mente principi quali, sicuramente, il tuo impegno e il tuo diritto a godere dei frutti del tuo lavoro, ma anche la necessità di contribuire ai servizi di cui hai usufruito, di mantenere la pace sociale, di dare a tutti le stesse possibilità iniziali, quanto meno, di garantire uno stile di vita minimo rispettoso della dignità umana, di scoraggiare comportamenti che danneggino l’ambiente, eccetera.
    Fatta questa premessa, se si prende atto di una situazione attuale di crisi e di fortissime diseguaglianze, in cui i detentori di grandi patrimoni siedono su montagne di ricchezze talmente grandi da essere sterili e improduttive (c’è un limite a quante ville puoi goderti e a quante barche puoi guidare e a quanti foulard da ottomila euro puoi comprare, alla fine questi i soldi finiscono per buttarli via), mi sembra che la conseguenza più logica e giusta sia partire redistribuendo le ricchezze più estreme e improduttive, piuttosto che andare a tassare lavoratori già ipertassati.

    (ti rimando anche ai cinque post – questo il primo – in cui riassumevo un libro che spiegava perché i ricchi sono IL problema)

  3. Ivan Bortolin

    Si condivido quello che dici, ed infatti sono un accanito promotore dell’opensource dove rinunci ad un guadagno immediato in favore della comunità, che nel tempo però restituirà un valore maggiore.
    Concordo anche che la “tassa patrimoniale” sia una soluzione temporanea ed eccezionale.
    Però tieni presente che i grandi evasori dichiarano 0, niente di niente. Sono sotto la sogli di povertà per i parametri italiani. Quindi chi ha dichiarato le grandi proprietà è chi almeno un po’ di onesta ce l’ha e con una tassa patrimoniale, oltre a essere cornuto (perché povero coglione che paga le tasse) è pure maziato. Direi che la soluzione migliore è che quando becchi un grande evasore è buttarlo in una cella e buttare la chiave, un po’ come fanno in USA; ma si sa, in itaglia (scritto volutamente così), quelli siedono in parlamento!

  4. gaiabaracetti

    Tra i grandi evasori non ci sono solo loro, ma anche figure ad esempio del mondo della cultura come Sophia Loren (che è finita in carcere per questo, a suo tempo) e Pavarotti, o dello sport – ricordo il caso molto pubblicizzato di Valentino Rossi.
    Io penso che i media e la pubblica opinione dovrebbero essere molto più severi con questi evasori, invece di perdonarli e dimenticare: il loro è un furto ai danni della collettività. Fa ancora più rabbia poi pensare quanto guadagnano.
    Naturalmente, qualsiasi redistribuzione deve partire dalla lotta all’evasione, su questo siamo d’accordo.

  5. Io, senza voler scomodare i massimi sistemi, mi incavolo sistematicamente per 2 motivi:

    1. L’assoluta iniquità nella redistribuzione della ricchezza, che comporta il divario tra la liquidazione di Romiti (196 miliardi delle vecchie lire!) o l’attuale retribuzione di Marchionne (4,7 milioni di euro!) e quella dell’operaio di Mirafiori (1.300 euro mensili). Penso ci sia qualcosa di profondamente sbagliato ed ingiusto in tutto questo.

    2. L’assoluta iniquità nella pressione fiscale, per cui ogni anno io (programmatore sfigato in un ateneo) devo constatare di essere più ricco di gioiellieri (14.300 euro annui lordi), macellai (16.000), antiquari (10.100), tassisti (14.500). Chissà perché – però – io ho il mutuo, l’utilitaria e non ho la barca, mentre loro hanno le ville in collina, le spider e gli yacht.

    Fino a quando a pagare le tasse saremo in pochi, queste saranno abnormalmente alte (per bilanciare l’evasione) e complicate (per cercare di colpirla); ciò non farà altro che fornire il pretesto (sbagliatissimo ma molto diffuso) che poiché le tasse sono troppo alte e numericamente eccessive, allora «è giusto» tentare di evadere laddove si possa, come sosteneva il simpatico interlocutore di Gaia, o il nostro premier… Quando dicono cose di questo tipo, accendono tutti i miei istinti omicidi peggiori, perché non capiscono che stanno derubando se stessi e i loro concittadini (una mia parente ricoverata in ospedale ha dovuto portarsi alcuni medicinali da casa; tante attività scolastiche dei miei figli che prima erano gratuite e di modulo, quest’anno sono diventate opzionali (sic!) e a pagamento; etc.).

    Per me il principio è: ognuno contribuisce allo Stato secondo le proprie possibilità (come i programmatori con la comunità open-source). Per cui chi è più ricco paga di più, chi ha di meno paga di meno… ma *TUTTI* sostengono lo Stato. Però dovremmo ricordarci di non essere tanti singoli individui, tanti «consumatori» , ma membri solidali di una comunità, di uno Stato. La questione è: ma lo siamo ancora, una comunità? Io inizio ad avere i miei dubbi…

    P.S.
    Bravo Ivan, l’open-source è proprio il mio modello ideale di comunità… quanto all’open-source non ho dubbi: siamo proprio una bella comunità!

  6. gaiabaracetti

    Appunto, il discorso quindi è: come si spezza il circolo vizioso tasse alte – alta evasione? Io direi prima con la lotta all’evasione, e la presa di responsabilità di quelli che si sentono ‘in diritto’ di evadere, ma molti rispondono: prima abbassare le tasse. Questo mi fa infuriare. Intanto che ci decidiamo, comunque, tassare gli enormi patrimoni o di più le rendite finanziarie o i guadagni stratosferici sarebbe un buon inizio.

  7. Ottimo direi… inizieremmo ad essere una comunità, uno Stato.

  8. Cara Gaia, ti riporto come aggiornamento la riflessione di Piergiorgio Oddifreddi su tasse e dichiarazioni di Tremonti. L’hai anticipato di quasi un mese… urka! 😉

  9. Sono d’accordo anche sull’abolire i notai (anche se ne ho un paio amici di famiglia che fanno questo mestiere… persone che stimo, ma ricche oltre ogni dire – sono così necessari?)
    Per il resto, quanti problemi economici si risolverebbero con normative più semplici per snellire la burocrazia (ho visto delle cose curiose ultimamente), e più controlli fiscali?

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