Pengio

Da un lato, mi duole accorgermi di non essere stata originale come credevo, nell’usare un italiano friulanizzato nel mio romanzo. Dall’altro, l’aver trovato un sito che raccoglie tutti i friulanismi in italiano mi riempie di una gioia quasi mistica.

Eccolo qui, per chi fosse interessato (e come si può non essere interessati?)

(alcuni non li conosco io stessa, ma il bello e la cosa snervante di una lingua è la sua costante evoluzione nonché divisione in mille rivoli, suppongo)

(una volta c’era anche un glossario di riccardino opportunamente intitolato cestil, se non ricordo male, ma è scomparso. Non averlo copincollato in tempo sarà sempre uno dei miei grandi rimpianti)

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7 risposte a “Pengio

  1. copincollato?!

  2. Secondo me non ha proprio senso dolersi per non aver inserito dei friulanismi nel tuo libro.
    Un conto è perpetuare una lingua, il friulano appunto, un altro è creare un ibrido che di fondo ha poi senso solo se lo parli qua, ma appena ti spostassi per l’Italia ti prenderebbero un po’ per ignorante…
    Il sito di Pengio.com è un bel divertimento indubbiamente perchè possiamo un po’ specchiarci dentro, ma non lo sento come esempio di un’evoluzione linguistica.

  3. no no, i friulanismi ci sono, sono piuttosto divertenti da scovare e utilizzare, anche se hai ragione nel dire che rischi di passare per ignorante, ma chi se ne frega (credo di poter dimostrare di conoscere bene anche l’italiano). penso che il problema, se lo si ritiene tale, dell’italiano parlato male e zeppo di friulanismi possa derivare (l’ho letto da qualche parte) dallo sforzo fatto da certi genitori di parlare in italiano ai figli, senza saperlo correttamente. mia nonna friulana era maestra, e mi racconta che diceva ai genitori di parlare friulano a casa, e di lasciare che fosse lei a insegnare l’italiano a scuola, per evitare pastrocchi (?). mio nonno (suo marito) l’altro giorno si lamentava, davanti alle istruzioni per la differenziata in friulano: prima ci hanno detto di imparare l’italiano, e adesso si torna indietro… ci sono una tale quantità di questioni socioeconomiche, culturali, storiche, dietro a tutta questa roba qui, che non si finirebbe mai di analizzare. comunque che io sappia ci sono più differenze tra i dialetti friulani che all’interno dell’italiano standard, di lingue minoritarie in friuli anche ce n’è un sacco, e di gerghi locali (come il riccardino) altri ancora – per non parlare di sottoculture giovanili che hanno a loro volta i loro linguaggi… una delle cose che amo di più del mio paese, questa quasi impossibile varietà.

  4. Comunque permettetemi di citare un saggio di David Foster Wallace all’interno della sua fantastica raccolta Consider the lobster, in cui parla proprio di questo, e cioè delle implicazioni ideologiche, politiche e socioeconomiche dell’uso del lessico e della grammatica, questione per cui lui nutre una passione al limite del fanatismo. Una delle parti più interessanti è quella in cui lui racconta di aver spiegato ai suoi studenti afroamericani che non è giusto, è razzista, certo, ma che se vogliono essere presi sul serio non possono esprimersi pubblicamente o scrivere in black english, ma devono conoscere l’inglese americano standard. Lui sostiene di averlo detto per il loro bene, ma alcuni lo hanno accusato di razzismo e una studentessa è andata a lamentarsi dal preside. Sarebbe interessante analizzare in italia il rapporto tra lingua nazionale, sue varianti o lingue locali, e potere (ovviamente sarà già stato fatto, ma non saprei da chi).

  5. Sono molto daccordo con Edgar F.W. e la lingua italiana è indubbiamente stata un’invenzione con lo scopo di creare un canale di comunicazione: certamente questo non avrebbe dovuto significare dimenticarsi dei dialetti/lingue locali, così come ora questo eccesso di salvaguardia può far nascere molte domande sull’effetivo bisogno di investire anche molto denaro.
    Mia madre è stata maestra; correggere i friulanismi alle persone che avevano avuto il friulano come lingua principale non è sempre stato semplice: perchè accettare un “friulanismo” non è insegnare l’italiano e quindi non si può prescindere dal correggerlo.
    Sono comunque a favore della salvaguardia delle lingue locali, le ragioni sono tante e varie: però secondo me Pengio.com non vuol rapprensentare un’evoluzione; è un buon modo per capire quanto e fino a che punto una lingua così radicata nel territorio come il friulano puo’ influenzarne un’altra.

  6. ma sì, è una specie di scherzo, lo segnalavo perché è divertente (per chi conosce queste espressioni). comunque un’altra cosa interessante è il mondo in cui i rapporti di forza tra regioni e culture, o gli stereotipi, si riflettono poi nella lingua italiana parlata da tutti (romanismi, lombardismi, napoletanismi…)
    (a questo punto vorrei esprimere tutto il mio odio verso l’uso di “piuttosto che” negli elenchi. non so da dove venga ma è sbagliato. fermiamolo finché siamo in tempo)

  7. ih ih ih, di questo dovremmo ringraziare anche il caro Veltroni e il suo “piuttoscheismo”: segnalo anche un post carino di Leonardo.

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