un giorno prima di cancellarmi da Facebook

Sembra un po’ ridicola l’idea di scrivere un intero post su Facebook, ma stamattina mi sono trovata a riflettere sull’impatto che ha avuto sulle nostre vite, e mi sono un po’ spaventata.
Premetto che non sono una di quelle persone che pensa che “Internet ci impedisce di avere rapporti umani veri”: ci dà la possibilità di tenerci in contatto con amici lontani, anche se magari sottrae un po’ di tempo ad occupazioni più vicine, ma può allo stesso tempo facilitarcene l’organizzazione. E’ vero che comunque le relazioni umane si nutrono molto di vicinanza, ma io non posso impedire alle persone a cui voglio bene di andare via, come loro non l’hanno impedito a me; nel mio tentativo di costruire un mondo migliore, la componente della vita di comunità è fondamentale, ma su altro non ho potere. A maggio in particolare, ho frequentato molto il Circolo Arci Cas*Aupa, e una delle cose che mi piacevano di più era l’idea di andare lì senza programmare, e sapere che ci avrei trovato qualcuno -non il mio migliore amico, non quello che mi avrebbe dato ragione sulla tal cosa, nemmeno un paio di persone con cui avevo preso accordi: semplicemente, a sorpresa, qualcuno che conoscevo. E’ bello anche questo, ti allena a stare con chiunque e ti fa sentire parte di una comunità.
Tornando a Facebook. Mi sgomenta sapere che il suo ideatore, Mark Zuckerberg, sia un miliardario e una figura influente a livello mondiale, ma non è neanche questo il punto. Internet tende a fare queste cose, e spero di riuscirne a parlare in altra sede.
Quello che mi dà fastidio di Facebook è che asseconda uno dei lati peggiori dell’essere umano, e cioè l’esibizionismo. Pensatori più adatti di me hanno già commentato sull’effetto di queste vetrine virtuali, sul bisogno di apparire e quasi vendersi come merce in un negozio. Perché devo sentire il bisogno di raccontare ogni minuzia della mia vita quotidiana su Facebook o Twitter? A cinquecento persone interessa veramente che ho fatto una torta, litigato con un collega, o bevuto troppo la sera prima? Peggio ancora: perché dare in pasto i dettagli più privati della propria vita a chicchessia? L’amore, l’affetto tra familiari e amici, un momento di tristezza, non sono cose troppo intime per metterle in mostra su Facebook? Io mi ritenevo superiore a tutto ciò, non scrivendo mai niente di personale, finché mi sono resa conto che ci sono centinaia di foto di me in ogni tipo di situazione. Non svelano i miei pensieri più privati, né mostrano cose che ho interesse a nascondere, ma all’improvviso mi sono sembrate lo stesso una ridicola parata. Mi stavo esibendo tanto quanto gli altri: qui sono bella, qui vado in un posto stupendo che voi non conoscete gne gne gne, qui mi diverto tantissimo, e così via. Ok, magari non con tutta questa malizia, ma anche se fatto semi inconsciamente, non va bene.
Per non parlare del fatto che, curiosa come sono, mi trovavo a farmi i cazzi degli altri, cliccando qui e lì, ricostruendo vite che mi sembravano interessanti o grottesche, pensando, non c’è niente di male, è tutta roba che espongono loro. Solo che è veramente una perdita di tempo -magari aiuta a conoscere le persone, perché io credo che si possa capire la gente anche in base a quello che sceglie di mostrare, ma, comunque, ci sono cose migliori da fare con le proprie ore.
Questo è un problema più generale della nostra società, che non saprei nemmeno bene come definire, perché in mezzo ci metto l’ossessione per la vita dei personaggi famosi e il loro bisogno di dire tutto ai media su divorzi, nascite, e liti familiari, e il bisogno del popolo di saperlo; la misurazione del valore delle persone, più o meno consciamente, secondo parametri come la capacità di divertirsi e far divertire, invece che di rispettare principi quali l’onestà e il rispetto degli altri; e il bisogno di definirsi, raccontarsi, riassumersi, esibirsi, con ogni mezzo possibile (citazioni preferite. stato sentimentale. gusti musicali. Io sono così io sono così io sono così). Stai zitta, potrebbe dirmi qualcuno, tu che hai un blog, ma io cerco nel blog di parlare di cose che abbiano un interesse collettivo e non privato.
Infine, non sopporto che si sia spostata su Facebook ogni qualsiasi protesta. Va bene, discutiamo, polemizziamo, mettiamo sulla foto profilo una frase antirazzista o Berlusconi con il naso da Pinocchio, clicchiamo “mi piace” sotto lo status dell’amico che dice “mi vergogno dell’Italia”, ma poi? Poi la Repubblica farà un articolo su di voi, magari. Ma non è così che si è cittadini.
Quindi mi tolgo. Non credo cambierà molto, in realtà, però spero sia una piccola liberazione e parziale ritorno al mistero.

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17 risposte a “un giorno prima di cancellarmi da Facebook

  1. E’ vero Gaia, facebook è una vetrina..ma non solo.
    E’ uno strumento dalle mille facce (non è una battuta) che ha tanti risvolti diversi in base a come lo si usa. Si è vero, non c’è un modo “giusto” di usarlo perchè il “giusto” e quindi anche il “sbagliato” sono soggetti a tante variabili soggettive ed oggettive.
    Le amicizie lontane, la possibilità di ritrovare persone, di comunicare…sono tutte cose che il web 2.0 ci sta permettendo di fare e facebook non è nient’altro che uno strumento che ne sfrutta tutte le sue capacità unendole in una sola piattaforma. Come poi ogni persona usa questo strumento è un’altra cosa. Ma è un’altra cosa anche come noi singolarmente lo usiamo. E’ vero che molto spesso sembra una vetrina e penso che questo in italia sia acutizzato dalla situazione sociale che stiamo vivendo. Si insomma, casca a pennello con la società dell’immagine che già diversi documentari sul nostro paese hanno analizzato. Siamo ebri di “apparizioni” e tutti “vogliono apparire” e quindi facebook ne ricalca l’onda. Paradossalmente in un mondo dove l’essere ubriachi è il top facebook è una spina di vodka sempre aperta e gratis. Ma questa è una parte dello strumento facebook.
    Lo strumento Note per esempio è come un blog dove ognuno può scrivere quello che pensa (tu scrivi un blog intelligente ma ne esistono migliaia di idioti), riflessioni intelligenti o no che siano. Un tot di noi hanno lasciato la loro email al gestore del tuo blog per essere aggiornati dei tuoi post, beh il taggare le persone in una nota è semplicemente la stessa cosa nella direzione opposta.
    Facebook è poi uno strumento per lo scambio di link. Io faccio parte di globalproject.info (un portale di informazione del movimento) e da quando usiamo una piattaforma che permette la condivisione su social network degli articoli siamo rimasti sorpresi dal numero di visite che arrivavano ai nostri articoli da facebook. Sto parlando di una percentuale del 30%, ti giuro che non ce lo aspettavamo neppure noi eppure ne siamo contenti perchè ogni girono ci sono 1000 persone che arrivano ai nostri articli così.
    E’ naturale che uno strumento simile abbia dei risvolti negativi. C’è perfino chi teorizza l’utilizzo di più profili (!) per dividere vita lavorativa da quella privata o da quella impegnata (socialmente/politicamente).

    Facebook è uno strumento e tale per me deve restare. Io inoltre penso che uno strumento non possa e non deva soppiantare quelli precedenti, specialmente se di relazioni umane parliamo. Le può facilitare, incentivare, ampliare ma non sostituire.
    Quando parli di Cas’Aupa porti un esempio concreto di social network reale, di uno spazio fisico e quindi non virtuale di incontro, di socializzazione. Quel circolo, per quanto sia appunto un Arci, è giocoforza uno spazio sociale della città di Udine che crea e promuove socialità altra. Non è un bar, non è un’associazione sportiva, non è un club….è un contenitore di persone e chi lo vive ne determina la vita comune (l’andazzo si direbbe in gergo comune).
    Tu dici che su facebook si è spostata ogni protesta, ma per fortuna non è così. Alcune nascono e muoiono su quelle pagine virtuali, altre semplicemente attraversano facebook come strumento di comunicazione per organizzare la protesta, per comunicarla e per condividere quello che si fa. Ma anche qui, come nelle relazioni, dobbiamo stare attenti a non soppiantare il reale con il virtuale. Proprio su questo stavo riflettendo con un mio amcio dopo un’iniziativa sui migranti morti in mare fatta a Trieste durante la Barcolana. Stavamo riflettendo che dieci anni fa dopo aver fatto quello che abbiamo fatto saremmo rimasti in giro per le piazze o per i bar a parlarne, avremmo comunicato face-to-face i nostri perchè e i nostri come. Invece un paio di ore dopo eravamo tutti su facebook a condividere articoli, foto, video.
    Un equilibrio fra le due cose, questo per me andrebbe cercato. Perchè a volte un video comunica meglio di tante parole, ma altre volte uno sguardo vivo, degli occhi con la scintilla giusta, trasformano quattro chiacchiere in un qualcosa di non trasportabile sul web.

  2. Aggiungo due link (attualmente – mercoledì 3 novembre – il sito non è raggiungibile per problemi tecnici ma stiamo risolvendo, i link qui sotto sono corretti)

    http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Tutti-devono-sapere-che-FB-e-una-trappola/6234

    http://www.globalproject.info/it/community/Network-clandestini-nellera-del-Web-20/6242

  3. anche per me le visite aumentano quando metto i link dei post su facebook, e non nego nessuna delle potenzialità che elenchi tu, anzi. però mi piace questa mini ribellione di togliermi da lì, oltre ai motivi già detti, un po’ perché un sito o un blog sono sempre aperti, mentre su facebook puoi vedere cosa c’è solo se sei iscritto, un po’ perché non mi va di arricchire i suoi inventori ulteriormente (ogni tanto mi chiedo se non sarebbe meglio pagare direttamente per blog e email, piuttosto che indirettamente con la pubblicità, ma potrebbe essere la fine di internet), nè di lasciargli tutte le mie foto (troppo tardi), un po’ per paraculaggine visto che se ce l’ho ci perdo un sacco di tempo. e un po’ per vendetta, forse. lì ci sono cose che non avrei mai voluto vedere.

  4. Condivido quanto scrivi e stavo riflettendo anch’io sulla possibilità di cancellarmi da FB . Per ora ho limitato il più possibile le disposizioni a tutela della privacy.

  5. Ciao G,
    facebook è uno strumento che non fa per tutti. Anzi è molto alto il numero di persone che non sa gestirlo e ci perde molto tempo oppure non sa mantenere intima la propria vita privata. L’enorme successo di facebook è, secondo me, almeno in parte causato da una carenza di comunicazione, i cui altri effetti sono depressione e apatia. Non penso che oggi si comunichi poco però si condividono molte più forme che concetti e forse questo causa angoscia; c’è addirittura una onlus africana che vorrebbe aiutare noi europei a socializzare in modi più sereni.
    Tuttavia c’è una buona parte di utenti a cui sta bene così, condividono solo momenti divertenti (oppure lamentele) ma un pò superficiali, è una scelta.
    Può essere anche innocuo, un modo di sfogarsi o di fare due risate se non lo si prende sul serio.
    Per quanto riguarda le iniziative “sociali”, ho gestito una pagina e non ho ricevuto nessuna comunicazione dagli utenti in più di tre mesi.

    Il problema sulla privacy è molto più vasto: facebook e google hanno progetti in comune con la CIA per l’acquisizione di tutti i dati possibili, e-mail comprese. Inoltre i telefoni sono controllati o controllabili. Mettere una foto propria in mutande su un qualsiasi social network è più goliardico ma molto meno pericoloso che scrivere un e-mail importante tramite una casella di posta non sicura, o tenere un blog :O
    Arrivano perfino ad inserire messaggi subliminali!
    **ISCRIVETEVI A TUTTO!**
    che bell’uomo Enrico Furlan

  6. Brava, bravissima!
    non mi sono mai iscritto a facebook, dapprima per semplice non interesse e in seguito, quando il fenomeno è tragicamente dilagato, per principio.
    I primi problemi che, ovviamente, saltano alla mente sono problemi di privacy non da poco (no, non conosco nessuna ruby e tanto meno sono contrario alle intercettazioni) che si traducono in possibili furti tanto di identità quanto di dati personali d’ogni sorta.
    Tralasciando l’ipotesi del furto d’identità e partendo dal presupposto che “non ho niente da nascondere” o “non ho fatto nulla di male” siamo giunti a un livello di esibizionismo a dir poco folle, quasi voyeurismo!
    Tutti quanti giocano a fare i piccoli vip, le piccole celebrità, a mettersi in vetrina vendendosi, gratuitamente, il meglio possibile…una maledetta telenovela globale.
    Me li vedo: dietro i monitor, con la digitale, a fare facce da culo per gli autoscatti pensando “Apparire, o morte!”
    Scendendo ancora di più nel discorso, riguardo dal fare protesta, critica sociale o opposizione su facebook cito natalino balasso (no, non scherzo) che ha scritto “Metà del paese dorme, l’altra metà pensa di essere sveglia, ma è solo in preda al sonnambulismo”,troppo facile fare opposizione e “incazzarsi dopo la pubblicità” dalle comodo poltrone e tastiere. Basta ben poco ad appagare una nostra coscienza politica o sociale, a quanto pare.
    Eppure, vedendo la realtà italiana che conosco, facebook in origine non era così “marcio”, è tragicamente peggiorato con l’arrivo delle masse; a un processo simile assistetti negli anni scorsi, con il progressivo affollarsi di internet e il conseguente suo scadere drammaticamente di qualità.
    Non metto in dubbio che facebook sia uno strumento potenzialmente buono (come internet, d’altra parte) ma è potentissimo, e come sempre ci comportiamo come bambini con in mano giocattoli estremamente complessi.

  7. infatti. sicuramente è anche colpa mia che non sapevo controllarmi e ci perdevo tempo. quando mi sono sorpresa a cliccare su: “un paio di scarpe per ogni segno zodiacale” ho capito di aver toccato il fondo. o era quando ho rivisto foto di me al fiume con un machete in mano? ad ogni modo, adesso perdo molto meno tempo. meglio leggersi un libro. e per contattare le persone sono costretta a chiamarle, più intimamente, al cellulare – la tecnologia che ci dicevano stava distruggendo i veri rapporti umani. come corre la storia..

  8. chissà come sono le scarpe per il Capricorno..
    hai ragione, ci sonon un sacco di esibizionisti su FB e io mi sono stufata presto, anche se non cancellata.
    Bisogna usare FB con la testa, conme non bisogna abusare di giochi virtuali o essere alla ricerca ossessiva dell’ultima notizia.
    FB può essere una droga o meglio una dipendenza, sta a noi evitalo, non necessariamente cancellandoci.
    E poi le mamme come fanno a controllasre i loro figli?

  9. Tommaso D'Odorico

    ehi Gaia,
    quello con Berlusconi e il naso da Pinocchio ero io!
    Grazie per il riferimento 😛

    Comunque ho letto il post ed e’ molto interessante, condivido abbastanza quello che dici. Del resto, lo sviluppo di questi strumenti “virtuali”/”sociali” dipende tutto dall’uso che ne facciamo.
    Forse lo facevo all’inizio (3 anni fa, appena iscritto), ma io non credo di esibirmi molto su facebook. Magari se ho la giornata storta scrivo qualcosa di negativo o di urlato per sfogarmi (ma credo di averlo fatto molto raramente ora), poi sono d’accordo con te che ci sono persone che non lo sanno gestire per niente!

    Ti dico, a me l’unica cosa che piace di facebook, e’ tenermi in contatto con gli amici lontani. Vivo in Ingilterra, magari carico un due foto del mio weekeend cosi’ gli amici a Ud possono vedere e commentare e io posso fare la stessa cosa sulle loro di foto. Credo che certi aspetti di facebook siano un bel modo per tenersi in contatto quando si e’ un po’ sparsi per il mondo.
    E mi piace la gestione degli eventi. Io, visto che vivo in una citta’ medio-grande, ho piacere a ricevere notifiche e inviti di concertini e piccole cose di cui mgari non saprei l’esistenza.
    Come dici tu, se non ci fosse Facebook probabilmente ci sarebbero molte piu’ Cas’Aupe dove la gente si VEDE di persona e si vengono a sapere di questi eventi. E se non ci fosse Facebook la gente si sbatterebbe di piu’ per informarsi e per sforzarsi di conoscere.

    Come tutte le cose, ci sono i lati buoni e quelli cattivi, pero’ io non riesco a togliermi, per ora.

  10. sì sì pensavo a te… 🙂
    e in effetti ora non potrò più vedere un sacco di belle foto, tra cui quelle tue della campagna inglese. per fare una cosa che odio, cioè citare in inglese, you win some, you lose some

  11. La vita ai tempi di Facebook. In realtà è che Facebook un mezzo folgorante. Lo sarebbe. Sono i nostri cervelli che sono impacchettati. Il fatto che ci si esponga direttamente, con la VERITA’ della nostravita, è misarabile. Si potrebbe giocare, prendere per il culo i media, come fecero i Luter Blisset nei primi anni della rete. MACCHè, TUTTI ci prendiamo maledettamente sul serio. Tempi amari. A me FB continua a interessare come tutto quello che ci rappresenta. LA bruttagente che siamo o che corriamo il rischio di-

  12. Un mio amico intelligente si identificò come LAMICO INESISTENTE. C’erano foto di gruppo dove si abbraciava il nulla, e cliccando compariva appunto LAMICO INESISTENTE. E’ una piccola cosa solo per dire che si poteva essere anche performativi.

  13. sì, ma uno dei problemi principali resta la divisione tra chi è dentro e chi è fuori, che non può vedere niente. è una comunità troppo chiusa. uno dice: allora iscriviti, ma se uno non vuole?

  14. Non so come ho trovato questo post ma finalmente ho trovato una persona che rispecchia perfettamente quello che penso io e il fatto che non ne trovi altre è estremamente grave. Ho cancellato facebook a Marzo di quest’anno, poi ho dovuto riattivarlo per questioni universitarie ma non è stato più come prima. A me non interessa nulla delle cose che scrivono e delle foto che fanno vedere, né tantomento provo più felicità nel condividere cose mie, è un qualcosa di odioso. Speriamo che più gente venga “illuminata” e che questo “social” venga distrutto il prima possibile.

  15. Sì, davvero. Ormai un sacco di attività prima aperte si svolgono su Facebook, con il risultato che chi non ce l’ha ne rimane escluso, e non è una cosa da poco: è come se le riunioni in piazza fossero tutte spostate nei centri commerciali e potesse parteciparvi solo chi compra qualcosa. Nonostante questo, sono sempre più contenta di non avere Facebook. Mi fa piacere che siamo in due!

  16. Per tutti coloro che siano interessati a social network alternativi, incentrati sulla sicurezza e la privacy degli utenti, segnalo D*iaspora; io bazzico da circa un anno sul pod di Koeln (Germania) e devo dire che la maggior parte dei post sono interessanti, perché la filosofia del network non è basata sulla narcisistica esibizione del sé, quanto sulla diffusione di notizie/informazioni che di solito trovano scarsa trattazione/divulgazione sui media mainstream. Ovviamente la tipologia degli utenti è un po’ polarizzata (eco-attivisti, nerd, geeks, sostenitori dell’open-source, street artists, etc.), però anche lì si trovano le immancabili gif sui gatti (soprattutto di sabato: Caturday!) e le clip audio/video virali di situazioni comiche. Il singolare meccanismo di socializzazione è basato sugli interessi comuni: alla fine il proprio stream finisce per essere popolato solo dai post di altri utenti che condividono i nostri interessi (forse è proprio per questo che risulta interessante ai suoi utenti).

    Mi piacerebbe davvero riuscire a mettere da parte qualcosa per aprire un pod italiano (la mia banda è troppo ridotta per utilizzare i server che ho in cucina), però in questo periodo sono parecchio sotto i miei standard economici di sicurezza, e qui in Italia _nulla_ è davvero economico (ovviamente il pod vorrei aprirlo qui in Italia, e non in qualche server farm all’estero).

  17. Grazie della segnalazione. Nell’Internazionale con il reddito minimo in copertina parlava di come i social network, selezionando le informazioni in base alle preferenze degli utenti, finiscano per offrire alle persone solo costanti conferme, isolandoli da notizie e idee con cui dissentirebbero.

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