esperimenti di autoproduzione

L’altro giorno parlavo con un agente immobiliare, gli dicevo che tempo fa ho scritto un articolo su tutte le case invendute a Udine, e mi ha confermato quello che già tutti sanno e io come altri avevo scritto: sono state rilasciate troppe autorizzazioni, si è costruito troppo, e ora la città è piena di case brutte e fatte male che nessuno vuole, e di vecchi edifici che cadono a pezzi e nessuno ristruttura. Bravi, bravi tutti. Poi mi diceva un’altra cosa interessante: queste vecchie case vuote spesso sono di proprietà di persone che non ristrutturano perché non gli interessa, perché hanno talmente tanti soldi che pagare quel poco di Ici all’anno non gli cambia nulla. Io non ho dati su questo, ma lui raccontava che vengono in agenzia da lui, che vorrebbero vendere terreni, case, ma che poi non saprebbero cosa farne dei soldi… va bene, non è una novità, ma pensare che ci sono persone che siedono su milioni di euro e non li muovono, li lasciano lì, perché sono talmente piccini che non saprebbero cosa farsene dei soldi, fa veramente incazzare. Il paese è in crisi, non ci sono ammortizzatori sociali, per non parlare del resto del pianeta, e questi stronzi hanno fortune intere che potrebbero servire alla collettività, e non sanno cosa farsene e le seppelliscono i giardino… “bisognerebbe espropriarli”, bisognerebbe mandare in giro un funzionario del comune a portargli via tutta questa roba, così diceva lui. Non un comunista, non un radicale, uno che fa un lavoro borghese e per bene. Sono giorni che mi viene il nervoso a pensarci. Poi magari questa roba che non usano, che non gli serve a niente, le persone la difenderebbero con le unghie e con i denti, perché questa è la società in cui viviamo…
Tasse sui grandi patrimoni! Tasse sull’eredità!
Vabbè. Fine sfogo. Io intanto nel mio piccolo continuo a sperimentare la costruzione di un’economia alternativa. Adesso mi sono fissata con l’autoproduzione. Una volta l’idea non mi piaceva, perché pensavo ancora: bisogna creare posti di lavoro. Ora la mia visione delle cose è cambiata: il senso non è far girare soldi, ma fare quello che serve e darsi una mano. Se l’economia è questo (un giorno lo capiremo), l’autoproduzione va benissimo.
Vantaggi. Innanzitutto, la varietà. Per come è organizzata la nostra società, passiamo grandissima parte del nostro tempo a fare la stessa cosa, cioè il nostro lavoro. Ci sarà anche una minoranza di persone per cui questo è un bene, ma in gran parte, guardandomi in giro, vedo gente che trae piacere dal tempo libero, dagli hobby, dal cambiare attività ogni tanto, e se potesse fare a meno di lavorare la maggior parte del proprio tempo, ci metterebbe la firma. Allora invece che ammazzarci a fare la stessa cosa otto, dieci, dodici ore al giorno, e con i soldi guadagnati pagare qualcuno che (per otto, ecc, ore al giorno) fa il resto per noi, sarebbe bello diversificare la nostra vita dedicandoci a varie attività. Così si ampliano anche i propri orizzonti e si imparano un sacco di cose. Cucinando e preparandosi il cibo, o coltivandolo addirittura, o cucendosi i vestiti, o facendosi i cosmetici, o con il fai da te, si accumulano molte nozioni, magari un po’ approssimative, ma importanti e affascinanti, su botanica, alimentazione, chimica, fisica… si diventa persone più complete.
Con l’autoproduzione si è autosufficenti, e non si sa mai, potrebbe servire un giorno. Si esercita la mente, e varie parti dei nostri sensi e del nostro corpo. Si può offrire agli altri, come regalo o scambio, il frutto del nostro lavoro, e non semplicemente un prodotto comprato da qualche parte. Si risparmia, permettendoci così di lavorare meno (decrescita!). E poi, si realizzano le proprie idee. Se io voglio qualcosa, invece di cercarlo in un negozio, o trovare qualcuno che lo realizzi, lo faccio io. Funziona un po’ anche come antistress, almeno io ultimamente quando mi arrabbio cucio una borsa fatta di vecchi scampoli.
Infine, ma qui va approfondito, l’autoproduzione riduce la necessità di aree industriali e trasporto di merci, nonché di imballaggi, e quindi ha meno impatto ambientale. Nel campo della cucina e della cosmesi, riduce anche l’impiego di conservanti e additivi vari, i prodotti vengono consumati più freschi e più puri.
Ora il lettore mi chiederà: cosa esattamente autoproduci?
Qui penso che potrei deludere un po’ di gente, perché la mia manualità si sta ancora sviluppando. Gli esperimenti più interessanti, che però non faccio io, sono nel campo della cosmesi naturale. E’ possibile farsi i saponi in casa, olii per il corpo, profumi, quasi tutto… per esempio: con amido di mais, bicarbonato, burro di karitè ed olii essenziali un amico mi ha fatto un deodorante, che funziona. Lavo i capelli con la farina di ceci -non funziona per tutti, ma per me sì (ve lo consiglio: basta mischiare un po’ di farina con l’acqua, spalmare e risciacquare bene, ed è fatta, supereconomico e totalmente biodegradabile).
Sto facendo esperimenti con gli scampoli in giro per casa, facendo borse e vestiti; mia sorella cuce assorbenti di stoffa, riutilizzabili (si lavano). L’altro giorno ho scoperto addirittura che si possono costruire, da soli avendo un po’ di esperienza e pazienza, case con balle di paglia: ecologiche, leggere, isolanti… Io non me ne intendo, ma guardate qui e qui.
E poi, sta finalmente uscendo il mio romanzo (maggiori dettagli più avanti). Oltre a scriverlo, e pretendere di pubblicarlo esattamente come volevo io, ho pensato e commissionato la copertina a un amico, e mi occuperò personalmente della distribuzione e promozione (che conoscendomi non funzionerà molto bene, ma almeno non sarò nelle mani di altri). Ne parlerò di più a cose fatte, ma per me questo è molto importante. Per quanto possibile, anche qui ho fatto autoproduzione.

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4 risposte a “esperimenti di autoproduzione

  1. Ciao Gaia,
    che bello che sta per uscire il tuo romanzo. L’hai finito allora! Brava, almeno tu riesci a portare a termine qualcosa…
    Un bacione!
    Tommaso.

  2. gaiabaracetti

    (che belle le foto sul blog)
    no non solo io porto a termine qualcosa, non scoraggiarti 🙂
    il libro è uscito, l’annuncio ufficiale lo faccio fra un po’, comunque c’è: http://www.phasar.net/catalogo/libro/dove-si-sta-bene

  3. Ciao Gaia,
    l’autoproduzione: sì sarebbe un’idea interessante, ma quello che descrivi tu è più che altro un hobby. Voglio dire: uno può anche imparare a cucire e a cucinare, tenere un piccolo orto…. ma è qualcosa che si può fare solo nel tempo libero.Tra l’altro la maggior parte delle persone lo fa già, per piacere e senza metterci dietro tante ideologie. Nessuno riuscirebbe ad autoprodurre tutto quello di cui ha bisogno, perchè allora dovrebbe lavorare a tempo pieno solo per questo e ancora non ci riuscirebbe.
    Mi viene in mente il modo di vivere dei miei nonni: era basato quasi interamente sull’autosussistenza. Mia nonna coltivava verdure, fagioli, patate, portava al pascolo le mucche da cui ricavava il latte e il formaggio per la famiglia, cuciva gli scarpets e i calzini, faceva il bucato con la cenere nel fiume.Ma tutto questo, ben lungi dall’esonerarla dal lavoro, la impiegava da prima dell’alba fino al tramonto e non impediva nemmeno che mio nonno dovesse andare in Svizzera a lavorare, perchè comunque c’era bisogno anche di soldi per comprare quello che non si poteva autoprodurre.
    Detto questo, sono d’accordo con te che la nostra generazione sta perdendo tutto un patrimonio di saperi manuali, assieme al piacere di creare qualcosa da sè e sarebbe bello riscoprirli, ma dubito che l’autoproduzione possa davvero rivoluzionare il nostro sistema economico.

  4. l’autoproduzione sarebbe comunque parziale, non ho mai detto che ci si debba autoprodurre tutto. il concetto di tempo libero invece va rivisto: perché fare le cose nei ritagli di tempo? perché non pensare, invece, a lavorare meno ore, e passare un po’ delle altre a farsi le cose da soli? a cucinare partendo dagli ingredienti base, per esempio (risparmio di denaro), a rammendare i vestiti (idem), a pulirsi la casa invece di pagare qualcuno per farlo, e così via. così basta anche uno stipendio basso per vivere.
    i nostri nonni non avevano a disposizione la tecnologia che abbiamo noi. tornare indietro non è possibile, sarebbe meglio invece prendere il meglio del passato e il meglio del presente.

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