libertà di movimento

Facciamo finta che queste considerazioni (pesanti, avverto) mi siano state ispirate dalle mie incursioni in Veneto di quest’ultima settimana. Sono stata a Vicenza, e a Padova. Le città venete sono stupende, da un po’ di anni sono affascinata da Padova, con quel suo centro enorme e romantico, i portici, i ciottolati, i terrazzini, la realtà parallela della vita universitaria. Questa volta la città ribolliva di lauree -non c’è qualcosa di sadistico e perverso, uno sfogo di istinti di dominazione e tortura, nella goliardia delle lauree? “Io ti farò bere finché non starai male! Io ti umilierò, ti insozzerò, ti spoglierò, ti schiaffeggerò la schiena fino a lasciarti i segni! Io renderò pubbliche le storie più imbarazzanti del tuo passato! E tu ti divertirai, e riderai di tutto questo!”

Comunque, dicevo, il Veneto ha città stupende, e colli, e montagne, ma nel complesso è un orrore, uno scempio, una desolazione di casette, campagne smembrate e cemento. E’ passato dall’incantare i visitatori europei, a schifarli.

In Veneto è praticamente certa la vittoria di Luca Zaia, attuale ministro delle Politiche Agricole, uomo che mi pare sia considerato colto e competente (segnalo quest’interessante botta e risposta su Il manifesto, a proposito del “triste nordest”: 123). Luca Zaia è un esponente più presentabile di altri di un partito in costante ascesa, che si colloca dal lato sbagliato di domande molto interessanti, che mi pressano in particolar modo ultimamente. Innanzitutto: a chi appartiene un territorio? A chi ci vive, a chi ci è nato, a chi lo valorizza meglio e apprezza di più, o all’umanità intera? E poi: che rapporti ci legano agli spazi geografici? dove stanno i confini del “mio” e del “nostro”?

La sinistra, di solito, si schiera con le popolazioni indigene sfruttate e oppresse, questo è abbastanza ovvio. La Lega tenta di spacciare i padani per popolo oppresso, ma non ci crede nessuno. Per la sinistra, generalizzando, un popolo può bloccare una multinazionale, o una base militare straniera (vedi Dal Molin) ma non un barcone di poveracci, e va bene, ci mancherebbe. Ma se i poveracci sono milioni, o non sono poi così morti di fame, un popolo ha sempre e comunque l’obbligo di fare posto? e se il barcone porta turisti?

Cosa c’entrano i turisti? Bè, se uno parla di regolare i flussi di persone, la durata di permanenza ha rilevanza pratica, ma non filosofica. Venezia, per restare in tema, non cela fa più, e pensa di mettere un limite al numero di turisti che possono entrare. Un articolo nel penultimo, eccezionale numero di Internazionale, discute proprio dei problemi legati al turismo. Il turismo di massa sta danneggiando, spiega, l’isola di Pasqua, le Galapagos, il mar Rosso, le piramidi egizie le cui pitture stanno sparendo… Paradossalmente, uno andando a vedere certe meraviglie, come mari ancora incontaminati o antiche opere d’arte, contribuisce alla loro distruzione. E un eccesso di turismo rende le località delle puttane, sottraendole ai residenti, impedendo di vivere i posti in maniera spontanea e genuina, aumentando i prezzi, e dandole in pasto a masse affamate di stereotipi e finzioni. Vedere quello squallido cliché che è diventata Firenze. Allora, gli abitanti possono democraticamente mettere un limite a chi viene come turista, a chi si ferma poco? e possono mettere un limite a chi si ferma molto? e a chi compra le seconde case, altra bella fabbrica di sfregi? si può dire: no?

E a proposito della durata della fermata, mi viene in mente l’intervento ad Annozero di alcuni ragazzi milanesi di origini africane, amici del ragazzo ucciso per una scatola di biscotti, mi pare. Questi erano molto arrabbiati per come sono trattati gli immigrati in Italia, ovviamente, e dicevano: se voi venite da noi, non vi trattiamo così! Vi trattiamo benissimo, come si trattano gli ospiti. Questa è una metafora interessante, perché l’idea di ospitalità presuppone una permanenza breve ed un invito, anche se non sempre, anzi è immorale rifiutare l’ospitalità ad una persona che non sa dove andare. Qui poi ci vorrebbe un’altra cosa, una digressione sul diritto di asilo, altro caso ancora. Ma qui è fin troppo facile: chi è realmente perseguitato, non lo puoi mandare via. Ma gli altri?

Sto volutamente facendo una serie di accostamenti insoliti per guardare all’immigrazione sotto un profilo non tanto economico (sostengono l’economia / fanno concorrenza sleale), o culturale (buono il kebab/ non vogliamo moschee), che sono quelli che vanno per la maggiore in Italia, ma presentando la questione dal punto di vista della gestione degli spazi e delle risorse. Lo dico sempre e lo ripeto: la sinistra non sa dare risposte. La Chiesa si schiera con gli immigrati, ma su basi caritatevoliste e cresceteemoltiplicatevi-iste che non mi piacciono per niente. La Lega dà risposte che sappiamo quali sono – l’ultima in Friuli VG, la chiusura degli ambulatori per gli stranieri (e le persone) che per qualche motivo non si trovano in regola con i documenti, è qualcosa di ripugnante e pure controproducente.

Però io delle risposte le vorrei, anche perché qui la Lega avanza, soluzioni non se ne trovano, e l’accusa di razzismo con tanto di manifestazioni antirazziste mi sembrano più che mai insufficenti, nonché buone solo per nascondere, come a Rosarno, situazioni infinitamente più complesse (‘ndrangheta, mancanza di lavoro, contributi europei, corruzione, squilibri nell’economia mondiale, ignoranza, sfruttamento…) Allora: quante persone possono venire in Italia? quanto possono stare? come possono vivere? e soprattutto: chi lo decide? di chi è, l’Italia?

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25 risposte a “libertà di movimento

  1. innanzitutto non mi piace il termine puttane,vabbè. quando parli di turismo devi specificare turismo di massa,perchè il turismo responsabile,che piano piano si sta diffondendo proprio a partire dal nord italia,che progetta viaggi sostenibili,che conciliano il desiderio di conoscere posti nuovi al rispetto del territorio e delle popolazioni locali(unico limite,di cui si rendono conto benissimo:l’aereo),è un’alternativa valida.
    sul fatto della permanenza nei posti,io credo che tutti siamo liberi di muoversi e permanere dove ci pare.l’immigrazione è un problema nel momento in cui chi viene qua lo fa perchè fugge da casa sua,e in italia viene sfruttato.in questo modo,difficilmente riesce a fare ciò che quasi tutti gli immigrati desiderano:mettere da parte i soldi e tornarsene a casa.ho conosciuto diversi stranieri,loro non concepiscono il problema che possono creare in un paese dove si sta stretti come il nostro,ed è naturale che sia così.quando non hai da mangiare,i discorsi sulla natalità,sulla xenofobia,sull’inquinamento ecc non ti toccano.anche perchè c’è bisogno di cultura e sensibilità per capirli,e non sempre questa c’è(non c’è nemmeno negli italiani che hanno la laurea!).ma l’immigrazione non va studiata o analizzata solo come problematica,ma anche come ricchezza.nel mondo delle occupazioni romane,ho conosciuto donne musulmane(nordafricane)che raccontavano di come i loro mariti fossero cambiati da quando stavano nelle case occupate,perchè vedevano gli altri italiani stendere i panni,fare la spesa,portare i bambini a scuola,e loro erano costretti a farlo anche perchè le loro donne lo pretendevano.questo è molto bello,il mondo stesso delle occupazioni è affascinante perchè lì davvero si vive gomito a gomito tra italiani e stranieri.
    non è colpa di nessuno se non del sistema capitalista se esistono i flussi migratori,non ci vuole un genio per capirlo.non si scapperebbe dal niger se non ci fossero gli interessi delle multinazionali petrolifere,non ci sarebbero le fabbriche cinesi a prato se non fossimo malati di consumismo a basso prezzo,non ci sarebbe lo sfruttamento nei campi italiani se non volessimo il discount che svende le merci,quindi nel momento in cui uno stile di vita alternativo,un modo di pensare la società e l’economia diverso si diffonderanno in italia,in europa,nei paesi ricchi,automaticamente il problema migratorio cesserebbe di porsi,e si ridurrebbe allo spostamento delle persone per viaggio o per semplice desiderio di cambiare aria.
    non si può,purtroppo,incolpare la politica quando siamo circondati da cittadini e politici(e finanzieri,e banchieri,e industriali) che non si rendono conto (o lo sanno benissimo)che sono proprio loro a sbagliare e causare i problemi di cui poi accusano gli altri…altrimenti si rischia di perdere di vista le cause,il contesto nel quale si sviluppoano i problemi di oggi.pensare che l’espulsione degli extracomunitari sia la soluzione,oltre ad essere ingiusto(perchè poi chissenefrega se continuiamo a rubargli le risorse e a fargli le guerre in casa)è assolutamente inutile:torneranno.torneranno finchè avranno un valido motivo per venire qua,cioè i soldi.
    quando vedo dei ragazzi africani,della mia età,che alle 21si mettono a dormire fuori dalla stazione,magari sulle inferriate che gettano aria calda(tossica),penso:ma chi glielo fa fare? c’è una sola risposta:la fame.e noi,la fame,non sappiamo nemmeno più cosa sia.ho letto qualcuno che diceva”ai ragazzi italiani gli ci vorrebbe una bella guerra per capire certe cose”.
    per il resto,per quello che si può fare mentre il nostro territorio ospita “noi” e “loro”,ci devono pensare i politici.che poi li sbattano nei lager/cie,che poi li riempano di botte nel silenzio generale,che poi permettano il loro piu becero sfruttamento,questo è un altro discorso. ma non voglio sentire che noi non possiamo sostenere la loro presenza:accetterei questo discorso slo da una persona che non alimenta,quotidianamente,quelle dinamiche che poi portano gli extracomunitari a venire qua.

  2. ci sono troppe cose da dire, con tante sono d’accordo, con altre no.
    innanzitutto, io parlavo di eccesso di turismo, di turismo di massa e commerciale, non di viaggiare in sè. c’è una bella differenza.
    e poi, non sempre quello che spinge ad andare via è la persecuzione o la fame. sta iniziando ad emergere come dietro ai flussi migratori ci sia anche un certo sogno consumista: magari nel mio paese non muoio di fame, però certe cose non me le posso permettere, vado dove guadagno abbastanza per comprarle. se si riducessero i divari tra ricchi e poveri, ovviamente il problema cesserebbe di porsi.
    sul fatto che siano l’attuale sistema economico ed il consumismo alla base di molte delle spinte migratorie, sono d’accordissimo. non si possono accettare le merci di un paese, rubarne le risorse, e rifiutarne le persone!!
    e poi c’è il problema della crescita demografica, e questo è più spinoso. io ho il diritto di fare sei figli, se poi questi andranno a vivere in un posto sovraffollato perché nel loro paese non ci sono abbastanza risorse? magari a livello individuale non me ne rendo conto, ma moltiplicalo per milioni…
    infine, ovvio che la migrazione è anche un arricchimento umano e culturale. questo io non l’ho mai negato. è una questione di misura, e io mi chiedo appunto quale sia la giusta misura, se esiste.

  3. ah, e poi su come viene su una generazione di ragazzi che non ha conosciuto nè la fame nè la guerra, con molta presunzione, sto cercando di scriverci un libro…

  4. facciamo che l’Italia è degli italiani senza se e senza ma.

    facciamo, intanto, che se nasci in Italia sei italiano. poi che se hai figli italiani e risiedi in Italia per 5 anni sei italiano, oppure 7 se non hai figli.

  5. gaiabaracetti

    sì, ma chi sono gli italiani? quelli che nascono qui? e se se ne vanno, magari sputtanando il proprio paese come fanno tanti, hanno ancora diritto di decidere come gestire l’italia? e poi: se risiedi in italia vuol dire che ci sei arrivato, e siamo al punto di prima: chi facciamo entrare? e perchè discriminare contro chi non ha figli?
    e poi: gli italiani vogliono tutti la stessa cosa? se io voglio tutelare l’ambiente e un altro vuole che l’economia cresca a qualunque prezzo, chi è più italiano dei due? e se io voglio tanti immigrati e un altro italiano ne vuole pochi??

  6. gaiabaracetti

    io personalmente davanti a certe cose come il traffico di riufiti tossici o gli abusi edilizi, fatti da italiani, penso che il nostro paese non ce lo meritiamo proprio

  7. paola galassi

    x prisca. per favore, ci va lo spazio dopo il punto e la virgola, scrivi troppo stretto, visto che parliamo di strettezze.
    Io penso che ci siano delle buone idee che si fanno strada per vari motivi, ad esempio (scrivo come mi vengono in mente
    1) uno stile di vita più sano, utilizzando i prodotti locali venduti direttamente, più buoni ed economici (hai parlato di tante cose, ma di questo no..)
    2) l’apprezzamento della multiculturalità in vari strati della popolazione (chi l’ha detto che la lega avanza? aspetta le elezioni!)
    3) il fare figli, che contrasta con l’invecchiamento della popolazione italiana: gli stranieri pagano le tasse e contribuiscono al benessere del paese, chiedono poco e ci danno di più di quanto diamo noi a loro
    4) il fatto che l’Italia sia all’ultimo posto come numero di stranieri in Europa: siamo indietro, come numero e come mentalità, in questo processo di immigrazione che è impossibile da fermare, la gente, se vuole venire, entra in qualche modo.
    Io sono stata in Burkina Faso e ho visto come sono: bella gente, tanti giovani, come ci vedono, quello che hanno (molto poco, fra cui alcune cose come i cellulari che non sono proprio indispensabili).
    In conclusione io penso che non ci si può far carico di tanti problemi, non si riesce a decidere da soli quel che è giusto e quello che non lo è, a parte che la giustizia è relativa.
    Vivi e lascia vivere, non sei tu il giudice dei comportamenti umani.
    Battiti per le cose in cui credi e lascia ogni tanto il tuo giudizio sospeso.

  8. gaiabaracetti

    ma cosa c’entra giudicare i comportamenti umani! qui si tratta di come rispondere a delle situazioni che pongono grossi interrogativi. non si può essere solo succubi di quello che succede, altrimenti si lascia il campo libero a chi le idee le ha ben chiare (Lega), ed è l’unico in grado di imporsi sugli altri (che la Lega stia avanzando, mi pare ridicolo persino metterlo in dubbio. avevano una percentuale bassissima di voti vent’anni fa, e ora ne prendono il dieci, venti per cento)

  9. Io proporrei di fare italiano chi nasce in italia perché mi pare possa essere abbastanza accettabile dalla gente di destra, vedi caso Balotelli, ad esempio. Bossi ha detto che lo vuole in nazionale.

    Perché il problema ormai è quello di riuscire ad avanzare proposte che uniscano tutti in modo da andare avanti.

    Quindi chissenefrega se Bossi lo dice solo per smarcarsi dall’accusa di razzismo. E, certo, non è giusto che solo chi ha figli abbia la cittadinanza, ma intanto si fa almeno un passo, poi gli altri verranno, speriamo.

  10. il punto è come gestire chi non ha la cittadinanza negli anni in cui l’aspetta o comunque sta qui. il sistema attuale è crudele e non funzionante. e il problema rimane, ad ogni modo, se si debbano porre limiti numerici, cercare di scoraggiare i flussi migratori di grandi proporzioni, o non fare nulla.

  11. i comportamenti umani sono il primum movens del resto, non mi sembra che si possano fare progetti senza valutare i comportamenti.
    Anch’io penso che chi nasce in Italia abbia dirtto alla cittadinanza, naturalmente se i genitori sono in regola col permesso di soggiorno, altrimenti sarebbe assurdo fare cittadini italiani i figli e lasciare irregolari i genitori; poi bisognerebbe chiaramente rivedere il reato di clandestinità.

  12. i bambini nati in Italia da genitori stranieri non sono automaticamente cittadini italiani, anzi. devono fare domanda quando compiono 18 anni. non è come in America.

  13. Non ho capito: ti poni il problema di cosa si debba fare “in teoria”, tipo facciamo il gioco di essere il Legislatore e pensiamo a una legge “giusta”?

    Io mi tendo piuttosto a pormi il problema di come si possa davvero cambiare l’opinione delle persone che conosco o che leggono un mio commento o un mio post. Io a un leghista (perché sono loro al governo) gli direi: ‘scolta, metti un bambino nero che nasce a Trasaghis, che parla furlano dalla nascita, che frequenta le osterie, che lavora davvero come un negro, che al paese lo conoscono tutti, anzi si da da fare in parrocchia e con gli anziani, che al paese dei suoi non è neanche mai stato, ma quello, secondo te, non è più furlano di me che sono di Udin e il furlano lo parlo per finta?

  14. gaiabaracetti

    io inizialmente mi ponevo un problema teorico che va molto al di là dei confini del nostro paese, e interessa qualunque comunità ovunque, e cioè: si può o non si può mettere un limite ai movimenti di persone su larga scala, e se sì come, e chi lo decide.

    poi sul discorso dell’Italia e del singolo, la cittadinanza non viene data in base al merito, ma in base a dei requisiti legali (permanenza, ecc), ed è giusto che sia così. se si dovesse dare la cittadinanza solo alle persone meritevoli, o a quelle che conoscono/apprezzano la cultura di un posto secondo criteri arbitrari, allora rifacciamo il paese da capo.
    sempre per continuare sul tuo esempio: apprezzo il ragionamento di fondo, ma se quel bambino nero fosse un gran bestemmiatore, un ubriacone, parlasse un italiano sgrammaticato, e avesse come massima aspirazione comprarsi una casetta e una macchina e farsi i fatti propri, non sarebbe lo stesso un tipico friulano? secondo la mia esperienza, sarebbe un friulano ancora più doc di quello che descrivi tu.
    come vedi non si possono stabilire criteri comportamentali/caratteriali/culturali per dare la cittadinanza (salvo magari escludere criminali, ma anche lì…), altrimenti ci troviamo con una marea di contraddizioni.

  15. non ho mai sentito di nessun immigrato venuto in italia per condurre uno stile di vita consumista.quello stile di vita,purtroppo diffuso tra molti stranieri,deriva da una povertà alle spalle,proprio come noi:i famosi contadini arricchiti sono ovunque,e sono i peggiori perchè hanno finalmente la possibilità di sfoggiare la loro ricchezza acquisita e se ne sbattono della questione ambientale. io sono per un altro tipo di approccio al problema,ovvero un modello economico diverso.il consumismo si può sradicare,anzi si deve sradicare perchè non è sostenibile,e noi non possiamo lamentarci dell’africano che conduce uno stile di vita sbagliato quando noi lo facciamo molto peggio di lui(perchè abbiamo più soldi). porre il limite secondo me è sbagliato,proprio per i motivi che ti dicevo:noi ti spingiamo a venire e poi ti cacciamo.no,non funziona così.
    poi i problemi reali nascono dai disagi.mi è appena stato raccontato che qua a san lorenzo si stanno diffondendo i marocchini che chiedono i soldi ai parcheggi,e se non glieli dai paghi.lo fanno pure gli italiani.spacciano loro,spacciano gli italiani. non si può secondo me ragionare in termini di identità nazionale,che per altro non è che una costruzione…infatti se ognuno di noi si dovesse chiedere:cosa significa essere italiano?nessuno saprebbe rispondere.io l’ho chiesto ai fasci di casa pound e nemmeno loro me l’hanno saputo vivere…e non pretendo nemmeno che mohamed conosca mazzini e garibaldi e la resistenza,se nemmeno un mio coetaneo sa di cosa parlo. è inutile fare discorsi teorici pseudointellettuali se si perde di vista la realtà,e la realtà è che abbiamo un bassissimo sentimento di appartenenza,la maggior parte dei giovani che non sanno nemmeno che c’è il problema ambientale(dati in mano),e un’italia dove non si fa figli eppure ce n’è bisogno.
    non fare discorsi leghisti sugli arabi che fanno sei figli gaia,se noi vivessimo rispettando l’ambiente non ci sarebbe nessun problema demografico.

  16. sono d’accordo su tutto tranne che sull’ultima parte, ovviamente.
    per quanto riguarda lo stile di vita consumistico, la realtà è che non è solo la fame a spingere a partire, ma anche il desiderio di permettersi cose che altrimenti non si avrebbero (auto, casa, dipende), e questo non è sbagliato di per sè, quello che è sbagliato sono le enormi discrepanze economiche nord-sud (e anche all’interno degli stessi paesi).
    sui figli ho già detto come la penso, in un post vecchio e non solo (e non ho mai parlato di arabi, comunque!). l’italia è sovraffollata, naturalmente aiuterebbe molto vivere in modo più sostenibile, ma non basta. non c’è solo il cibo, come risorsa che consumiamo. c’è l’energia, lo spazio per le fabbriche, il cemento, le discariche, l’inquinamento dei mezzi di trasporto… ok la decrescita, ma quanto possiamo ridurre senza ridurci in miseria?
    e poi, soprattutto, più passa il tempo più mi rendo conto di quanto è importante avere degli spazi naturali in cui poter andare -senza di essi intanto non si può vivere, perchè devono assorbire l’anidride carbonica, ecc ecc, poi hanno un valore economico (turismo, set cinematografici), e scientifico (biodiversità) ma soprattutto senza di essi tanta gente non riesce a stare bene. e allora perchè non posso dire che io voglio più boschi, più spiagge libere, più aria pulita, che ho bisogno di vedere le montagne e di posti dove c’è silenzio? che diritto hanno gli altri di portare via a me e ai miei (eventuali futuri) figli questo? come vedi bisogna cercare un compromesso tra le diverse esigenze. io così non vivo bene, e non ci sono solo io.

  17. e comunque, io non ho la pretesa di avere risposte. non è facile

  18. (e comunque, non c’è niente di più leghista/fascista che dire che in Italia non si fanno abbastanza figli. ma se per ora i figli li fanno gli altri, e rischiano la vita pur di venire qui, ci manca pure che ci sforziamo di sfornare bambini per mantenere bianca la razza!!)

  19. Alcune riflessioni interessanti di Tomaso Montanari sull’arte, la cultura, lo Stato e il turismo:

    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d04c07df-4505-4d93-b5e8-20e2c232e976.html

    Qualche tempo fa hai scritto che avevi per la testa qualche idea sulla fruizione e produzione artistica, e così…

  20. Le migrazioni colpa del capitalismo…
    Ma come si fa a scrivere delle sciocchezze del genere?
    Le migrazioni sono atti violenti, quasi sempre genocidi ed ecocidi sempre esistiti nella storia e il capitalismo, diciamo che lo facciamo battezzare (visto che si tratta di una religione) con il suo apologeta Adam Smith. E prima?

    Ci stiamo riducendo in miseria proprio perché non ci siamo ridotti e la torta (che sta diventando sempre più piccola) deve essere divisa in un numero di fette che cresce esponenzialmente (il tutto peggiorato dalle dimensioni delle fette che non sono uguali, anzi… pochi si sbaffano quasi tutto e i molti si devono suddividere il poco che rimane).

    Destra centro e sinistra si guardano bene di osservare la base (o radice) del problema che è una radice di collasso ecologico dovuto alla deflagrazione numerica della specie homo e al suo impatto su sistemi biotici e su risorse (rinnovabili) disponibili.
    Il problema non è sociologico, politico, è sistemico ed ecologico e ogni lettura antropocentrica ha il grave problema di non andare alle cause del problema differendone una possibile soluzione e quindi contribuendo al problema.

    Quella demografica è SEMPRE stata un’arma violenta contro altre popolazioni e territori e le culture violente lo sono anche dal punto di vista demografico.

    L’esempio sul bambino ne(g)ro che si comporta peggio di un friulano doc è arguto quanto sarcastico.
    Non esistono i friulani doc come non esistono i bambini ne(g)ri doc. Però esistono persone che si comportano nello stesso modo a prescindere dalla cultura e dalla provenienza.
    Gaia pone attenzione sull’osservare e valutare le persone per quello che fanno e non il colore o la provenienza.
    Il paradosso è invece quello dei pregiudizi (anti)razzistici, giudicare pregiudizialmente favorevolmente o negativamente le persone per colore e provenienza.
    Da questo punto di vista uno degli atti più squallidamente (anti)razzistici è stata la nomina di Cecile Kyenge come ministra per l’integrazione solo per la provenienza e le caratteristiche “di razza” quando le sue competenze erano di tutt’altro tipo e inerenti salute e medicina.
    La tensione verso il consumismo, il capitalismo, liquido è presente sia negli italiani che nei migranti con il fatto che questi hanno l’aggravante di non avere anticorpi a questi fenomeni oppure di avere reazioni di rigetto (possiamo a capitalismo / consumismo feroci delle comunità cinesi nel mondo, pare che (il saggio) Mao non abbia insegnato in decenni nulla ottenendo solo una reazione contraria).
    Negarlo con una visione compassionevole, buonista, pietista è quanto di più (anti)razzista ci sia.

  21. Mao era un grande apologeta della crescita della popolazione, a quanto ho letto, quello che si dice un cornucopista. Inoltre le sue politiche economiche, sempre a quanto ho letto perché è un argomento che conosco poco, furono disastrose.
    Le migrazioni sono fenomeni estremamente complessi a cui non si può attribuire una motivazione sola; le diseguaglianze economiche e lo sfruttamento predatorio da parte dei paesi più ricchi sono uno dei motori, ma non il solo.

  22. Ehm… ho provato ad aprirlo, e ci sono anche riuscita, però non si può mandare avanti, cambiare schermata, ma possibile che la RAI continui con questi programmi del paleozoico non linux compatibili? So che me ne lamento ogni volta, ed è inutile, però GRR

  23. Interessanti queste riflessioni provenienti dal Qatar sugli effetti di un’immigrazione altissima. Notare che questi sono migranti cercati e voluti.
    http://thepeninsulaqatar.com/qatar/255758-preparing-for-a-boom.html

  24. il capitalismo nato da adam smith…
    ma come si fa a scrivere delle sciocchezze del genere?
    la dottrina nasce dai fatti, no i fatti dalla dottrina, sennò tutte le dottrine sono vere, e poi il capitalismo esiste da quando i mezzi di lavoro furono tolti ai lavoratori: è stato battezzato da vecchio, semplicemente chiamando salariati gli schiavi, x porre la concorrenza pure dentro gli stati.
    invece, volevo dire bel dialogo, nn so perché ma mi ha fatto ricordare che secondo i teologi cattolici medievali la morale genera sempre sia la cd. libertas maior, la verità che libera dall’errore, sia la libertas minor, la scelta che libera dalle costrizioni: entrambe con scienza e coscienza, la verità parte dalla scienza x arrivare alla coscienza, la scelta parte dalla coscienza x arrivare alla scienza. quindi ognuna ha in sé un po’ dell’altra e ci si completa, la verità senza scelta è schiava e la scelta senza verità è solo apparente, ma quando si incontrano fanno scintille tipo dylan dog e martin mystere….boh,cmq io x sapere sia di chi è l’italia, sia che cos’è essere italiani, cercherei di chi sono gli italiani.

  25. x Gaia:
    Sì, ho idealizzato polemicamente il pensiero maoista che, per quanto riguarda la demografia è stato alquanto discutibile e secondo alcuni studiosi concausa della grande carestia del 1958. Cornucoppista? Interessante. Però il suo pensiero relativo allo sfruttamento risulta, per quanto utopista e moralista, molto interessante.
    Ho letto il papero sul Qatar, il suo angosciante tasso di crescita demografica al 10.qualcosa % all’anno.
    Inizieranno a prendere qualche contromisura? Mah.
    Probabilmente come noi, quando sarà troppo tardi.
    Per rendere conto della drammaticità di una curva esponenziale con base 1.1:
    la popolazione raddoppia in poco più di sette anni e me
    in poco meno di quindici anni quadruplica
    Un bambino nato oggi dopo trent’anni vivrebbe in un Qatar nel quale la popolazione è 28 volte quella al momento della sua nascita.
    Così, per fare due conti semplici.
    E ancora oggi Letta sbrodolava le sue cazzate che invocavano di crescita.
    Questi sono dei folli invasati.

    x io:
    > il capitalismo nato da adam smith…

    Attenzione attenzione.
    Le parole hanno un senso. Io NON ho scritto nato, ho scritto ” lo facciamo battezzare“, battesimo adulto, tipo quello degli anabattisti.
    E’ la presa di coscienza anche ideologica che suggella i fatti, la dottrina,che inquadra la realtà. La “scoperta” del continente americano si fa risalire a Colombo anche se è ed era arcinoto che già i Vichinghi vi arrivarono alcuni secoli prima. Ma non lo avevano fatto con coscienza, scientemente..

    Il capitalismo è una delle forme di sfruttamento, il protocapitalismo probabilmente esistito da quando le chefferie di cacciatori raccoglitori con l’agricoltura si trasformarono in società più ampie e complesse e organizzate in livelli (di sfruttamento), da quando fu introdotta la proprietà privata delle terre.

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