il mondo del lavoro -parte seconda

STP63574L’idea di parlare di tutto questo è partita da degli articoli che ho letto sui suicidi alla France Tèlècom, anche se dove lavoravo io eravamo tutti ben felici di essere vivi. L’ambiente, però, era estremamente competitivo. La mattina iniziava con il lancio: ci radunavamo attorno alla reception e sparavamo cifre che dovevano corrispondere a quanti soldi ciascun reparto pensava di fare ogni giorno. Non si poteva essere troppo bassi (così poco?), nè troppo alti, perché poi non era il massimo mancare il bersaglio.
Dall’alto si creava competizione tra venditori di uno stesso negozio, tra stessi reparti di diversi negozi, tra stessi negozi di una diversa area… tutti in gara contro tutti, davanti a tutti. Noi cassiere ricevamo regolarmente un rapporto che ci mostrava quanti errori aveva fatto ciascuna, chi era la più veloce e chi la più lenta, e così via. Non credo la mia psiche sia stata danneggiata da questo, nè le amicizie tra noi. Ma cosa può fare a lungo termine un trattamento del genere?
La parte peggiore, comunque, erano i clienti. E’ lì che ho iniziato a detestare il mio popolo, che sembrava deciso a dare le peggiori dimostrazioni possibili di quelli che sono gli stereotipati difetti friulani: diffidenza, attaccamento al denaro, e carattere burbero.
Ci dev’essere un qualche motivo per cui uno non entra in un negozio elegante e fa lo sbruffone, però quando si trova davanti dei ragazzini addestrati a sorridere, al soldo di una multinazionale che giustamente sospetta si stia facendo un sacco di soldi grazie a lui, si sente autorizzato a rompergli i coglioni e farsi valere su qualunque cosa.
Tralasciando i casi più eclatanti, dico che in molti al momento di pagare 100-200 euro di merce spesso quasi inutile venduta a prezzi oggettivamente bassi, avevano pure il cattivo gusto di borbottare perché facevamo pagare i sacchetti, tra l’altro biodegradabili. Cercavano di farci sentire in colpa rinunciando orgogliosamente al sacchetto, ci chiedevano: volete che me la porti in mano? indicando seccati la macchina parcheggiata neanche tanto lontano (avevamo l’ordine di lasciare i posti migliori ai clienti), ci dicevano che era illegale farli pagare, ci chiedevano se non ci vergognavamo… per pochi centesimi! Dopo qualche mese di sorrisi, questa cosa ci aveva esasperato. Appoggiavo le mani sulla casa, e guardavo clienti pensando: “Dai! dai, dimmi che i sacchetti non si fanno pagare!”
Lavorare lì mi ha dato la dimostrazione che la gente 1. è maleducata, 2. spende i soldi alla cazzo. Io, che non ho un lavoro stressante ma ben pagato e una famiglia con cui non mi viene in mente niente di meglio da fare che portarla a fare shopping, prima di comprare una cosa la provo, ci penso e ripenso. Lì la gente usciva, si infilava la maglietta appena acquistata, e rientrava dall’altra porta: “l’ho appena presa, è grande, posso cambiarla?” Una volta un tizio ci ha riportato una maglia dicendo che la cucitura era storta. Il venditore gli ha dimostrato che erano tutte fatte così apposta. Questo aveva evidentemente arraffato una maglietta a caso, gettandola nel cestino, che l’azienda fornisce abbastanza grande da farlo sembrare vuoto anche quando non lo è.
Lo scopo ufficiale è accontentare il cliente. Lo scopo reale è vendere, vendere, vendere. La disposizione della merce, i consigli dei venditori, i prezzi, l’orario di apertura, tutto ha una sola finalità: rifilare alla gente quante più cose possibile, che gli servano o no. “Va in campeggio?”, ci addestravano a chiedere, “ha già una torcia? una tenda? un sacco a pelo?”
Ma la gente si merita tutto questo. Certe domeniche radiose, scocciati perché ci toccava stare lì invece di scorrazzare tra i monti, vedevamo i clienti fuori dalla porta ad aspettare impazienti l’apertura del negozio. Molti venivano a ringraziarci, commossi: ma quanta bella roba avete qua! In realtà era solo tanta, colorata, economica, e superpubblicizzata. E quanti soldi si fanno così! Appena potevamo andavamo a guardare sui computer, aggiornati al minuto, i conteggi dei soldi che stavamo facendo. Altro che crisi! Quando va bene, cioè spesso, quel negozio fattura più di centomila euro al giorno.
La gente compra roba che non gli serve: lo so perché non la guarda neanche con attenzione, o perché appena in cassa gliela batti ad un prezzo leggermente superiore a quello che si aspetta, te la lascia lì. Ma uno zainetto o ti serve o non ti serve, cosa cambiano due euro? Al minimo difetto, fosse anche una cosa correggibile come una piccola scucitura, ti riportavano la merce, e se qualche venditore non se la prendeva ad un prezzo ridotto, finiva buttata via.
Un’altra cosa che ho visto coi miei occhi è il meccanismo alla base della crisi economica che sta facendo perdere così tanti posti di lavoro: il debito. Io non mi sono mai indebitata in vita mia. Vivo con poche centinaia di euro al mese, risparmiando per il futuro. Invece da noi arrivava gente, che prendeva migliaia di euro ogni mese, a fare un finanziamento per una cyclette, una palestra, una bicicletta che magari ci avrebbe riportato mesi dopo dicendo che non l’aveva neanche usata. Adesso i giornalisti raccolgono le storie di chi si è trovato inculato, con mille finanziamenti e mutui e debiti e senza più il lavoro. Potevano anche pensarci prima.
Questo lavoro comunque è finito perché pensavo di potermi dedicare alle mie passioni: studiare, e scrivere. Evidentemente non è stato così.
(fine seconda parte)

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3 risposte a “il mondo del lavoro -parte seconda

  1. E’ uno scritto alquanto interessante e soprattutto attuale..mi spiace di cuore che col tuo lavoro tu ti debba per cause di forza maggiore rapportare con l’ignoranza della gente..In questo caso non faccio distinzioni di razza,dialetto o provenienza..Io vengo dalla provincia di Roma,lavoro in un ospedale,e ti posso garantire che l’ignoranza delle persone si trova e si troverà sempre in ogni campo lavorativo,qualunque ruolo si occupi nella scala gerarchica di questa società.
    Tu combatti con file di gente che inveiscono contro per 10 centesimi di sacchetto di plastica biodegradabile,io combatto con un primario che a intervento terminato mi lancia addosso per scherno il suo camice monouso..
    Purtroppo “tutto il mondo è paese”..ovunque vai,ovunque tu voglia andare.
    Reputo solo una gran fortuna il saper gestire i propri soldi..nessun debito..coscienza leggera..no crisi d’ansia…nessun nodo scorsoio..
    E’ così che si vive tranquilli..

    Perdona l’intrusione 😉
    Fabio.

  2. Le cose che succedono negli ospedali sono ben peggio di quelle che sono capitate a me. I miei genitori sono medici e me ne hanno raccontate di tutti i colori…

  3. appunto..perciò posso solo dirti di fare “spallucce”..e mostrare sempre la tua umiltà ed educazione..Chi campa male sono soltanto loro..

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