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imagesOggi sarò frivola.

Innanzitutto, quando accedo al mio blog posso vedere che termini la gente ha digitato nei motori di ricerca per arrivarci (anche se naturalmente non vedo di chi si tratta). Oggi tra i “termini ricercati” c’era: “quanto costa andare con gaia (escort)”. Temo che questa persona non abbia trovato la risposta che cercava.

Ieri vicino/lontano ha organizzato due eventi. Ho partecipato principalmente al primo, un confronto dal titolo “Contrasti creativi“, sulla pubblicità. La tesi fondamentale era che la pubblicità rispecchia una cultura e un tempo, o per lo meno, aggiungo io, come questa cultura si vede o vorrebbe vedersi in quel momento. All’inizio c’è stato un sondaggio tra il pubblico, per alzata di mano, dal quale è emersa una contraddizione che condivido in pieno: se da un lato molti pensano che la pubblicità sia troppa, troppo invasiva, responsabile del consumismo, e portatrice anche di modelli negativi, allo stesso tempo la si trova intelligente, stimolante, insomma una forma di arte moderna.

Gli spot che ci hanno mostrato erano estremamente intelligenti e divertenti. Sicuramente rispecchiavano le culture di provenienza, almeno in qualcosa, oppure gli stereotipi che di queste culture abbiamo. Ne elenco alcuni perché vorrei condividerli, anche se non riesco a trovare i video sottotitolati e quindi probabilmente sto facendo una cosa inutile: la pubblicità tailandese in cui una donna si faceva fare un lifting così esagerato che le finiva l’ombelico sulla faccia (“se vuoi parlarle devi andare dietro di lei”, concludeva), la campagna della Coca Cola in Egitto in cui vengono prese in giro le nazionali di calcio europee (in quello dell’Italia ad esempio ironizzano su come l’Italia giochi sempre in difesa, in quello francese su come la nazionale sia praticamente africana), per non parlare della storia del maiale rumeno che ringrazia MTV perchè ha cambiato la sua vita.

E’ stata proiettata anche un’intervista con Prasoon Joshi, “creativo” indiano che ha mostrato alcune pubblicità irresistibili: quella della Nike, in cui dei ragazzi iniziano a giocare a cricket, lo sport più popolare nel subcontinente indiano, in mezzo al traffico (non ho capito se è sua); quella della Coca cola che sembra un film di Bollywood; e uno straordinario spot di happydent, in cui degli uomini fungono da lampadine umane (Joshi spiega di essersi anche ispirato al passato feudale dell’India, in cui ai servi venivano affidate le mansioni più degradanti).

La cosa più esilarante però è stata  la pubblicità di un canale sportivo della Fox, in cui si mostravano una serie di sport inventati paese per paese: Turchia (tuffi senz’acqua); Russia (gara di sberle); Cina, India e Sud Africa (…). Sarà che ho un senso dell’umorismo demenziale ma mi sono proprio spanciata.

Poi ce n’erano tanti altre, e tutte illustravano significativi lati della cultura di provenienza di queste pubblicità, in effetti. Vorrei ringraziare vicino/lontano per aver organizzato questi ed altri eventi interessanti a Bianco&Nero, che hanno fatto vedere agli udinesi immagini, persone e video che altrimenti non avrebbero visto (Gianni Berengo Gardin per esempio), ma non posso, perché ci lavoro adesso e sarebbe autopromozione.

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