tabù

In Italia c’è una verità di destra, e una di sinistra. Una cattolica, e una laica. Una mafiosa, e una antimafiosa… e così via. Ieri ne ho avuto l’ennesima conferma.

Ero a sentire il prof. Zaslavsky, uno studioso polacco che è stato chiamato all’Università di Udine dall’Associazione Rosmini per tenere una conferenza sul massacro di ventiduemila ufficiali polacchi a Katyn, ad opera dell’esercito sovietico, e sui decenni di coperture e menzogne che seguirono.

Fin qui, tutto interessante e ineccepibile -la storia è piena di tragedie simili e non devono essere dimenticate. Il pubblico, percepibilmente anticomunista, è disciplinato. Finché uno dei presenti si alza, ringrazia il professore, e obietta che non sono solo i regimi totalitari ad occultare la verità: quanti infatti sanno cosa successe a Gonars, Arbe, e altri campi di concentramento fascisti?

A quel punto il pubblico insorge, protesta, si indigna, qualcuno arriva addirittura ad alzarsi per chiedere spiegazioni, altri gridano: “stronzate!”

Io ero sconvolta. E’ vero che questo signore aveva parlato erroneamente di “campi di sterminio”, e non di campi di concentramento, ma questo non cambia il fatto che in questi campi fossero rinchiusi civili tenuti in condizioni igieniche e alimentari così disastrose da portare ad un’alta mortalità tra i prigionieri -e questo era un effetto voluto.

E’ anche vero che i campi di concentramento sono solo uno dei tanti crimini di guerra commessi dal fascismo (in Africa, nei Balcani) e tutt’ora poco conosciuti, ma assolutamente assodati.

L’indignazione del pubblico di ieri mi ha lasciata sgomenta. Si potrebbe pensare che si trattasse solo di vecchi nostalgici (le proteste sembravano arrivare per lo più da anziani), ma la mia generazione non è meglio. A Roma, l’anno scorso, ci sono stati scontri violenti a causa di due convegni sulle foibe, ovviamente con interpretazioni radicalmente opposte.

Quando dico che ho fatto la mia tesi di master sulle foibe, c’è chi obietta: “ma non sei di sinistra?” Come se l’orientamento politico mi impedisse di parlare di certe cose. Come se, appunto, ci fosse una verità di destra e una di sinistra.

I miei professori a Londra mi avevano avvertito che gli storici italiani sono particolarmente schierati. E’ vero. Gli italiani sono tutti schierati. A distanza di così tanti anni, c’è tanta gente che ancora non riesce a dare per scontati i crimini fascisti, e ad ammettere i crimini commessi in nome del comunismo.

Gli italiani non amano la verità. Basta guardare la televisione: un esponente del governo cita dei dati, uno dell’opposizione ne cita altri, e il giornalista il più delle volte si limita a passare il microfono. Nei giornali, invece, c’è un proliferare di verità contrastanti senza nessun accordo nemmeno sui dati più innegabili. Quante volte abbiamo letto che la criminalità è in aumento, anzi in calo? Che Andreotti è innocente? Che Berlusconi è sempre stato assolto? Si tratta solo di scegliere cosa leggere, e poi fidarsi ciecamente.

Viviamo in un paese diviso in gruppi che si parlano e non si capiscono. Un paese in cui le verità storiche, giudiziarie, statistiche, non interessano a nessuno. Interessano solo le opinioni.

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