Safilo -che fare?

Insieme per la Safilo Facebook

Da quasi un mese gli operai della Safilo sono in presidio fuori dalla fabbrica di Precenicco per salvare i loro posti di lavoro, messi in crisi dalla minaccia della localizzazione. Sono circa 800 i lavoratori che rischiano di perdere il posto. La società è in difficoltà economiche, riuscirebbe a risparmiare 20 milioni di euro trasferendo la produzione in Cina, e le autorità regionali e nazionali si stanno mobilitando per trovare una soluzione. Questo è quello che scrivono i giornali.

A questi lavoratori che rischiano di perdere il posto e si battono per difenderlo non può che andare la mia solidarietà. Però io sostengo un’economia basata sulla decrescita, e il caso della Safilo, simile a tanti altri in Italia, pone molti interrogativi.

Se vogliamo sostenere l’economia locale, significa che vogliamo comprare prodotti fabbricati qui. Ma se gli occhiali fossero lavorati in Cina o altrove, e solo nella fase finale in Italia, e avessero lo stesso l’etichetta Made in Italy (questo è possibile viste le leggi), come faremmo a distinguere? Bisogna cambiare le regole. Mi chiedo anche: questi operai, e quelli che come loro si mobilitano in situazioni analoghe, sono sempre stati attenti ad acquistare merci prodotte localmente, nel rispetto dei diritti dei lavoratori, anche se questo significava spendere di più? O piuttosto per sè e per le proprie famiglie, visto che gli operai guadagnano poco, non hanno comprato quello che costava meno, e quindi molto probabilmente veniva dai paesi poveri? D’altronde, ribattono sempre gli economisti, un lato positivo della globalizzazione è che abbassa i prezzi…

Stato e regione hanno la possibilità di spendere del denaro pubblico per aiutare la Safilo. Ma come? Da dove verrebbero questi soldi? I lavoratori non devono pagare per gli errori di un’azienda, ma i contribuenti? Ed è giusto salvare le aziende e la produzione italiana a tutti i costi?

Siamo di fronte a una classe politica che non ha una visione d’insieme coerente, men che meno in economia, ma si muove un po’ di qua e un po’ di là, a seconda. Io invece una visione coerente e d’insieme la voglio avere. Per sostenere l’economia locale, bisogna tassare maggiormente il carburante, in particolare quello aereo, per far sì che il costo del trasporto da un angolo all’altro del pianeta, con relativo inquinamento, venga pagato da chi produce altrove ed importa, piuttosto che da chi perde il lavoro e da chi subisce questo inquinamento.

Per sostenere l’economia locale bisogna che la gente stessa si abitui a cercare prodotti friulani, italiani, sloveni, austriaci… anche se costano di più, in alcuni casi. E per salvare posti di lavoro bisogna pensare a creare occupazione in settori che abbiano un impatto positivo sulla società e sull’ambiente (energie rinnovabili, mestieri artistici e creativi, riparazioni invece di nuove fabbricazioni), e non aggrapparsi acriticamente a quelli che ci sono. Con tutto il mio rispetto possibile e immaginabile per la gente che si fa il culo in fabbrica.

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