E alla fine cosa mangeremo?

rscn2116Segnalo un articolo molto interessante apparso sul Nuovo del 29 gennaio (in edicola per due settimane) sull’utilizzo del territorio in Friuli VG, che si basa sui dati del progetto europeo Moland (Monitoring Land Use).

Senza elencare i molti e salienti punti della questione, segnalo i dati fondamentali: dal 1950 al 2000 si sono persi 30,000 ettari di terreni agricoli e 4,000 ettari di territori boscati e ambienti naturali, mentre le zone umide sono state dimezzate. Quindi, ad eccezione della montagna dove sono leggerissimamente aumentate le zone boschive (+2%), ci siamo mangiati migliaia e migliaia di ettari di campi, boschi, aree naturali.

E per cosa? Le discariche sono aumentate del 617%, le aree commerciali e le aree industriali sono sestuplicate, lo spazio dedicato alle infrastrutture è quintuplicato, più che triplicate le cave, i parcheggi, più che raddoppiati i blocchi residenziali urbani. Si potevano usare le aree dismesse, destinandole a miglior uso, e invece no: pure quelle sono aumentate del 347%!

Una meraviglia. Infatti il Friuli VG sta assomigliando sempre di più a quell’orrore, quella morte dell’anima che è il Veneto (ad eccezione di alcune aree tipo la montagna): un deserto di capannoni, centri commerciali, brutte casette, strade e parcheggi.

L’agricoltura non è un vezzo. E’ l’unica cosa di cui abbiamo veramente bisogno, a differenza dei centri commerciali e delle villette monofamiliari: mangiare si deve.

Abbiamo bisogno anche di foreste e aree naturali per l’aria pulita, per il legname, per la biodiversità, ma soprattutto ne abbiamo bisogno per vivere bene. Perché altrimenti andremmo al mare o al fiume, a sciare o passeggiare in montagna, perché sentiamo il bisogno di uscire dalla città e respirare nei campi e nei boschi? Perché i nostri occhi cercano gli spazi aperti, gli spettacoli naturali?

Come dice il prof. Sandro Fabbro, urbanista, intervistato dal Nuovo, bisogna “concentrare, addensare, demolire e ricostruire, usando lo spazio in modo parsimonioso“. Gli esempi sarebbero innumerevoli: recuperare aree dismesse (e non per costruirci parcheggi e orridi centri commerciali come stiamo facendo!), ristrutturare case, imparare dall’architettura tradizionale friulana che raggruppava insieme molte persone riuscendo a dare comunque a tutte spazio e un giardino, invece di fare quelle stupide casette in cui tutti vanno a vivere perché non riusciamo a sopportarci l’un l’altro… bisognerebbe pensare a centri medi e piccoli più addensati, ben collegati anche dai trasporti pubblici, e spazi agricoli e naturali in mezzo, invece di una proliferazione di ville e villette che mangiano solo terra e creano traffico. Meno macchine, quelle grandi mangiatrici di suolo: strade, parcheggi, asfalto ovunque! E poi bisogna smetterla di puntare alla crescita demografica come valore assoluto! Ricordiamoci che non possiamo crescere all’infinito, quindi tanto vale fermarci subito, e che non si vive bene, stretti come sardine.

Io mi auguro che ci sia una vera presa di coscienza che il territorio è una risorsa preziosa e delicata, che va usato bene, organizzato in maniera razionale, lasciato respirare, e la cui salute e bellezza è un patrimonio di tutti!

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9 risposte a “E alla fine cosa mangeremo?

  1. Da veneto, posso solo dire che hai ragione, la penso come te. Buon proseguimento.

  2. grazie. come tutto il resto d’Italia, il Veneto ha un patrimonio architettonico e paesaggistico invidiabile, e ci ha, come il resto d’Italia, scagazzato sopra. sarebbe ora di renderci conto che negli ultimi cinquant’anni in Italia non sono state fatte altro che porcherie (a parte qualche ristrutturazione), e iniziare a cambiare rotta, rimediare, togliere e rifare.

  3. Collaboro ad un blog qui su WordPress; affrontiamo argomenti diversi, ma di tanto in tanto pubblichiamo qualche post sulle questioni da te sollevate (che a me stanno parecchio a cuore); se vuoi, vieni a dare un’occhiata: http://ainostriposti.wordpress.com/. Qui, invece, trovi un esempio di contributo firmato da me sull’argomento architettura: http://ainostriposti.wordpress.com/2008/08/17/miserie-dellarchitettura/. Saluti!

  4. trovo singolare il riferimento agli anni 50,è come confrontare il calesse con la ferrari:è ovvio che le attività dagli anni 50 sono cresciute enormemente perchè per fortuna c’è stato il boom economico,che ha sottratto il popolo alla miseria,con buona pace dell’ambiente.
    Ed è stato lo stesso boom economico a causare lo spopolamento delle montagne,dove si è assistito ad una massiccia avanzata dei boschi,tanto che negli ultimi 50 anni FVG la superficie forestale è aumentata.

  5. il riferimento agli anni ’50 è solo per fare un confronto e capire da dove siamo partiti e dove siamo arrivati. è preoccupante semmai che queste tendenze continuino, ora che il boom è passato…
    la superficie forestale in FVG NON è AUMENTATA negli ultimi 50 anni, se non in Carnia di una piccolissima percentuale (2%, non certo una massiccia avanzata!).
    siamo arrivati ad un tale livello di scienza e tecnologia che non dobbiamo scegliere tra disastro ambientale e miseria: in mezzo c’è una serena sobrietà che ci permette di rispettare l’ambiente e vivere bene lo stesso.

  6. Guarda,secondo la FAO e le maggiore organizzazioni governative e non governative le foreste dei paesi sviluppati mostrano un incremento,purtroppo vanificato dalla più consistente deforestazione nei paesi in via di sviluppo.
    Sono perfettamente d’accordo sulla “sobrietà”nel senso di uno sviluppo sostenibile basato su un ambientalismo scientifico,consapevole che l’uomo è parte integrante dei sistemi ambientali,ma anche convinto che per rispettare l’ambiente sia necessaria la corretta valutazione dei dati ed il mantenimento della produttività.

  7. Da quello che ho capito se i terreni forestali aumentano è spesso a spese di quelli agricoli, non di quelli urbani, ma avrei bisogno di più dati. Comunque questo è quello che è successo in minima parte in Carnia a fronte di un aumento smisurato del terreno destinato a discariche, centri commerciali, ecc., nel resto del FVG.
    Sarebbe auspicabile mettere dei limiti alla crescita dei centri urbani, e lasciare “fasce” di terreni agricoli, parchi e foreste intatti tra un paese e l’altro. Ora invece si costruisce dove capita -per non parlare delle difficoltà che questo crea in termini di trasporti, strade, fognature, eccetera.

  8. è vero,infatti è proprio una sottovalutazione del ruolo dell’agricoltura a portare all’inevitabile spopolamento delle zone lontane dai grandi centri.
    Penso che lo Stato dovrebbe intervenire per aiutare economicamente gli agricoltori,e dare loro la possibilità di sviluppare una filiera più corta.

  9. Cmq dal punto di vista ambientale non possiamo certo lamentarci della nostra bella regione,rispetto al già citato Veneto non esiste assolutamente un confronto,basta fare un giro dalle parti di San Daniele o andare per Buttrio e Manzano per vedere luoghi ameni nonostante la presenza delle attività produttive.

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