“La smania del concorso”

Mercoledì 17 alle 17.30, il professor Zannini (storico) terrà, nell’Aula 12/A di Palazzo Antonini una conferenza dal titolo: “La smania del concorso. Il reclutamento universitario in Italia (1859-2008)”.

Questo evento fa parte di una nuova serie di seminari che stiamo organizzando per sapere bene come funziona (e ha funzionato) il sistema unviersitario e della ricerca italiano. Io personalmente penso che i concorsi non siano un buon modo per selezionare futuri dottori di ricerca o professori, specialmente se vengono fatti come in Italia, cioè truccati o inadeguati al tipo di persona che si sta cercando. La mia esperienza con un solo concorso italiano è stata ridicola: per accedere ad un dottorato di storia alla Sapienza di Roma, dovevo svolgere un temino stile elementari, dal titolo: “Europa e Nuovo Mondo dal XVII al XVIII secolo”. Non si capisce come una cosa del genere possa indicare se il candidato è dotato di spirito critico, intelligenza, conoscenze adeguate e creatività. Si trattava solo di scodellare una minestra di nozioni generiche (un secolo è lungo e l’Europa è grande!), che possono anche non essere la specialità del candidato, magari competentissimo su un altro periodo storico. Poi, certo, c’era il colloquio, ma questa prima scrematura mi è sembrata assurda. All’estero, per fare un dottorato non devi rispondere ad una domanda che nemmeno è una domanda, ma presentare un progetto di ricerca, dimostrando di conoscere la materia e avere le idee chiare.

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